Il film della crisi di Ruffolo e Sylos Labini

Roberto Bisogno

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film_crisi_ruffolo-labiniIl film della crisi. La mutazione del capitalismo di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini (Einaudi 2012). Checché ne dica il titolo, Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini in questo libro non si limitano,come i numerosi pubblicati di recente, a raccontare le vicende della grave crisi globale che stiamo attraversando, ma intendono andare oltre, fare qualcosa di più e di diverso. Il film della crisi è il motivo per ampliare il dibattito di politica economica nel Paese, riportando al centro della riflessione il tema dell’evoluzione del capitalismo e del seguentemente modello di sviluppo, delle scelte che siamo chiamati a compiere nei prossimi anni. Perché, essi avvertono, la crisi odierna non è come tutte le altre che abbiamo vissuto negli ultimi anni, dal momento che è destinata a lasciare un segno profondo e, volenti o nolenti, a cambiarci la vita. All’origine della crisi attuale, sostengono gli autori, è il mutamento profondo delle caratteristiche dello sviluppo capitalistico intervenuto negli ultimi anni. Il capitalismo e la democrazia sono stati i due pilastri di quello che potrebbe definirsi il compromesso tra socialdemocratico europeo e liberalismo americano, le due grandi forze che hanno assicurato un notevole sviluppo all’Occidente, nel periodo tra la fine della seconda guerra mondiale alla prima metà degli anni settanta del secolo scorso. La democrazia, con la possibilità di un ricambio e della selezione tra le classi dirigenti, ha favorito la partecipazione e la solidarietà sociale. Il capitalismo, da parte sua, attraverso la mobilitazione dei fattori della produzione, ha consentito grandi incrementi di produttività. La crisi attuale nasce dalla rottura di tale compromesso, generata dalla mutazione di natura essenzialmente finanziaria del capitalismo. Si tratta di un cambiamento, provocato dalla liberalizzazione del movimento dei capitali attuata all’inizio degli anni ottanta, che attribuisce alla grande impresa privata e al capitale un potere del tutto sproporzionato rispetto agli altri fattori della produzione, soprattutto al lavoro.

Quella attuale può definirsi l’Età del capitalismo finanziario, dominata dall’indebitamento pubblico e privato alimentato dall’illusione di vivere in un sistema nel quale “i debiti non si rimborsano mai”. La tesi centrale degli autori è che solo attraverso una politica economica che ridimensioni il potere finanziario e restituisca allo Stato e alla democrazia le leve del finanziamento dello sviluppo, sarà possibile superare la crisi e nel contempo promuovere una crescita sostenibile e, soprattutto, più equamente distribuita. Il racconto della crisi mette in evidenza, attraverso le tappe che l’hanno caratterizzata,una vera e propria mutazione del capitalismo. Come tutte le crisi è l’occasione per riflettere sugli ideali politici e morali su cui dovra fondarsi losviluppo per renderlo in grado di costruire una società più giusta.

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Roberto Bisogno

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