Due biglietti per la felicità

Antonella Stoppini

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Due biglietti per la felicitàDue biglietti per la felicità di Caroline Vermalle (Feltrinelli, 2015) è la lettura ideale per festeggiare il giorno di San Valentino, festa degli innamorati.


A Villerude sur Mer, una piccola stazione balneare sulla costa atlantica francese nel Dipartimento della Vandea, un edificio stile Art decò ormai in rovina ospitava il cinema d’essai “Le Paradis”, dove Camille, un vecchio lupo di mare, era il gestore e proiezionista. L’anziano divideva la cabina di proiezione, da lui considerata come una seconda casa, con Nobody, un Jack Russell terrier. Mentre scorrevano le immagini di “Alba tragica” con Jean Gabin, la pellicola si era interrotta all’improvviso e Camille era stato costretto a chiamare il timido Antoine, “nessuno con le macchine era più bravo di lui”. Il bravo meccanico dagli occhi verdi, come il mare di Villerude quando il cielo grigio tornava sereno, aveva subito riparato il vecchio proiettore. L’ex pescatore avrebbe voluto che alla sua morte Antoine prendesse il suo posto ma il giovane “ancora non aveva scoperto la sua vera vocazione” e non sapeva quale indirizzo dare alla sua vita. L’estate passava sempre così in fretta anche nella ridente cittadina che possedeva una spiaggia lunga e larga che sembrava ci fosse sempre la bassa marea. Adesso, però era gennaio e la bella stagione sembrava molto lontana.

Villerude, quando se ne sono andate le ultime rondini, diventava un paese come tutti gli altri, un posto un po’ grigio dove un vecchio cinema può aiutare a far passare il tempo, specialmente la domenica. Eppure in quel giorno festivo il cinema ospitava soltanto poche persone. Tra gli spettatori era presente Rose, talentuosa violoncellista, lunghi capelli ricci color mogano, viso dai lineamenti delicati, la quale da piccola a Villerude trascorreva le vacanze nella “grande villa verde” di famiglia. Appena Antoine l’aveva incontrata, aveva riconosciuto in lei la bambina con la quale da piccolo aveva costruito castelli di sabbia e della quale si era innamorato. Rose trentatreenne, primo violoncello della Filarmonica di Hong Kong, ospite alla Carniage Hall e della Royal Philharmonic Orchestra, non traeva più gioia né soddisfazione dalla sua musica. “Ho paura di non riuscire a essere come ho promesso”. Ogni volta che la violoncellista sfiorava le corde del suo strumento, la giovane avvertiva un vuoto enorme.

È il vecchio cinematografo, il vero protagonista di questa tenera e romantica narrazione. “Il ruolo del vecchio cinema è di essere il custode dei nostri ricordi d’infanzia, la nostra nostalgia” ha rivelato l’autrice in una recente intervista. “Le Paradis”, piccolo cinema che proietta film in bianco e nero, sembra invitare Antoine e Rose a sognare e a lasciarsi andare a un amore legato a quando erano entrambi bambini sereni e felici.

“Il piccolo violoncello l’aveva suonato soltanto per un’estate, il periodo più bello di tutta la sua vita di musicista”.

Caroline Vermalle (Piccardia, 1973) è figlia di un pilota di caccia e di una bibliofila. Appassionata di viaggi, cinema e avventura, ha studiato scienze cinematografiche e prodotto documentari per la Bbc a Londra. Nel 2007 è tornata in Francia e, dopo aver girato il mondo per quasi un anno insieme alla famiglia, si è stabilita a Vendée, di fronte all’oceano Atlantico per dedicarsi interamente alla scrittura. I suoi romanzi sono stati tradotti con successo in Germania e in Spagna. Feltrinelli ha pubblicato La felicità delle piccole cose (2014).

Die nostalgie des glucks è tradotto da Monica Pesetti

Autore: Caroline Vermalle
Titolo: Due biglietti per la felicità
Editore: Feltrinelli
Pubblicazione: 2015
Prezzo: 15 euro
Pagine: 224

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Antonella Stoppini

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