Coi binari fra le nuvole. Cronache dalla Transiberiana d’Italia

Sara Meddi

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coverÈ l’11 dicembre 2011 quando l’ultimo treno percorre la tratta da Sulmona a Carpinone, l’ultimo lamento della linea Pescara-Napoli, quella che dall’Abruzzo scendeva verso il Molise e poi fino a Napoli. Per arrivare via treno dalla terra dei Sanniti alla capitale dei Borboni ora ci vogliono quasi cinque ore, dirottando verso Roma, perché le rotaie sono state cannibalizzate dagli autobus che se ne corrono ignorando molti dei piccoli comuni abbarbicati sul vecchio tracciato ferroviario.

Ma quella raccontata in queste Cronache della Transiberiana d’Italiana non è tanto una storia di malcostume italico, di feroci ragioni economiche, quanto piuttosto un viaggio antropologico lungo l’Appenino selvatico, piccolo Far West di casa nostra, per scoprire e ricordare il mondo che si era costruito lungo i binari.

E così camminando per 120 chilometri, sulle 320.000 traversine («Ma sarà legale camminare sulla ferrovia?») della Sulmona-Carpinone, Finelli si avventura, letteralmente, in una terra di praterie e foreste. Ed ecco che spuntano fuori, nemmeno tanto distanti, gli echi della storia d’Italia, delle voci di quelli che riempivano queste stazioncine di saluti quando si imbarcavano, prima sui treni per Napoli e poi sulle navi, per inseguire “Lamerica”.

E poi avanti per gallerie, intrufolandosi in case cantoniere diroccate («Chissà se le madri dicevano “mi raccomando non andare sui binari” ai loro figli» ironizza Stefano. Perché per decenni, in queste abitazioni in mezzo al niente, spesso prive di qualsiasi strada d’accesso, sono cresciute generazioni di ragazzini…) e bar in attività che si chiamano ancora “Bar Stazione” anche quando di lì treni non ne passano più. Fino ai paradossi, come la stazione di Sant’Ilario, l’unica al mondo di un paese che non è mai esistito, buona per rifornire di carbone e raccogliere i braccianti dei campi vicino.

Si raccolgono le storie di un pendolarismo estremo Pescara-Napoli, di strani viaggiatori (e i pendolari sanno che ogni treno per fortuna ne ha almeno un paio), “come un professore di filosofia di Sulmona […]. Mai un sorriso, mai una confidenza, sempre in giacca e cravatta, temutissimo, severissimo nelle interrogazioni e con una mania: essere sempre l’ultimo a salire sul treno”.

Quattro giorni di cammino godibilissimi, accompagnati da belle fotografie.

Raccomandato per chi ha una passione per la “narrativa di viaggio”, un’anima da esploratore, o ancora meglio da pendolare, da viaggiatore lento su rotaie.

A seguire di Finelli troverete anche Appenninia. Viaggio nella terra di domani (Neo Edizioni, 2014), anche questo consigliatissimo.

 

Riccardo Finelli, emiliano, quarant’anni, è giornalista e scrittore. Capo ufficio stampa di una multiutility, come scrittore si occupa prevalentemente di narrativa di viaggio, prediligendo gli sguardi obliqui sui luoghi di confine, aree interne e ogni tipo di terra di mezzo. Suoi i libri Storie d’Italia (2007), C’è di mezzo il mare (2008), 150 anni dopo (2010), pubblicati per Incontri Editrice. Per Neo Edizioni ha pubblicato Coi Binari fra le nuvole – Cronache dalla Transiberiana d’Italia (2012).
Il suo sito internet è www.riccardofinelli.it.

 

Autore: Riccardo Finelli

Titolo: Coi binari fra le nuvole. Cronache dalla Transiberiana d’Italia

Editore: Neo Edizioni

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 13,00 euro

Pagine: 176

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Sara Meddi

Sara è nata nel 1985 vicino Roma. Da bambina, prima di convertirsi alla letteratura, sognava di fare la paleontologa o, in alternativa, la disegnatrice di costruzioni Lego. Adesso lavora da qualche anno nell’editoria come redattrice freelance. Votata da sempre al pendolarismo adesso si divide tra Roma e il Trentino; quando non è in treno vive con il marito, un bimbo, due gatte e un congruo numero di libri. Nel (raro) tempo libero corre, guarda film horror e gioca con discreto successo a Super Mario.

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