Vivi!

Sara Meddi

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viviAmbientato nel Burundi, Vivi! (Edizioni Socrates, 2013) è una storia a due voci, quella di Nyamuragi, giovane uomo muto per scelta e per natura, e quella di una vecchia guercia, testimone di una vita ricca trascorsa nella soddisfazione della semplicità della terra.

Nyamuragi è vittima dell’incomunicabilità e della paura che serpeggia tra la sua gente quando un giorno, nell’urgenza di cercare un bagno, travolge una ragazza che fraintende la sua agitazione con un tentativo di stupro. Nyamuragi, nell’impossibilità di spiegarsi, deve scappare tra le colline per sfuggire al pestaggio della folla che lo insegue. L’incidente che dà il via alla storia ha un sapore quasi comico, surreale, ma dietro al semplice svolgimento dei fatti (l’equivoco, la fuga, il processo sommario) c’è molto di più. C’è la guercia innanzitutto, simbolo di un’antica saggezza tribale, l’unica che si interroga sull’innocenza del ragazzo senza essere travolta dalla frenesia della folla, e c’è poi il valore del silenzio. Nyamuragi nasce in un Paese dove al pascolo degli agnelli e alle passeggiate al fiume si accompagnano i ricordi della guerra civile tra hutu e tutsi, un Paese con ferite così profonde che anche il goffo tentativo di cercare un bagno può essere scambiato per un’aggressione (Nella mente della ragazza si presentano all’istante immagini dell’amica stuprata alcune settimane prima!). Il ragazzo muto, orfano di guerra come tanti, testimone dell’uccisione dei suoi genitori, è impotente di fronte alla foga dei suoi assalitori, di fronte al processo farsa e al desiderio di sangue, di qualunque sangue. Proprio la consapevolezza dell’inefficienza della giustizia e dell’inutilità della parola (e quindi anche della ragione, perché chi parla dovrebbe anche saper ragionare) getta un’ombra sulla capacità di questo popolo, e quindi di tutti gli uomini, di imparare qualcosa dal proprio passato. Alla fine Nyamuragi verrà condannato alla pena di vivere, un finale che non riesce non lasciare un senso di amaro in bocca. Vivi! è un libro disseminato di proverbi kirundi, di fiabe e di racconti locali, ritrovando così nella tradizione una saggezza che può essere un’ancora di lucidità per quell’umanità che fatica a discernere la giustizia dalla violenza. Un libro delicato e pieno di storia, che si legge una prima volta con curiosità ma che alla seconda lettura, come in un gioco di scatole cinesi, fa emergere molte più riflessioni.

“I cieli sono nudi in questo mese di novembre.
Avvampando per la vergogna, cercano di attirare qualche nuvola per coprirsi sotto lo spietato sole che svela, implacabile, risoluto, senza veli, la loro nudità.
Nudi, azzurri. L’azzurro dell’acqua, colore del Tanganika, distesa ondeggiante dell’Ovest. L’acqua delle fonti disseminate nelle vallate tutt’attorno a Kanya, fino a poco tempo fa era chiara, limpida e abbondante, ora scarseggia. Un novembre secco.
Curvata tra le tante colline di Hariho, quella di Kanya, durante tutta la stagione secca, ha affrontato con coraggio il caldo virulento che attanagliava il paese senza tregua. Ha bisogno di respirare. Aspetta con impazienza la pioggia. Sete d’aria e di umidità.
La collina di Kanya è ancora ornata di eucalipti della foresta tropicale statale. Numerosi, fitti, alti. Sul suolo corrono foglie secche, pungenti. Non c’è acqua, il cielo si è fatto cattivo.
 O sono piuttosto gli uomini che si sono macchiati di troppe colpe. Punizione divina: c’è ancora troppo male in questo paese.
La vecchia è ritta ai piedi della collina. La sua guancia raggrinzita si appoggia al bastone che le serve per sorvegliare i due capretti che frugano tra i sassi e le erbacce, tentando di riempire le loro pance sfiancate.”

Roland Rugero, è nato nel 1986 in Burundi, il Paese faticosamente uscito dalla sanguinosa guerra tra hutu e tutsi. Giornalista dal 2008, nello stesso anno pubblica il suo primo romanzo, Les Oniriques (Éditions Publibook). Fondatore e animatore di Samandari, il primo caffè letterario del Burundi, Rugero dirige le pagine letterarie del Magazine Iwacu e si occupa anche di cinema: presiede la giuria del Festicab, il festival internazionale del cinema del Burundi, e nel 2011 scrive e dirige il lungometraggio Les pieds et les mains.

Autore: Roland Rugero

Titolo: Vivi!

Editore: Socrates

Anno di pubblicazione: 2013

Pagine: 92

Prezzo: 9 euro

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Sara Meddi

Sara è nata nel 1985 vicino Roma. Da bambina, prima di convertirsi alla letteratura, sognava di fare la paleontologa o, in alternativa, la disegnatrice di costruzioni Lego. Adesso lavora da qualche anno nell’editoria come redattrice freelance. Votata da sempre al pendolarismo adesso si divide tra Roma e il Trentino; quando non è in treno vive con il marito, un bimbo, due gatte e un congruo numero di libri. Nel (raro) tempo libero corre, guarda film horror e gioca con discreto successo a Super Mario.

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