Sommerso e precario

Sara Meddi

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sommerso e precarioSommerso e precario di Paolo Odello (Stampa Alternativa) è il resoconto di un viaggio da infiltrato nel mondo nascosto dietro agli annunci di lavoro che chiedono “Cercasi apprendista. Max 20 anni. Indispensabile comprovata esperienza”. Contraddizione grottesca alla quale i più sono abituati, forse perché ormai è passato abbastanza (tanto?) tempo da quando se entravi in un’azienda potevi sperare di andarci in pensione e se eri un libero professionista lo eri per libera scelta.

La flessibilità è entrata prepotentemente nel mercato del lavoro italiano e quanto flessibili siano diventati i giovani, e meno giovani, italiani lo mostra l’iconica immagine di copertina, con il povero Chaplin che scivola tra gli ingranaggi. Si parte dalle agenzie interinali con le segretarie pronte a prodigare sorrisi, moduli e speranze di pronte assunzioni; agenzie stipate all’inverosimile di aspiranti operai, informatici, magazzinieri, cameriere e umanità varia. Con le vetrine tappezzate di annunci “urgenti”, un’urgenza che spesso ha l’amarezza di uno specchietto per le allodole. Ma può anche andarti bene e se entri nel giro del lavoro interinale si apre un mondo nuovo, fatto di colleghi che si azzannano per difendere almeno l’osso di un rinnovo, uno, due, tutta l’estate o forse addirittura sei mesi.

Poca roba se l’azienda ti fa aspettare anche per i tappi e le scarpe antinfortunistiche, se i pagamenti si fanno aspettare e se la pausa pranzo la si può anche passare a impilare casse. Può andarti ancora meglio, puoi essere un tutta-blu-a-data-di-scadenza in fabbrica, calcarti le cuffie sulla testa per sopportare il rumore delle presse, attenti alla lastra e poi via un’altra. Il cervello in poco tempo si riconfigura, rulla al ritmo della produzione, calcola la media oraria, i pezzi in più e quelli in meno, le quote da raggiungere. Tump, flop, pausa. Tump, flop, pausa. “Il canale giusto per un’assunzione a tempo indeterminato”, si dicono i più. Disponibilità di orario, di mezzo proprio, di turni, di ferie – questo è il mantra delle assunzioni – “Perché se uno ha voglia di lavorare…”, si sa insomma.

Non bisogna intristirsi di fronte alla realtà fotografata da Paolo Odello. È la realtà di un Paese molto simile a quello che hanno trovato i nostri nonni e molto lontano da quello che ci avevano promesso i nostri genitori. Mandata giù la delusione e messi nel cassetto gli sfavillanti anni ’80 ci si mette in moto per vivere (o almeno sopravvivere), con coraggio, con più dignità possibile. Molto poco “choosy” e molto più fantasisti del curriculum, equilibristi del giorno per giorno, artisti dell’improvvisazione, esperti dell’auto-riciclo. Quello che più intristisce non è il doversi reinventare a ciclo continuo, ma è la consapevolezza che insieme alla sicurezza dello stipendio ogni santo 27 del mese stiamo rinunciando, pezzo per pezzo, a quelle forme di tutela fisica e giuridica che hanno fatto del lavoro una vera forma di libertà. Mi riesce difficile pensare che torneremo ad aspettare serenamente lo stipendio del 27, ma spero però che tornino i tappi per le orecchie e i sindacati a fare paura ai governi.

Paolo Odello, 53 anni, giornalista, ha iniziato la professione nel 1998 come corrispondente dal Kossovo. Nello stesso periodo inizia a collaborare con “Il Manifesto” e il settimanale “Diario”. Attualmente scrive per “l’Unità”.

 Autore: Paolo Odello

Titolo: Sommerso e precario

Editore: Stampa Alternativa

Pagine: 248

Prezzo: 13 euro

Anno di pubblicazione: 2013

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Sara Meddi

Sara è nata nel 1985 vicino Roma. Da bambina, prima di convertirsi alla letteratura, sognava di fare la paleontologa o, in alternativa, la disegnatrice di costruzioni Lego. Adesso lavora da qualche anno nell’editoria come redattrice freelance. Votata da sempre al pendolarismo adesso si divide tra Roma e il Trentino; quando non è in treno vive con il marito, un bimbo, due gatte e un congruo numero di libri. Nel (raro) tempo libero corre, guarda film horror e gioca con discreto successo a Super Mario.

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