Quer Pasticciaccio di Gadda. Intervista a Fabrizio Gifuni

Alessandra Stoppini

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querpasticciacciobruttodeviamerulanaFabrizio Gifuni, uno degli attori italiani più amati, legge “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda (Emons Audiolibri 2012), capolavoro della letteratura italiana del ‘900.

“Tutti oramai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile, uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi”.

Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po’ tozzo, di capelli neri e folti e cresputi” il commissario “aveva un’aria un po’ assonnata, un’andatura greve e dinoccolata”. Il suo aspetto non doveva lasciar trarre in inganno, perché don Ciccio “vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi” possedeva quella “certa praticaccia del mondo” che gli aveva permesso di avere una “certa conoscenza degli uomini: e anche delle donne”. Così Gadda descriveva Ingravallo poliziotto di origine molisana, commissario della Squadra Mobile di Polizia che non corrisponde alla figura dell’investigatore classico, perché le sue passioni, incertezze e angosce lo rendono umano, vulnerabile, esposto.

Il suo personaggio si muove nella Roma fascista del 1927 quando nel Palazzo degli Ori, situato in via Merulana 219 poco lontano dal Colosseo, all’anziana contessa Menegazzi “era vedova”, vengono rubati i gioielli di famiglia. Pochi giorni dopo nello stesso piano nell’appartamento di fronte viene uccisa la signora Liliana Balducci “ricca, ricchissima” e “desiderabile donna” frustrata da un desiderio non appagato di diventare madre. Le indagini vengono affidate al poliziotto Ingravallo, il quale ben presto si trova coinvolto in una serie di bugie, omissioni, segreti che dal Palazzo degli Ori, “la gente del popolo lo chiamaveno così” perché “tutto er casamento insino ar tetto era come imbottito de quer metallo”, si diramano sino ai Castelli Romani da dove provengono le domestiche dell’assassinata e tutte quelle presunte nipoti che “la sora Liliana” accoglieva a casa come se fossero figlie sue. Un maledetto imbroglio per don Ciccio che non termina con la consueta scoperta del colpevole, perché per Gadda l’animo umano non è razionale e quindi la nostra esistenza è tutta un caos, un pasticciaccio appunto. “Se so sparati a via Merulana, ar duecentodiciannove, su le scale, ner palazzo de li pescicani”.

Carlo Emilio Gadda, volontario nella divisione degli alpini allo scoppio della I Guerra Mondiale dove aveva appreso quella cognizione del dolore che sarebbe stata fedele compagna della sua vita, aveva ideato il suo romanzo più noto nel 1945. Durante il soggiorno a Firenze dell’autore era nata la prima stesura del Pasticciaccio sotto l’impulso liberatorio della fine della guerra e della caduta del fascismo. Il libro apparso per la prima volta in cinque puntate sulla rivista Letteratura nel 1946 venne pubblicato in volume nel 1957 dall’editore Livio Garzanti e rese subito Gadda, finora conosciuto e stimato solo in una ristretta cerchia di critici, famoso e noto al grande pubblico. Fabrizio Gifuni da alcuni anni si è reso interprete ideale dell’autore milanese “Gadda in vita venne equivocato si pensava a lui come un umorista” e rende vivi e presenti con la sua bella voce i tanti volti presenti nel romanzo. “Questo è il lavoro più bello che abbia fatto in tanti anni” dichiara l’attore che ha fatto della sua professione un impegno civile costante. Quattordici ore di lettura che testimoniano la grande passione che Gifuni ha per Gadda. Un’appassionante lettura dal sapore quasi epico. L’attore conduce quindi chi ascolta nei vicoli e nelle piazze romane riuscendo a svelare aspetti inediti della personalità di Ingravallo “persona distintissima” che ama coltivare l’arte del dubbio. “’O turpe mistero ‘e sto munno”.

Abbiamo intervistato Fabrizio Gifuni al termine della lettura di alcuni stralci del testo avvenuta in occasione dell’uscita dell’audiolibro il giorno 11 novembre alle ore 11 presso il Cinema Nuovo Sacher di Roma in Largo Ascianghi 1. Alla lettura è intervenuto il critico letterario Andrea Cortellessa che ha definito la pubblicazione dell’audiolibro “la realizzazione di un sogno, perché ciascuna persona che ha letto il libro di Gadda ha sempre avuto il desiderio di ascoltare quella molteplicità di voci presenti nel Pasticciaccio”. “Infatti – ha proseguito Cortellessa – Gifuni fa parlare la voce narrante con il dialetto molisano, terra di origine di Ingravallo. Il dialetto per Gadda era lo specchio della corruzione del mondo”.

Come si è sviluppato il Suo interesse per Gadda?
“Il mio interesse per Gadda risale ad anni giovanili, intorno ai vent’anni proprio dalla prima lettura del Pasticciaccio che mi fu consigliata da un mio insegnante di Storia della Musica in Accademia (1). Da quella lettura che mi ha spostato lo sguardo sulle cose del mondo è iniziata la mia passione per Gadda che non si è più interrotta.”

Qual è l’aspetto di don Ciccio Ingravallo che più la affascina?
“Questo sguardo sulla complessità delle cose del mondo. La sua famosa visione legata al groviglio, al garbuglio, al gomitolo, all’infinito gnommero dell’esistere, e anche quel cercare di tenere insieme nella sua missione investigativa la complessità delle cose. Questa è una cosa che sicuramente rende Ingravallo una figura eccentrica. Ma forse la cosa più interessante è questa continua dissolvenza tra il personaggio di Ingravallo e il personaggio di Gadda per cui continuamente l’autore fa apparire dietro la figura del commissario se stesso e poi si nasconde di nuovo agli occhi del lettore.”

Quando interpreta Gadda a teatro e anche quando ha prestato la Sua voce al commissario Ingravallo ha mai pensato al film Un maledetto imbroglio che Pietro Germi diresse e interpretò nel 1959 rielaborando il romanzo dell’autore milanese?
“No. Onestamente no, perché il film di Germi è un film che si sgancia anche volutamente dall’impianto del romanzo. Né in teatro né in questa lettura dell’audiolibro c’è mai questa mimesi naturalistica per rappresentare un personaggio, mentre nel film di Germi essendo un’opera cinematografica doveva esserci naturalmente la creazione di caratteri veri.”

Per quale motivo l’opera omnia di Gadda resta sempre attuale?
“Perché l’avvento della lingua di Gadda nel Novecento italiano è una pietra miliare da cui non si potrà e non si può più prescindere. L’attualità di Gadda sta innanzitutto in questa riscoperta della lingua fantasmagorica che lui scatena nel senso letterario del termine, cioè toglie le catene alla lingua. Inoltre molte delle sue opere hanno un’inaspettata attualità per quello che riguarda gli aspetti del mondo e della società italica.”

(1) Accademia Nazionale Drammatica Silvio D’Amico di Roma.

Fabrizio Gifuni, consacrato dal film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana (Nastro D’Argento come migliore attore protagonista), ha lavorato con registi come Giuseppe Bertolucci, Gianni Amelio, Ridley Scott. Per la televisione, lo ricordiamo nei ruoli di Alcide De Gasperi in De Gasperi, l’uomo della speranza (2005) per la regia di Liliana Cavani, e Franco Basaglia in C’era una volta la città dei matti… (2010) per la regia di Marco Turco. Tra i suoi lavori teatrali, gli spettacoli ‘Na specie di cadavere lunghissimo (2004) e L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro (2010) dedicati rispettivamente a Pasolini e Gadda e facenti parte del progetto Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione, ideati dallo stesso Gifuni per la regia di Giuseppe Bertolucci, hanno avuto in passato e continuano ad avere uno straordinario successo di pubblico e critica.

Carlo Emilio Gadda considerato uno dei più grandi autori italiani del ‘900, è stato ingegnere, scrittore, giornalista e poeta. “La sua carriera di scrittore incontrò gli ostacoli classici, economici e ambientali: più quelli dell’era, anzi delle diverse ere che gli toccò di attraversare”, scrive lo stesso Gadda in una nota autobiografica alla prima edizione (1957) del Pasticciaccio. Ha lavorato per il terzo programma radiofonico della Rai dal 1950 al 1955. Nato a Milano “vi trascorse un’infanzia tormentata e un’adolescenza anche più dolorosa” scrive ancora di suo pugno. Visse dieci anni a Firenze, dal 1940 al 1950: “gli anni belli, quand’era venuto il bello”. Poi a Roma, “nella capitale della Repubblica a quattordici chilometri dal centro, in una casa di civile abitazione, confortato nottetempo dagli ululati dei lupi e lungo tutto il giorno dai guaiti di copiosissima prole, non sua, ma ugualmente cara e benedetta”.

Autore: Carlo Emilio Gadda

Titolo: Fabrizio Gifuni legge Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Editore: Emons Audiolibri

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 18,90 euro

1 CD MP3, versione integrale

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