Anna Édes

Redazione

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copRaramente ci si imbatte in personaggi enigmatici quanto la protagonista del capolavoro di Dezső Kosztolányi. Poeta, giornalista, traduttore, romanziere, questo ungherese dal nome difficile, in patria è un caposaldo della letteratura. Eppure in Italia lo si conosce appena. Fortuna che in questi giorni le Edizioni Anfora pubblichino, grazie alla traduzione di Mónika Szilágyi e Andrea Rényi, l’edizione integrale di Anna Édes

Anna è una giovane cameriera taciturna e diffidente, ma rispettosa e gran lavoratrice, assunta dai coniugi Vizy, scampati all’esproprio del loro palazzetto signorile di Budapest sotto il governo comunista di Béla Kun. Marito e moglie ignorano che un pericolo maggiore di quello che li minacciava dall’esterno sia ora penetrato in casa propria. Lo scenario dell’Ungheria travagliata dall’inquietudine politica post Prima Guerra Mondiale e le relazioni che intercorrono fra signore, sguattere, dottori, avvocati, giovani dandy, portinai, prostitute, poliziotti, funzionari ministeriali,  scoprono a poco a poco i meccanismi di una società imperfetta: i servi messi sotto scacco dai signori, a loro volta messi sotto scacco dai comunisti, infine tutti sotto il tacco dei soldati rumeni corsi a occupare il paese. La visione dostoevskijana per cui gli uomini sono fatti in modo da doversi necessariamente tormentare a vicenda, è confermata. L’unica soluzione pare allora la misericordia auspicata dal vecchio medico Moviszter, il più umano dei personaggi, il più disposto, fino all’ultimo, a far un passo incontro al mistero di Anna, a cercare di capire.

Chi è Anna? E’ la sempliciotta di campagna? O la diciannovenne glaciale e psicotica? L’agnello sacrificale? O l’eroica Giuditta proletaria contro il mostruoso Oloferne borghese? La conclusione a cui arriverete non potrà non essere incerta e sfuggente quanto lei. Perché la storia raccontata da Kosztolányi intende raggiungere questo scopo, farci confrontare con l’insondabilità dell’abisso in cui si nasconde l’animo umano. Quel divario tra noi e il nostro dirimpettaio che ci impedisce di identificarlo a fondo se non tracciandone un giudizio che sarà, nella maggior parte dei casi, incompleto, personale, falsato. Se tanta enigmaticità è incarnata dalla protagonista, lo stesso vale per l’autore che, dichiarato non credente, nel suo romanzo edito nel ’26 si affida a quanto egli definì un “messaggio cristiano primitivo”, al punto da mostrarsi vero e proprio discepolo del Tolstoj maturo.

Romanzo claustrofobico. Romanzo ironico e grottesco. Romanzo sociale, morale, psicologico, sensuale. Dall’incedere pacato e dalla trama all’apparenza semplice, in cui si cela una complessità di dettagli che richiamano a concetti e simboli più alti. Sette chicchi di riso caduti fuori dal piatto possono così trovare una spiegazione magico-biblica. L’ululato di un cane alla luna piena innescare la furia primordiale di un omicidio. E i riflessi luminosi che Anna vede accendersi sul gigantesco muro fuori la finestra della cucina riecheggiare, all’inverso, le ombre del mito platonico della caverna. All’inizio pensò che fosse una stella, ma era solo una lampada, una volgare lampada a olio. In quest’immagine sta la chiave d’interpretazione suggerita, che, soprattutto, ci svela il libro di Kosztolányi come indagine sulla percezione del mondo e della realtà da parte dell’Uomo.

Conta solo il libro che si pianta come un coltello nel cuore del lettore – ebbe a dire un filosofo, rumeno come gli invasori della Budapest del 1919. Anna Édes farà così, in tutti i sensi. Stavolta, perciò, invece di leggervi il romanzetto dell’emergente di turno che vi raccontano sia bravo perché scrive così come gli viene, in libreria chiedete di Dezső Kosztolányi. Se la corretta pronuncia del nome fosse, come lo è per me, un baluardo abbastanza invalicabile, dite al tizio della libreria semplicemente due parole: Anna Édes.

Articolo di  Alessandro Staderini Busà

“Ora controllava la descrizione ufficiale del libretto di lavoro alzando lo sguardo sulla ragazza e abbassandolo sul libretto che non corrispondeva nemmeno lontanamente all’indescrivibile realtà: i capelli, non folti, lisciati senza brillantina, asciutti, dietro la fronte arcuata non erano biondi ma di una sfumatura tra il color biondo e il castano, un castano dorato. Neppure il naso era “regolare”, ma decisamente interessante, le narici vibranti e sensibili lo rendevano quasi non comune e attraente. Di statura era poco più alta della media ma fragile, non sviluppata, persino forse un po’ mascolina. Le labbra anemiche screpolate e le mani, delle vere mani da serva: ruvide. Le unghie corte e rovinate.”

“A novembre anche i rumeni cominciarono a fare fagotto. Le avanguardie dell’esercito nazionale raggiunsero la linea del Danubio alle 8 del mattino di venerdì 14 novembre 1919. Mentre a Pest l’ordine veniva mantenuto ancora da reparti armati, a Buda, in via Attila, sventolavano già le penne d’aquila e gli elmetti d’assalto dei soldati semplici scintillavano al sole. Tutti si affacciavano alle finestre, agitavano il fazzoletto verso i massicci ragazzi dell’Alföld che marciavano composti. Sull’altra sponda del Danubio, a Pest, la gente correva ai balconi e scrutava i primi soldati attraverso il binocolo. Fu un rivedersi silenzioso, commovente. Quelli che si erano dati alla macchia, come tante altre volte nella storia ungherese, tornavano a casa.”

 

Dezső Kosztolányi (Szabadka 1885- Budapest 1936) è un maestro della letteratura del primo novecento ungherese, già conosciuto e stimato in Italia grazie a Sellerio, Edizioni e/o, Rubettino, Castelvecchi e Mimesis. Anna Édes (1926) è considerato il suo migliore romanzo di cui vi proponiamo la traduzione dell’edizione critica ungherese uscita nel 2010. Per la prima volta viene ora presentato in Italia in edizione integrale: nel 1937 ne uscì un’edizione ridotta, forse per motivi di censura, pubblicata da Baldini & Castoldi.

 

Titolo: Anna Édes

Autore: Dezső Kosztolányi

Traduzione: Andrea Rényi e Mόnika Szilágyi

Editore: Anfora

Anno di pubblicazione: 2014

Pagine: 196

Prezzo: 15,00 euro

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