“Se questi sono gli uomini”: il dramma del femminicidio

Roberto Bisogno

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se-questi-sono-gli-uomini_piattoSe questi sono gli uomini di Riccardo Iacona (Chiarelettere 2012). Una strage silenziosa si va consumando nel nostro Paese, di cui solamente in tempi recenti l’opinione pubblica sembra aver preso piena conoscenza. Nei primi sei mesi di quest’anno poco più di cento donne (un numero già superiore a quello riferito a tutto il 2011) hanno perso la vita per mano di uomini: mariti, fidanzati, partner, tutte persone che le conoscevano bene. Un autentico “femminicidio” come, con un brutto neologismo, lo hanno definito i sociologi. È il risultato di una guerra che si consuma in quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro e protetto, la famiglia. Siamo dinanzi ad una tragedia che si sta svolgendo in ogni angolo del Paese, a sud come a nord, nei piccoli paesi e nelle grandi città, che investe tutti gli ambienti sociali, dal più povero al più ricco. È altresì un fenomeno molto sommerso e spesso minimizzato.

Come viene segnalato dall’istat, il 93%delle violenze perpetrate dal coniuge o dall’ex non viene denunciato. Solo il 6,2% delle violenze è opera di sconosciuti, mentre il resto dei maltrattamenti è opera di partner o ex partner. E, quel che è più impressionante, sono 6,5 milioni le donne che tra i 16 ed i 70 anni, almeno una volta nella vita, sono state oggetto di violenza, pari al 31,9% della popolazione femminile. Per quanto riguarda le forme più gravi, quelle che provocano la morte delle vittime, si rileva che, mentre il numero totale degli omicidi va decrescendo da alcuni anni, è in continuo aumento, invece, quello delle donne uccise per mano maschile. E non certo da individui colpiti da improvviso raptus, come spesso si vuol far credere, dal momento che sette donne su dieci uccise avevano già subito un atto di violenza e l’avevano segnalato.

Questo libro racconta decine di casi di violenza, spesso silenziosa e quotidiana, attraverso la voce di chi l’ha subita, raccolti dall’autore durante un viaggio di qualche mese lungo tutto il nostro Paese. È la cronaca di una guerra che ha come obiettivo di impedire alle donne di essere libere di scegliere, di vivere, di amare. “E quindi” sottolinea l’autore “una storia che ci riguarda da vicino, perché ci dice come siamo nel profondo, tutti nessuno escluso. È una storia dell’Italia.”

Riccardo Iacona non voleva fare il giornalista. Al punto che anche quando già lo stava facendo da parecchi anni, se Michele Santoro non avesse insistito – «Riccardo, non fare il fesso, vai a fare almeno l’esame di Stato!» – oggi non sarebbe neanche giornalista professionista. È una delle tante cose che deve a Michele Santoro e a Samarcanda, Il Rosso e il Nero, Il raggio verde, Moby Dick, Sciuscià-Edizione straordinaria, le tante trasmissioni nelle quali ha lavorato dal 1988, anno in cui è entrato a far parte della squadra della terza rete Rai diretta da Angelo Guglielmi. Da quel momento in poi è entrato nel «fiume del lavoro», una trasmissione dietro l’altra fino a diventare «autore di se stesso»: da diversi anni, infatti, lavora all’ideazione e alla realizzazione di suoi programmi; prima con la serie dei «W»: W gli sposi, W il mercato e W la ricerca, poi con Case!, Ospedali!, Tribunali! e Pane e Politica; e adesso con Presadiretta, l’ultimo programma a cui sta lavorando, a partire dal quale, nel 2010, ha pubblicato per Chiarelettere il libro L’Italia in presa diretta (2010). Si considera molto fortunato perché sostiene che la Rai in cui ha mosso i primi passi era in forte espansione: era nata da poco una nuova rete, tutta da costruire, ci volevano giornalisti, autori, registi, le tre reti si facevano concorrenza tra loro e si moltiplicavano le trasmissioni di approfondimento giornalistico o comunque di racconto della realtà; insomma, erano decine le botteghe aperte dove un apprendista come lui poteva imparare a usare per la prima volta gli strumenti del mestiere e nutrire qualche speranza di costruire una carriera. Tutto l’opposto di oggi, dove il segno prevalente è quello della sottrazione: meno programmi giornalistici, meno finestre aperte sulla realtà, meno innovazione e meno competizione. Risultato: più conformismo. E migliaia di ragazzi, di giovani giornalisti, che rimangono fuori della porta, alla periferia della professione, senza uno straccio di contratto. È sicuro che se cominciasse adesso non riuscirebbe a fare neanche un decimo di tutto il lavoro che ha prodotto dal 1988 a oggi.

Autore: Riccardo Iacona
Titolo: Se questi sono uomini
Editore: Chiarelettere
Anno di pubblicazione: 2012
Pagine: 257
Prezzo: 13,90 euro

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Roberto Bisogno

One Comment

  1. Alberto

    Infatti mi sono sempre chiesto per quale motivo ad alcune donne piacciono gli uomini violenti, tanto da sposarli. Un uomo violento lo si nasa all’istante. Sarebbe interessante un libro sullo studio del fenomeno