La sposa di Auschwitz: una storia d’amore nell’orrore

Alessandra Stoppini

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la_sposa_di_auschwitz_millie_werber_eve_kellerLa sposa di Auschwitz, scritto a quattro mani da Millie Werber ed Eve Keller (Newton Compton 2013), è la dimostrazione che anche nell’orrore dell’Olocausto, all’interno di un campo di concentramento nazista può nascere un sentimento che è sinonimo di speranza e continuità: l’amore.Nell’introduzione al volume Eve Keller precisa che Millie era sempre stata riluttante a raccontare la sua vita in dettaglio. Questo comportamento riservato è una caratteristica dei sopravvissuti alla Shoah per non voler imporre e affliggere agli altri i drammi del passato. La famiglia della Keller non aveva subito i traumi della Seconda Guerra Mondiale e non aveva perso nessun parente durante l’Olocausto. Inoltre Eve nel paese che aveva accolto i suoi nonni non aveva mai vissuto esperienze dirette di antisemitismo. L’autrice quindi prima di intraprendere l’avventura di ascoltare e raccogliere le testimonianze di Millie si era domandata se sarebbe stata in grado di comprendere “l’essenza della sua storia, il significato della sua esperienza”. Dall’iniziale domanda “dove cominciamo?”, i ricordi si erano riversati a fiotti come un torrente di eventi gettati alla rinfusa, il lungo silenzio di Millie aveva finalmente rotto gli argini e le sofferenze inenarrabili, la lunga scia di morti mai dimenticati, la fame atavica e la costante paura della morte ritornavano a galla insieme alla vita interiore di una ragazzina di 14 anni che aveva dovuto crescere troppo in fretta. Entrambe, chi ascoltava e chi rievocava, furono travolte da quell’ondata che riportava alla luce uno dei capitoli più bui della storia dell’umanità. “Millie mi raccontò tante storie, innumerevoli volte. Spesso le raccontava come fossero preghiere, recitandole ogni volta allo stesso modo, parola per parola”.

Two Rings è una storia vera, emozionante e commovente, contributo alla letteratura dell’Olocausto. Nel settembre del 1939 la Germania invase la Polonia, nella primavera del ’41 nella cittadina industriale di Radom furono creati due ghetti, nell’estate del ’42 iniziarono le deportazioni e furono istituiti i campi di lavoro forzato insieme alla liquidazione quasi totale degli ebrei dalla città. Nello stesso periodo Millie aveva iniziato a lavorare nella fabbrica di munizioni appena fuori Radom. Era ancora una smarkata (monella) di 15 anni e aveva dovuto imparare a cavarsela da sola in un luogo dove le uniche ossessioni erano il cibo, la fame, il pericolo e la morte. Heniek Greenspan era un poliziotto ebreo del ghetto, bello e gentile di dieci anni più grande di Millie. Il loro matrimonio sarebbe durato pochi mesi ma la giovane non avrebbe mai dimenticato il suo primo amore, quell’uomo che l’aveva fatta sentire piena di vita ed energia nello squallore della guerra. Per tutta la vita Millie avrebbe conservato le fedi matrimoniali, simbolo di una passione perduta. Dal luglio del ’44 fino a pochi mesi prima della fine della guerra Millie avrebbe conosciuto la dura e crudele realtà di Auschwitz, un luogo dove non cresceva nulla, “più arido di un deserto come se la natura stessa sapesse che vi regnava la morte”. Appena terminata la guerra, ciascun sopravvissuto aveva cercato di tornare a vivere, come Jack Werber, unico membro della sua famiglia a essere sopravvissuto in Europa, prigioniero 5 anni e mezzo a Buchenwald e futuro marito di Millie con il quale sarebbe emigrata negli Stati Uniti. Millie Werber ha dedicato questo intenso e sincero resoconto ai suoi figli, nipoti e pronipoti e ai suoi due grandi amori: uno sfiorito in un istante, l’altro rimasto in fiore per sessant’anni. “La guerra fu per noi un confronto costante con una realtà che non avremmo mai immaginato, una realtà impossibile”.

Millie Werber, nata in Polonia e sopravvissuta ad Auschwitz, nel 1946 si è stabilita a New York con il secondo marito Jack, con cui ha avviato una fiorente agenzia immobiliare. Dopo la morte dell’uomo, nel 2006, si è trasferita a Long Island, dove ora vive, circondata dai suoi figli, nipoti e pronipoti.

Eve Keller, ex presidente della Society for Literature, Science, and the Arts, insegna Letteratura Inglese alla Fordham University di New York.

Autore: Millie Werber – Eve Keller
Titolo: La sposa di Auschwitz
Editore: Newton Compton
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: 9,90 Euro
Pagine: 281

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Alessandra Stoppini

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