“Regalo di nozze”: luci e ombre dell’ultimo Andrea Vitali

Emanuela Cicoira

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regalo-di-nozzeL’ultimo libro di Andrea Vitali “Regalo di nozze” (Garzanti) rientra sistematicamente nella sfera dei cosiddetti investimenti sicuri. “Ha la felicità del racconto”, scrive di lui Andrea Camilleri; un “campione dell’antica arte del racconto italiano”, specifica D’Orrico.

Il che è quanto mai vero. Intatti, su qualsiasi epoca della storia nazionale il medico condotto di Bellano dirotti la sua macchina del tempo, quel ramo del lago di Como che volge a Oriente si conferma sempre teatro di una commedia italiana inesauribile; la quale, sia essa messa in scena da sgualciti souvenirs del Ventennio o da speranzosi piccolo-borghesi del Dopoguerra, difficilmente riuscirà poco coinvolgente, affidata a una penna così prodiga di atmosfere e di colori.

L’ultima fatica dell’onesto romanziere, uscita per Garzanti lo scorso giovedì 15 novembre, si intitola “Regalo di nozze” e ci riporta agli anni del boom economico, quando possedere una 600 bianca come quella in copertina era considerata una conquista dalla maggior parte delle famiglie italiane. Al protagonista, Ercole Correnti, sembra di vedere sul lungolago la stessa vettura che vent’anni prima lo aveva portato al mare per la prima volta, in un’afosa giornata di luglio. Un’apparizione che, sotto gli occhi del misterioso avventore di un bar, scatena una successione di ricordi destinata a distrarlo per il resto della serata.

Su quella storica utilitaria lo zio Pinuccio aveva compiuto il suo ultimo viaggio. Era costui lo scapestrato fratello di sua madre Assunta, nonché loro unico parente, e alla sua costante presenza in casa Correnti (graditissima al piccolo Ercole) non erano estranee le frequenti richieste di prestiti legate alla dispendiosa condotta del “gagà”. Trentottenne tombeur de fammes per cui la cura dei propri baffi rappresentava una delle principali preoccupazioni nella vita, lo zio era stato il promotore di quella gita indimenticabile che la sua memoria si avvia a ricomporre come un grosso puzzle virtuale, un pezzo alla volta, proprio nel corso di una delle ultime cene da scapolo in casa di sua madre.

La tentazione spontanea di condividere con lei i rinverditi ricordi comuni svanisce sotto il flusso delle stranezze della serata: la donna lo accoglie con gli occhi lucidi; gli propina un inconsueto caffè notturno, accenna a una misteriosa sorpresa di là in salotto. Ercole, turbato da un complesso meccanismo di coincidenze, si ritrova improvvisamente in bilico tra il riproporsi di eventi passati e lo svolgersi di azioni presenti, mentre la 600 parcheggiata sul lungolago si trasforma in una sorta di presagio allo svelamento di un mistero precluso per anni alla sua limitata percezione di bambino.

Era suo padre Amedeo il proprietario dell’auto, custodita come un gioiellino finché l’amato zio Pinuccio non se n’era uscito con quell’audace proposta di sfuggire all’afa di luglio andando tutti insieme in cerca del mare della Liguria. In realtà, dopo otto ore di avventuroso viaggio e una teglia di melanzane alla parmigiana distribuita tra i vari stomaci, il mare avevano fatto in tempo a vederlo solo da lontano. Una sosta causa nausea, il clic di uno scatto fotografico, e il quartetto aveva ripreso la via del ritorno, verso un destino particolarmente ansioso di rivendicare i suoi diritti, in quella turbolenta estate degli anni ‘60.

Certo, nell’ormai famoso microcosmo di Bellano, le cose possono avvenire anche per caso. Può succedere, per esempio, che il ricordo di una vecchia fotografia porti a scoprirne un’altra sconosciuta. O si può temere che un infelice regalo di nozze presagisca una sventura… Se, però, la spiegazione razionale del tutto si rivela un po’ troppo semplice dopo cotanta suspance; se Telemaco, d’accordo, sfugge al suo destino, ma la citazione omerica di inizio-fine appare più criptica dello svelato retroscena della vicenda (motivo per cui un aficionado delle opere del bellanese potrebbe non classificare “Regalo di nozze” tra i suoi migliori romanzi), tant’è. Un libro, diceva Georges Bataille, non è forse la somma dei malintesi di cui è l’occasione?…

Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato “A partire dai nomi (1994), “L’ombra di Marinetti (1995, premio Piero Chiara), “Aria del lago (2001) e, con Garzanti, “Una finestra vistalago (2003, premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio letterario Bruno Gioffrè 2004), “Un amore di zitella (2004), “La signorina Tecla Manzi (2004, premio Dessì), “La figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), “Il procuratore (2006, premio Montblanc per il romanzo giovane 1990), “Olive comprese (2006) e “Il segreto di Ortelia (2007), “La modista (2008, premio Ernest Hemingway) e “Dopo lunga e penosa malattia (2008), “Almeno il cappello (2009, premio Casanova; premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante; Premio Campiello selezione giuria dei letterati; finalista premio strega), “Pianoforte vendesi (2009), “La mamma del sole (2010), “Il meccanico Landru” (2010), “La leggenda del morto contento” (2011), “Zia Antonia sapeva di menta” (2011) e “Galeotto fu il collier” (2012) . Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l’opera omnia.

Autore: Andrea Vitali
Titolo: Regalo di nozze
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazioni: 2012
Pagine: 151
Prezzo: 14 euro

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Emanuela Cicoira

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