Naipaul e la perdita dell’Eldorado per Adelphi

Michele Lupo

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la-perdita-delleldoradoTappa lontana nel tempo della lunga carriera di V.S.Naipaul, ma tradotta solo ora “La perdita dell’Eldorado” arricchisce di un nuovo titolo il catalogo Adelphi. Naipaul è notoriamente uno degli scrittori più antipatici del globo.

Non solo per gli atteggiamenti spiccioli dell’uomo che molte volte le cronache hanno potuto registrare qua e là per il mondo. Anche alcune sue posizioni culturali, si vorrebbe dire ideologiche, hanno destato scalpore, sconcerto a volte condivisibilissimo e spesso anche stupide reprimende negli anni tragicomici del politicamente corretto – per esempio quando scrisse che non c’era nessuna scrittrice in giro per il globo brava quanto lui. Questo probabilmente gli ha allontanato potenziali lettori fra coloro che prima di leggere uno scrittore che non conoscono si preoccupano di sapere quanto è di sinistra e se ha firmato le petizioni giuste. Naipaul invece è autore di alcuni ottimi libri – una delle smentite di quella teoria che vuole l’assegnazione del Nobel per la letteratura solo a scalzacani meritevoli di essere artisticamente marginali e di vivere fuori dall’Impero, occorrenza capitata non poche volte, non più delle occasioni che ci hanno permesso invece di conoscere scrittori dei quali non avremmo sfortunatamente saputo mai nulla.

Naipaul alterna da sempre narrativa (di brillantissima vocazione satirica) e saggistica storica. A partire dal bellissimo Una casa per Mr Biswas, per arrivare, su un versante non finzionale, a quei Fedeli a oltranza, che descriveva molto bene nel 1998 l’origine non araba di certi movimenti fondamentalisti islamici (religione che più volte ha detto francamente di detestare)

La perdita dell’Eldorado è in realtà un lavoro – terribilmente faticoso, dice l’autore, e in un certo senso drammatico proprio dal punto di vista delle pessime emozioni che gli procurò la lunga ricerca necessaria per scriverlo -, un lavoro, si diceva, giovanile. Rappresenta la scoperta di quanto la schiavizzazione perpetrata nel primo colonialismo tra la fine del ‘500 e i primi anni del ‘600 nella sua terra – Trinidad – fosse stata terrificante per gli indigeni che l’avevano subita.

L’indicile dolore” confessato da un autore la cui immagine di uomo nel mondo è consegnata da tempo alle figure della collera e del dispetto ebbe a che fare con le tracce – reperite in due anni di lavoro negli archivi – di una violenza inaudita, di “torture e fustigazioni” che la storiografia aveva presto cancellato – quasi che la colonizzazione di Trinidad fosse stata il frutto di un gentleman’s agreement.

I massacri perpetrati sugli indigeni di Trinidad non furono inferiori a quelli che insanguinarono e cambiarono la faccia della terra che posa fra l’odierno Messico e la Terra del Fuoco. Molti anni dopo sulla New York Review of Books, Naipaul avrebbe scritto un articolo non privo di tratti razzisti dal titolo “Our universal civilization” nel quale la civiltà bianca e occidentale veniva esaltata come la migliore del mondo. Nella qual cosa a un primo sguardo ripeteva, lui, nato da indiani bramini e che quindi non vi apparteneva, sebbene ne avesse scelto la lingua, quella dinamica – analizzata nei Fedeli a oltranza – per cui i convertiti a un nuovo credo possono essere più nevroticamente feroci dei fratelli maggiori “nativi”. Ma, a parte il fatto che le contraddizioni più acute non hanno mai diminuito il valore di uno scrittore, ciò che nell’opera complessiva di Naipaul emerge come il demone raccapricciante da combattere è proprio quello della marca identitaria che chiude gli esseri umani alla conoscenza dell’altro. Il che per un intollerante è un bel paradosso. E se “la storia di Port of Spain cambia con la gente che viene ad abitarci”, la stessa favola di una Trinidad multiculturale non regge per Naipaul agli occhi di una verifica empirica, perché, come ha peraltro sostenuto da più parti, i vari mondi, ora come allora, si giustappongono e vivono a mutue distanze.

V.S.Naipaul, scrittore nato nel 1932 a Trinidad da genitori indiani, naturalizzato britannico ha scritto fra gli altri Il massaggio mistico; Una casa per il signor Biswas; In uno Stato libero; India: un milione di rivolte; Fedeli a oltranza: un viaggio tra i popoli convertiti all’Islam

Autore: Vidiadhar S. Naipaul

Titolo: La perdita dell’Eldorado

Traduttori: Colosio L., Pignataro L. M.

Editore: Adelphi

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 405

Prezzo: 26 euro

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Michele Lupo

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