I diabolici. Un noir di quelli veri

Michele Lupo

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diabIl film è noto e si gode un posto di consolidato prestigio nei manuali del cinema da più di mezzo secolo; il libro, almeno da noi, decisamente meno. Come altri della mirabile coppia Boileau-Narcejac che un suo ruolo nella storia del noir invece ce l’ha tutto. L’occasione è dunque ottima per leggersi questo  libretto a suo modo classico, asciutto nella scrittura quanto febbrile nell’evoluzione della storia: I Diabolici (traduzione adelphiana di Giuseppe Girimonti Greco e Federica Di Lella)

Pierre Boileau e Thomas Narcejac scrissero Celle qui n’était plus nel 1952.  Il romanzo si sarebbe col tempo guadagnato il crisma della classicità  anticipando modelli futuri che, come in questo caso – i due furono, tanto per dire, anche gli autori de La donna che visse due volte – trascorrono dalla letteratura al cinema.  Intanto  una storia di tradimenti in cui la parte debole del triangolo amoroso (la vittima) lo è fino a un certo punto visto che la ricaduta psicologica sugli assassini rischia di essere rovinosa (sul marito a dire il vero, a sua volta vittima imbelle dell’amante); dunque, è evidente il peso di un tormento lacerante che non poteva non affascinare il grande Hitchcock (ma questo libro riuscì a farlo suo Henri-Georges Clouzot); e ancora, il lambire attraverso una zona oscura della psiche terremotata dal senso di colpa un territorio fragilissimo, incerto e allucinato.

Una deviazione decisa rispetto al giallo di primo ‘900 con tutte le tessere – i moventi e la soluzione dell’enigma – al loro posto. Qui entriamo in una sfera psichica conturbante, tanto più sinistra quanto più quotidiana: c’è un assassinio progettato da un marito e (soprattutto) dalla sua amante per accaparrarsi l’assicurazione della di lui moglie, ma l’uomo appare in realtà condizionato da una specie di fisiologia nervosa, in cui si crolla (egli stesso, non solo sua moglie) per mancanza di forza. Indolente e ben poco convinto si lascia manipolare dall’amante mostrando con ciò un orizzonte mentale torbido e  modernissimo che farebbe la fortuna di un buon romanzo a prescindere dal genere.

Ma poiché in un noir che si rispetti l’ambientazione è metà dell’opera, bastano le prime righe, quelle relative alle ore immediatamente precedenti l’omicidio per coglierne il sapore: “Ravinel si fermò davanti alla finestra e scostò la tenda. La nebbia si infittiva. Virava al giallo attorno ai lampioni che rischiaravano il molo, al verdastro sotto quelli a gas della strada.”. Cosa vuol dire entrare subito in una storia. E farla crescere con lo stesso ritmo inesorabile, fatto di poche battute, essenziali (dialoghi secchi e silenzi non meno cupi che ansiosi) magistralmente capaci di addensare nell’appartamento del delitto l’atmosfera del caso, che però non lascia fortunatamente prevedere gli sviluppi ulteriori della storia – li lasciamo al lettore.

La coppia Boileau-Narcejac (peraltro i due firmavano i loro libri semplicemente così) scrisse decine di libri; Adelphi annuncia che questo è solo il primo di una serie che presenterà i migliori. Ben vengano.

 

Boileau e Narcejac

I DIABOLICI

Editore: Adelphi

traduzione Giuseppe Girimonti Greco e Federica Di Lella

Pagine: 173

Prezzo: 16,00 €

 

 

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Michele Lupo

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