La grande bellezza di Sorrentino

Alessandra Stoppini

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La grande bellezzaNel volume La grande bellezza. Diario del film di Paolo Sorrentino (Feltrinelli 2013) il regista napoletano spiega il titolo della sua ultima pellicola La grande bellezza, “il film che ho sempre sognato di realizzare”, magnifico ritratto della nostra società e dei suoi rutilanti rappresentanti con una Roma decadente e barocca che fa da suggestivo contraltare e perfetto fondale.

“Forse, invece, in ultima analisi, la grande bellezza è esattamente questa gigantesca fatica di vivere che a Roma sembra così occulta, sdrucciolevole e insidiosa, proprio perché, alle volte, qui appare per nulla faticosa”.

Il settimo film di Sorrentino con un cast di tutto rispetto (Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Pamela Villoresi, Galatea Ranzi, Serena Grandi, Roberto Herlitzka, Giorgio Pasotti, Massimo Popolizio e molti altri ancora) è stato presentato ieri 21 maggio alla 66esima edizione del Festival di Cannes (15 – 26 maggio), unico film italiano in concorso in contemporanea con l’uscita nelle sale cinematografiche italiane. Grande interesse e curiosità da parte della stampa internazionale e del pubblico nei confronti di una pellicola che non ha paura di mostrare la vacuità di uno stile di vita in una capitale corrotta da una pletora di attricette, comparse, nobili decaduti e a noleggio intellettuali decadenti, borghesi parvenu, giornalisti, attori, alti prelati, tutti componenti di una nazione infetta.

Una Roma contraddittoria, assolata e notturna, “ferma, monumentale e bellissima. E insensibile”, frase prestata alla sceneggiatura La grande bellezza firmata da Paolo Sorrentino e da Umberto Contarello pubblicata da Skira (2013) che osserva questa varia umanità la quale per riempire il vuoto esistenziale che la circonda si sperde nelle feste sguaiate e trash e nelle vuote chiacchiere bla, bla, bla… consumate nei terrazzi capitolini con vista d’incomparabile bellezza. “parliamo di vacuità, perché non vogliamo misurarci con la nostra meschinità”.

Il giornalista Jep Gambardella/ Tony Servillo, napoletano come Sorrentino, arrivato a Roma a 26 anni “precipitato presto nel vortice della mondanità” anzi “volevo diventare il Re dei mondani e ci sono riuscito” conduce e spreca il suo tempo in una vita fatta di occasioni perdute. In tutta questa fuffa, nel suo attico affacciato sul Colosseo adiacente a un silenzioso e ombreggiato convento di suore, Jep vestito di bianco accompagnato da giacche variopinte, panama, sigaretta perennemente in bocca, ha appena compiuto 65 anni e li ha festeggiati con una delle consuete feste cafonal, piene di gente e musica assordante.

Autore di un solo libro di successo L’apparato umano “perché Roma fa perdere tempo”, Gambardella in questa Roma cialtrona e sfarzosa nella quale cerca ancora la grande bellezza, la voglia di scrivere di nuovo, attraverso interminabili passeggiate notturne e diurne che ne svelano squarci inediti e incantati, dissipa il suo talento proprio come il nostro Paese. Solo chi proviene da fuori Roma come il pescarese Flaiano o il riminese Fellini è capace di descrivere l’Urbe, perché conserva intatto il suo stupore e Sorrentino nel suo film capolavoro ci mostra una città splendida e decadente, novella Babilonia, dove il pigro Jep, che non ha fatto la carriera che meritava, con la sua inflessione napoletana e il suo sorriso sardonico e disincantato ci conduce come Virgilio nei gironi danteschi urbani.

“Non posso più perdere tempo a far cose che non mi va di fare”. Questa bolgia di dannati è popolata da una serie di personaggi indimenticabili e grotteschi come il Monsignore esperto culinario e la monaca centenaria in odore di santità che pronuncia la frase chiave del film: “la povertà non si racconta, ma si vive” poche e significative parole per simboleggiare la nostra decadente società. In questa galleria di persone in via di decomposizione spiccano i soli due personaggi umani e autentici del film (il quarto con la coppia Sorrentino/Servillo): Carlo Verdone che interpreta l’unico amico di Jep autore teatrale emarginato e deluso, innamorato non corrisposto di un’attricetta e Sabrina Ferilli, la malinconica e dolente spogliarellista Ramona che nasconde un doloroso segreto. “Essere qui a Cannes mi procura una grande emozione” ha rivelato Carlo Verdone “ma non perché sono in un film, sul grande schermo: sono emozionato per il film, perché ho creduto fin da subito a questo progetto, l’ho amato immediatamente. E sono emozionato per Sorrentino”.

“Ho sempre raccolto in questi anni romani, prima da ragazzo quando ci venivo a lavorare, poi quando mi sono trasferito, suggestioni e aneddoti su Roma”, ha detto Servillo durante la conferenza stampa di presentazione della pellicola, evento del Festival di Cannes 2013. “L’idea del film è arrivata quando ha preso corpo il personaggio di Toni, un testimone di quel mondo e al tempo stesso personaggio con una sua biografia. Ecco, il film prova a esprimere una condizione di povertà non materiale ma di altro titolo, senza per questo dare un giudizio negativo”. E la grande e austera bellezza di Roma si manifesta già nei primi minuti quando la macchina da presa inquadra il Gianicolo con un mirabile sottofondo di musica sacra. “Gianicolo. Esterno. Meriggio. Dal nero all’indietro. Quel buio era l’interno della canna del cannone del Gianicolo. Appena siamo fuori: BUM. Fumo e una gran botta. All’unisono. Gli uccelli si issano in volo di scatto contro il cielo di un azzurro irripetibile. È mezzogiorno, e Roma adesso lo sa. Regna un sole bellissimo, estivo”. Urbe immanente, silenziosa, barocca, immutabile, il cui fascino eterno colpisce e spezza il cuore di un turista giapponese.

Il viaggio di Gambardella, distribuito da Medusa Film, prodotto da Indigo Film, Medusa Film, Babe Film, Pathé, France 2 Cinéma, fotografato da Luca Bigazzi, musiche originali di Lele Marchitelli, colonna sonora che spazia da Raffaella Carrà ai Kronos Quartet, è simile al Viaggio al termine della notte di Céline il cui esergo si trova all’inizio di 142 minuti di una pellicola surreale e realista la quale raccontando una società crepuscolare affronta temi universali. “Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato”.

Paolo Sorrentino, regista e sceneggiatore noto e apprezzato in tutto il mondo: Le Conseguenze dell’amore (2004, David di Donatello per la migliore sceneggiatura), L’amico di famiglia (2006), Il Divo (2008), This Must Be the Place (2011). Per Feltrinelli ha pubblicato il romanzo Hanno tutti ragione (2010) e Tony Pagoda e i suoi amici (2012).

Umberto Contarello, scrittore e autore di sceneggiature memorabili tra cui Marrakech Express, La lingua del santo, This Must Be the Place, Io e te.

Autore: Paolo Sorrentino
Titolo: La grande bellezza. Diario del film
Editore: Feltrinelli
Pubblicazione: 2013
Prezzo: 22 euro
Pagine: 144
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Autore: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello
Titolo: La grande bellezza
Editore: Skira
Pubblicazione: 2013
Prezzo: 15 euro
Pagine: 224

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Alessandra Stoppini

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