L’azienda di Peppe Fiore

Michele Lupo

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Il titolo è programmatico, fin troppo scoperto come del resto il suo assunto sostanziale, Nessuno è indispensabile, in un luogo come può esserlo oggi un’azienda qualunque. Parliamo di un romanzo di Peppe Fiore, targato Einaudi.http://www.ilrecensore.com/wp2/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif

La ditta Montefoschi produce latte e latticini. Le persone che vi lavorano sono niente, i profitti tutto. Lo scenario è questo ed è noto, in effetti. La mistica dell’azienda è uno dei luoghi mentali canonici del nostro tempo: di quelle che dettano legge. Che fanno la macchina mitologica di un’epoca. Da questo punto di vista il romanzo di Fiore non stupisce e non sorprende. Non sorprende l’infelicità dei più indossata come una seconda pelle, in apparenza e in alcuni casi senza una grande disperazione e soprattutto più alcuna aura romantica che la giustifichi (dare dello sfigato a qualcuno è una cosa che fanno tutti): salvo assistere con stupore freddo, vigile ma intontito come può esserlo un animale abituato a vivere in un recinto, al crollo improvviso di questo o quello. Così, se alla prima impiegata che si dà fuoco si prova a reagire attutendo il colpo tenendolo il più possibile fuori dal proprio circuito mentale, con quelli che seguono la situazione si complica. Se il primo “suicidio era sì motivo di cordoglio ma prima tutto motivo di rogne di proporzioni gigantesche”, con i successivi far finta di niente diventa difficile.

Anche per il protagonista Michele Gervasini, già così depresso di suo – come potrebbe non esserlo uno che vive alla Cecchignola? – da agognare solo allo “scatto” di carriera e relegare la vita amorosa a una timidissima eposizione online che culmina in un incontro aberrante (pagine efficacissime).

Così nel set raggelato di un luogo di lavoro in cui la coabitazione è quella che ti aspetti, fra invidie, battutacce, livori più o meno esibiti, rapporti nascosti e imprevedibili che si rivelano all’improvviso, vite per lo più affannate e disgraziate ma con ottimi risultati aziendali fino a quando tutto comincia a crollare, l’aspetto più interessante del romanzo è la scrittura. I dialoghi sono buoni, come il ritmo, la costruzione dei personaggi e il montaggio delle scene. Soprattutto, se Fiore voleva scrivere una commedia nera, gli riesce sia il comico di situazione che il cortocircuito fra scrittura dotta, lessicalmente scrupolosa, e un registro basso. “Faceva coppia fissa con lui, perché era certo di condividere una specie di affinità elettiva basata in buona sostanza sulla fregna”: il narratore lo scrive a proposito di un rapporto fra due personaggi dell’azienda che può definirsi amicale come può esserlo in un luogo in cui “le persone assomigliano a cose”. Fino a quando reggono.

Peppe Fiore è nato a Napoli nel 1981. Vive e lavora a Roma. Ha pubblicato i racconti Cagnanza e padronanza (Gaffi 2008) e il romanzo La futura classe dirigente (minimum fax 2009).

Autore: Peppe Fiore
Titolo:  Nessuno è indispensabile
Editore: Einaudi
Pagine: 212
Prezzo: 17 euro

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Michele Lupo

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