“Ma già prima di giugno”: intervista a Patrizia Rinaldi

Michela Gelati

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covIn Ma già prima di giugno (e/o 2015) Patrizia Rinaldi racconta con grande bravura la storia di due donne campane, madre e figlia, lungo diversi decenni di storia italiana. La madre è Maria Antonia, che attraversa la seconda guerra mondiale e il dopoguerra con grande coraggio e determinazione. La figlia è Ena, che la Rinaldi racconta ormai anziana, immobilizzata a letto, ironica e arrabbiata, in un tempo presente-futuro che arriva fino al 2040. “Maria Antonia è la madre giovane, l’ostinazione, la vitalità. La sua determinazione si accorda al periodo storico (1940-60) che la vede giovane e solo giovane soprattutto nel dopoguerra, quando torna la prepotenza della gioia” spiega l’autrice. “Ena è la figlia vecchia, la stessa gioia tradita. Si difende con la sincerità dell’autoironia. Non è una storia autobiografica, ma nel romanzo sono presenti pochi fatti che mi riguardano da vicino. Il più significativo per me è che mia madre è stata profuga di guerra, come Maria Antonia.

La vita travagliata di Maria Antonia, l’immobilità di Ena: perché ha scelto questa alternanza tra presente e passato, tra mobilità e immobilità?

Ho cercato di affiancare una voce da saga, seppure anomala, a una voce claustrofobica, dove il ricordo e il già accaduto predominano. Sono fasi della storia dei Paesi e spesso della vita del singolo. Tuttavia entrambe le esistenze, così diverse, hanno in comune una voglia di vivere non solita. Ena, per esempio, sceglie i suoi giorni con una caparbietà già denunciata nella premessa del romanzo. Dirà “che vivere vale la pena” e non tradirà questo dettato. Forse solo questo.

Gli uomini nel romanzo paiono essere elementi accessori mentre le donne diventano protagoniste di una sorta di grande rivincita femminile: voleva ridare giustizia alle donne come protagoniste della storia?

Non so se il modo mio di raccontare le donne nasca da voglia di rivincita, non credo. Mi ha fatto piacere ricordare che durante le guerre a Maria Antonia e alle altre donne resta il compito della pace, di custodire la quotidianità e pure gli scandali, di mettere al riparo i figli. Ena invece, in una guerra diversa e privata, salva la possibilità autoironica della risata. L’intenzione mia, mentre pensavo e ripensavo a questo romanzo, è stata proprio quella di non trascurare i contesti storici “larghi” a favore dei dati privati e viceversa. Ho scelto le due voci per non privilegiare una sola delle due narrazioni. Spero di esserci riuscita.

Dopo diversi romanzi che hanno visto protagonista Blanca (la detective cieca dei precedenti romanzi di Patrizia Rinaldi, ndr) cosa l’ha spinta ad “abbandonarla”, seppur temporaneamente?

Blanca tornerà, ma ho avvertito l’esigenza di cercare anche altre prospettive e linguaggi, di confondere gli scenari, di dire ai lettori che c’è anche questa parte della mia scrittura. Non so perché succeda, ma a volte scrivere può essere uno slancio amoroso, un tentativo di sanare il danno che pure è presente nei fatti descritti. Sono legata a questo romanzo perché questa volta è andata così.

 

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e specializzata in scrittura teatrale. Partecipa dal 2010 a progetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Tra le sue pubblicazioni, Adesso scappa (Sinnos 2014); Rosso caldo (Edizioni e/o 2014); Federico il pazzo (Sinnos 2014 – Premio Leggimi Forte 2015; Finalista Premio Andersen 2015); Blanca (e/o 2013); Tre, numero imperfetto (e/o 2012); Mare Giallo (Sinnos 2012); Rock Sentimentale (El 2011).

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Michela Gelati

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