Di Ilde ce n’è una sola

Emanuela Cicoira

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Di IldeLo scrittore Vitali dott. Andrea – a suo dire ancora “l’Andrea” per i compaesani bellanesi – è ormai una presenza talmente costante nel panorama letterario italiano che, per annunciarne l’ultima opera, la formula “torna con…” è diventata scorretta. Vitali detiene infatti un posto fisso nell’area “novità” delle librerie. Un posto giustificato da qualcosa come due milioni di lettori, oltre che da una prolificità alla Simenon. E, trattandosi sempre di libri che “si leggono d’un fiato”, che si “bevono come l’acqua” e che qualcuno definisce “imperdibili”, lo si può considerare un autore “commerciale” in senso buono, di quei pochi capaci di mettere d’accordo critica e pubblico.

Dopo il recente Un bel sogno d’amore, con Di Ilde ce n’è una sola, uscito per Garzanti lo scorso 23 ottobre, rimaniamo nei “fatidici” anni ’70 e nel clima di recesso seguito alla fase del boom economico. Protagonista è quell’ormai familiare mondo piccolo e provincialotto su cui il medico-scrittore allarga e restringe l’obiettivo in un continuo gioco di rimandi, dal micro al macro, dal paese in senso stretto al Paese in senso lato. La lontananza, che sembra sbiadire queste storie allungandovi sopra un’ombra romanzesca, in realtà è una finta; un “come eravamo” per raccontare come siamo ancora: italiani di ieri e di oggi, malinconici e fedifraghi, vulnerabili e un po’ arrendevoli, facili al perdono quanto al compromesso, alle prese con i problemi di sempre – riveduti ma non corretti.

Stavolta, tutto comincia con una madre annoiata e distratta che lascia giocare il figlio di otto anni, Raffaele, vicino alle acque pericolose del fiume. Per evitare di rendere pubblica la leggerezza della donna, quando il bambino annuncia il rinvenimento di una carta di identità misteriosamente priva di foto, il marito decide di non rivolgersi ai carabinieri («una figura del genere coi carabinieri, no»). Per il documento comincia così un rocambolesco viaggio di mano in mano, dalla cassetta delle lettere all’ufficio postale, dalla sacca del postino alla scrivania del maresciallo, dal comune di Bellano a quello di Fino Mornasco, dove tale Ilde Ratti, nata nel 1938, risulta residente.

Questa Ilde, un’impiegata trentaduenne dal carattere fumantino e dispotico, non è in casa al momento della telefonata dal comune. A rispondere è suo marito Oscar, operaio cassintegrato che da sei mesi passa le giornate sul divano, logorato dall’attesa di nuovi lavori e dai sensi di colpa per l’aggravarsi del bilancio familiare. Come ci sarà finita la carta di identità di sua moglie a Bellano, per di più priva di foto? E come mai, a una prima frettolosa verifica, il documento sembra invece al suo posto nel portafogli di lei, la quale, per l’appunto, non ne ha denunciato lo smarrimento? Oscar ha tutto il tempo di domandarselo e di indagare, mentre la solita folla di autorità locali – postini, geometri, segretari comunali e marescialli dei carabinieri – fa da coro alla vicenda.

Vicenda che, c’è da dirlo, non è tra le più accattivanti, né ha il respiro ampio e articolato di un Almeno il cappello o de Il meccanico Landru. C’è un qualcosa di irrisolto nel finale, qualche nesso oscuro; ma le figure sono belle e l’atmosfera è magica. Il resto lo fa la scrittura di Vitali, così vicina al parlato, con tutto il fascino un po’ retrò del cosiddetto stile indiretto libero (la terza persona cede al flusso di pensieri dei personaggi). Lì, sullo sfondo, il lago di Como, pur vedendone “di belle e di brutte”, resta comunque “uguale a se stesso”. Placido e saggio come l’autore.

Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato  A partire dai nomi (1994), L’ombra di Marinetti” (1995, premio Piero Chiara), Aria del lago (2001) e, con Garzanti, Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario Bruno Gioffrè 2004), Un amore di zitella (2004), La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006, premio Montblanc per il romanzo giovane 1990), Olive comprese (2006) e Il segreto di Ortelia (2007), La modista (2008, premio Ernest Hemingway) e Dopo lunga e penosa malattia (2008), Almeno il cappello (2009, premio Casanova; premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante; Premio Campiello selezione giuria dei letterati; finalista premio strega), Pianoforte vendesi (2009), La mamma del sole (2010), Il meccanico Landru (2010), La leggenda del morto contento (2011), Zia Antonia sapeva di menta (2011), Galeotto fu il collier (2012), Regalo di nozze (2012) e Un bel sogno d’amore (2013) . Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l’opera omnia.

Autore: Andrea Vitali
Titolo: Di Ilde ce n’è una sola
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 151
Prezzo: 14,90 euro

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Emanuela Cicoira

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