“La città color zafferano”. Bombay tra metropoli e mito

Michela Gelati

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la-citta-color-zafferanoSembra denso di una nostalgia per una città mai completamente vissuta eppure sempre amata, “La città color zafferano(Bruno Mondadori 2012), il romanzo-saggio storico dell’indiano Gyan Prakash.
L’autore è Professore di storia nella prestigiosa università di Princeton, negli USA, e autore di  in visita in Italia in occasione del Festival del settimanale Internazionale a Ferrara.

Un saggio che racconta Bombay e i suoi abitanti attraverso andirivieni nella storia, sempre coerenti, tra star di Bollywood, omicidi eccellenti, fumetti e caffè, slum e palazzi Art Decò. Nato in una cittadina del subcontinente, Prakash ora vive tra gli USA e la metropoli indiana. “Bombay è la nostra Londra, la nostra New York” racconta. “E per me, quando ero ragazzo, era la grande città lontana, il posto dove andare, dove accadevano le cose. La città della modernità indiana, dell’industria cinematografica che ha reso l’India famosa nel mondo. A Bombay non si va per vedere vestigia storiche, ma per sentire l’energia di una città in cui il 60% degli abitanti sono venuti da fuori per crearsi una nuova vita. Un patchwork di culture”.

Come le relazioni tra queste comunità sono cambiate nel tempo, anche per lo sviluppo economico?
“Bombay resta una terra delle opportunità per gli immigrati da altri Stati dell’India. Ma qualcosa è cambiato negli anni con l’ascesa dello Shiv Sena (il partito estremista hindu, ndr) e i contrasti tra hindu e musulmani. Negli anni ’60 la città era colorata dalle bandiere rosse del Partito Comunista, ora sventolano quelle giallo zafferano dello Shiv Sena: da qui anche il titolo del libro. Il partito ha avuto successo negli anni perché non offriva utopie, come i comunisti, ma proposte di azione diretta, purtroppo anche violenta, contro gli immigrati da altre regioni e i musulmani. Trasmetteva un ideale di forza, azione e mascolinità in cui si sono identificati molti giovani. Certo è che poi le persone devono convivere per fare affari, hindu e musulmani: per questo le tesi dello Shiv Sena iniziano a faticare a trovare largo seguito.”

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Michela Gelati

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