Mare d’inverno

Alessandra Stoppini

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covTre donne, i loro fallimenti e le loro illusioni perdute. È Mare d’inverno di Grazia Verasani (Giunti 2014), lucida e ironica cronaca di una vacanza al mare fuori stagione di un gruppo di amiche. “La banda di stracchi pini marittimi che ci accolse, svoltata la prima rotonda, in una foschia densa che schiariva il cielo, colorandolo di un deprimente marroncino, contribuì a farci rimpiangere di essere partite”. Niente come un minuscolo lido in inverno ha il potere di evocare “la tristezza più triste e la solitudine più sola”. In questo minuscolo lido della riviera romagnola, all’interno di una villetta Agnese (l’io narrante), insegnante con un matrimonio traballante e una figlia maggiorenne, Vera, nevrotica giornalista schiava del proprio iPhone e l’attrice/doppiatrice Carmen tradita da Sandro si leccano le rispettive ferite. La vita non è stata tenera con nessuno di loro, amiche del cuore che si erano conosciute durante gli anni d’università, tre ragazze che prendevano lo stesso regionale per Bologna. Era sembrato perfettamente naturale individuarsi in una grande aula universitaria e preparare insieme quell’esame su Svevo passandosi appunti, tesine, fotocopie. Pur vivendo nella stessa piccola città, Modena, ma in tre zone opposte, Carmen, Vera e Agnese non si erano mai incrociate. “Poco più di vent’anni, sogni diversi e modi diversi di sognarli, eppure ci eravamo subito piaciute”. Ora alle soglie dei fatidici e temuti cinquant’anni per le ragazze di allora è arrivato il momento dei bilanci, dei pro e dei contro, di fare il punto sull’esistenza, e anche di cambiare, perché no. Uomini, donne, sentimenti, imbrogli, falsi amori, tradimenti, tutto viene messo sul tappeto di fronte a quell’improbabile caminetto di quella casa al mare in quel periodo dell’anno, San Silvestro, nel quale si è particolarmente sensibili.
“Sul viale, le luminarie erano spente, ma qualche alberello tutto agghindato di palle colorate si ergeva tra le siepi e le panchine ancora bagnate di pioggia”.
In questo romanzo dalla trama ben delineata, un luogo spento, letargico, che in estate diventava “meta arlecchinata di vacanze, di sapori di sale e schitarrate in spiaggia”, è lo specchio nel quale confrontarsi e discutere, ridere e litigare, piangere e ubriacarsi per cercare di dimenticare le disillusioni e i rimpianti. Carmen “donna sbalestrata” ha lasciato Milano, il lavoro e ha affittato una casa in riviera, una villetta a due piani un po’ spoglia e male arredata. Per tutta la vita Carmen è passata da un uomo all’altro, sempre in cerca di punti d’appoggio e dell’approvazione degli altri. “Chiassosa, clamorosa, disadattata”, sempre pronta a bruciarsi l’esistenza tra batticuori, attese, tentativi, richieste d’attenzione e quell’insicurezza patologica tipica del suo carattere. Vera invece era completamente diversa, giornalista di successo avrebbe voluto un mondo di missionari totalmente votati alla causa del giornalismo. Il suo cervello era sempre tirato a lucido, divorata com’era da un’ansia competitiva, perché la vita era una lotta costante. Eppure anche lei rivelava la propria debolezza rappresentata da una piccola fototessera spiegazzata che raffigurava un ragazzo sui vent’anni che custodiva nel portafogli. Era Walter, il suo ragazzo, morto in un incidente, il suo unico grande amore. Il matrimonio di Agnese professoressa d’italiano in una scuola media, era al bivio: lasciare o no Ennio? Ma “trovare un uomo a cinquant’anni è come aspettare un treno in una stazione chiusa”. Le tre amiche sembrano aver compreso che la malattia che affligge l’uomo moderno è la solitudine, quella sensazione che spesso non fa rima con indipendenza. Però è bello cantare a squarciagola sulla spiaggia in un giorno gelido foriero di neve la canzone di Enrico Ruggeri cantata da Loredana Berté Il mare d’inverno:
“Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.
Mare mare, non ti posso guardare così perché
Questo vento agita anche me,
Questo vento agita anche me”.
Del resto l’aveva già capito “il poeta maledetto” Paul Verlaine quando aveva scritto ”E ci sono lacrime di gioia e risate avvelenate, perché nulla è semplice…”, simbolico esergo di un romanzo al femminile.

 
Grazia Verasani (Bologna, 1964) ha pubblicato numerosi romanzi tra cui Quo vadis, baby?, dal quale Gabriele Salvatores ha girato l’omonimo film nel 2005 e prodotto la serie tv Sky diretta da Guido Chiesa, e i noir Velocemente da nessuna parte, Di tutti e di nessuno e Cosa sai della notte, con protagonista l’investigatrice privata Giorgia Cantini. È anche musicista e sceneggiatrice, ha collaborato con riviste e quotidiani e pubblicato racconti su varie antologie. Ha scritto opere teatrali come From Medea-Maternity Blues, rappresentata sia in Italia sia all’estero, diventata un film pluripremiato per la regia di Fabrizio Cattani. E il monologo Vincerò sulla vita e la carriera di Luciano Pavarotti, interpretato tra gli altri da Michele Placido. I suoi romanzi sono tradotti in vari paesi tra cui Francia, Germania, Russia. Nel 2013 è uscita la raccolta di racconti musicali Accordi minori. Il suo sito è www.graziaverasani.it

 
Autore: Grazia Verasani
Titolo: Mare d’inverno
Editore: Giunti
Pubblicazione: 2014
Prezzo: 14,00 Euro
Pagine: 171

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Alessandra Stoppini

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