La malafinanza vista da Gianni Dragoni

Alessandra Stoppini

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banchieri-compariIl saggio d’inchiesta “Banchieri & Compari. Come malafinanza e cattivo capitalismo si mangiano i soldi dei risparmiatori” di Gianni Dragoni (Chiarelettere, 2012) descrive “le speculazioni delle banche e gli artifici della finanza, i finanziamenti facili agli amici e il credito negato alle imprese sane”.

Il giornalista de Il Sole 24 Ore forte della sua esperienza di lavoro presso il quotidiano economico e grazie all’arricchimento professionale sviluppato partecipando alla trasmissione televisiva di Michele Santoro Servizio Pubblico, in otto capitoli racconta tutta quella malafinanza italiana, cioè quella ragnatela di relazioni e “quei meccanismi moltiplicatori simili a scommesse o a puntate in una bisca”. L’autore ricostruisce con tenacia e pazienza tutte quelle storie e casi esemplari, le scorribande della finanza e le speculazioni delle banche che s’incrociano con la ragnatela di partecipazioni, i conflitti d’interesse, le triangolazioni con l’estero per aggirare il fisco con un’evasione miliardaria. Ovviamente di tutta questa situazione a farne le spese sono i risparmiatori e i contribuenti.

Le cifre del resto sono allarmanti: in Europa ci sono 25 milioni e mezzo di disoccupati, l’Italia insieme alla Grecia e alla Spagna è uno dei paesi più colpiti. L’economia reale è in declino in quasi tutta Europa, solo la Germania continua a crescere anche se con minore velocità. L’economista statunitense Paul Krugman il 12 giugno del 2012 ha scritto sull’International Herald Tribune “l’intera storia comincia ad assomigliare a una commedia già vista: l’economia crolla, la disoccupazione va alle stelle, le banche entrano in difficoltà, i governi corrono in soccorso. Ma sono le banche a essere salvate, non i disoccupati”. Se tutto questo è tragicamente vero, l’attualissimo pamphlet di Dragoni svela dove vanno a finire i soldi dei risparmiatori.

Pochi giorni prima del Natale del 2011 la Banca Centrale Europea (BCE) (1) ha elargito a 523 banche europee che l’hanno richiesto, un maxiprestito (tre anni a un tasso fisso di appena l’uno per cento l’anno) di 489 milioni di euro. Il 29 febbraio 2012 l’istituto di Mario Draghi ha erogato un secondo maxiprestito per tre anni, sempre al tasso dell’uno per cento, “per dissetare 800 banche di tutta Europa a corto di soldi”. La BCE ha elargito in totale 1019 miliardi. In questa sorta di grande bancomat le banche italiane sono quelle che hanno ottenuto di più: 270 miliardi più di un quarto del totale distribuito in Europa. In Italia il grosso è andato a Intesa SanPaolo, che ha avuto 36 miliardi, seguita da Unicredit con quasi 24, Monte dei Paschi con una ventina, Mediobanca con 7,5 e qualche altra decina di istituti, elenca l’autore. A questo punto è lecito domandarsi perché le nostre banche abbiano bisogno di così tanta liquidità. Dragoni lo spiega in maniera eloquente, senza fare sconti a nessuno: le banche italiane sono imbottite di Bot, Btp e Cct comprati quando sembravano un investimento sicuro, ora con il crollo della fiducia questi titoli si sono svalutati e di conseguenza sono diventati ad alto rischio.

Dove sono andati a finire i soldi della BCE? Con il denaro ricevuto da Francoforte le banche hanno comprato altri titoli di stato che il Ministero del Tesoro altrimenti non avrebbe saputo come piazzare, guadagnandoci perché più sale lo spread, il differenziale tra i tassi d’interesse dei Btp a 10 anni italiani e i Bund tedeschi a 10 anni, più le banche ci guadagnano. Tutto questo ha solo un nome: speculazione. Alla fine chi paga? La risposta questa volta è semplice: gli Stati attraverso le tasse pagate da noi cittadini. I governi europei hanno salvato le banche (se una banca rischia il fallimento lo Stato deve intervenire) riempiendole di liquidità ma tutto questo denaro non è stato rimesso in circolo per finanziare le imprese, la produzione, gli investimenti e tutte quelle famiglie che cercano un mutuo. I soldi erogati alle banche non hanno creato occupazione ma hanno favorito i soliti noti. Eppure – prosegue l’autore – “molti sostengono che sia stato proprio il sistema bancario con i suoi giochi pericolosi a innescare la grande crisi mondiale che sta togliendo il futuro a milioni di persone”.

Il giornalista/scrittore spiega come stanno realmente le cose in Italia, e la prospettiva non è rosea. L’Italia è sull’orlo del baratro, il debito dello Stato galoppa e le banche, perfino le più grandi, hanno bisogno di soldi”. Il debito pubblico sfiora i 2000 miliardi di euro. Il nostro Paese fa parte di un club del quale non andare fieri: è il club della vergogna denominato Piigs, acronimo dispregiativo che la comunità finanziaria internazionale, soprattutto anglosassone, ha appioppato ai paesi europei più fragili (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) i primi a cadere preda della crisi e della grande speculazione internazionale “un movimento spinto da ingenti capitali che fa leva sui rischi della fine dell’euro e di bancarotta degli Stati”.

La vera emergenza da affrontare è quella dell’enorme debito pubblico, per ridurlo sono allo studio diverse possibilità tra le quali la controversa Imposta Patrimoniale avversata da diverse parti politiche. Anche il cosiddetto Decreto Salva Italia del 4 dicembre 2011 del governo del Premier Mario Monti si è rivelato un decreto salva banche, spiega ampiamente l’autore. Eppure diversi banchieri avevano sostenuto che le banche italiane erano le più solide, lo diceva l’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e lo sosteneva Corrado Passera, attuale Ministro per lo Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti quando era a capo di Banca Intesa SanPaolo. Abbiamo scoperto che non è così. Un altro fattore di debolezza per le banche è rappresentato dai loro investimenti nel mattone in un periodo nel quale il mercato immobiliare è in crisi e i prezzi sono in frenata. Sono davvero così vulnerabili le banche italiane? Ebbene sì, anche perché i problemi non derivano dai piccoli risparmiatori che non riescono a pagare le rate del mutuo ma soprattutto dalla crisi dei grandi gruppi “che sono stati sostenuti anche quando era evidente che stavano affondando”.

Altro fatto paradossale, insiste Dragoni, è stato che la crisi e i problemi di liquidità non hanno interrotto la proliferazione di comode poltrone per i top manager. Esempi di super stipendi si trovano elencati a titoli cubitali all’inizio del volume: nel 2011 Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, ha ricevuto 2,93 milioni lordi; Pier Francesco Saviotti del Banco Popolare 2,03 milioni; Federico Ghizzoni di Unicredit 2,01 milioni; Giovanni Bazoli, presidente di Intesa SanPaolo, 1,62 milioni, e l’ex amministratore Corrado Passera 3,26 milioni.

Un’inchiesta e un reportage travolgente che porta alla luce molti lati oscuri, mette in evidenza come in Italia in tutti gli affari caratterizzati da una commistione tra pubblico e privato a rimetterci sia di solito lo Stato, cioè i contribuenti italiani. Parlando della crisi che ci ha fatto precipitare nella recessione dove al centro ci sono le banche (e più sono grandi, più sono in difficoltà), l’autore ci svela tutta quella malafinanza e tutto quel malcostume operato a spese della collettività. Del resto lo sosteneva Seneca svariati secoli fa “è troppo tardi per fare economia quando i soldi sono finiti”.

(1) La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l’euro, la moneta unica dell’UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell’UE. La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria per i 17 paesi dell’Unione Europea che hanno aderito all’Euro e che formano la cosiddetta Zona euro o area dell’Euro. dell’UE.

Di Gianni Dragoni abbiamo pubblicato il 31/10/2012 l’intervista relativa all’Affaire Ilva, argomento quanto mai attuale del quale l’autore se ne è occupato nell’e – book Ilva. Il padrone delle ferriere (Chiarelettere 2012):  http://www.ilrecensore.com/wp2/2012/10/ilva-il-padrone-delle-ferriere-intervista-a-gianni-dragoni/

Gianni Dragoni è nato a Fusignano (Ravenna) il 26 ottobre 1957 e vive a Roma, dove si è laureato in giurisprudenza all’Università La Sapienza. È inviato del quotidiano Il Sole 24 Ore, dove lavora dal 1985. È specializzato in economia, industria, finanza, spaziando dalle grandi imprese pubbliche alle privatizzazioni, dai conflitti d’interesse ai bilanci delle squadre di calcio. Su Il Sole 24 Ore cura la rubrica Pay watch, che racconta quanto guadagnano i manager delle società quotate, e su IL, mensile dello stesso gruppo editoriale, cura la rubrica Poteri deboli, che mette in mostra il lato debole dei poteri forti. Nel 2009 gli è stato assegnato il Premiolino. Ha scritto un altro libro con Giorgio Meletti: La paga dei padroni (Chiarelettere 2008). Nel 2011 ha pubblicato per Chiarelettere Capitani coraggiosi. I venti cavalieri che hanno privatizzato l’Alitalia e affondato il Paese. Per la collana ebook Original, Alta rapacità (2012) sui cavalieri Montezemolo e Della Valle che hanno inaugurato il treno ad Alta velocità Italo che collega Napoli a Milano, e Ilva (2012), sul padrone delle ferriere, Emilio Riva che si è arricchito comprando la siderurgia di Stato e oggi tiene in scacco un’intera città, Taranto. È ospite fisso della trasmissione di Michele Santoro Servizio Pubblico.

Autore: Gianni Dragoni

Titolo: Banchieri & Compari.
Come malafinanza e cattivo capitalismo si mangiano i soldi dei risparmiatori

Editore: Chiarelettere

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 15 euro

Pagine: 176

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Alessandra Stoppini

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