“Un giorno mi troverai”

Redazione

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un-giorno-mi-troveraiDal Giappone, dove si è trasferita con Yoshi, Lucy Jarrett è tornata a casa. Dopo aver a lungo viaggiato all’estero, nella grande casa in riva al Lago dei Sogni, nella regione dei Finger Lakes, stato di New York, ritrova la madre, reduce da un piccolo incidente automobilistico e molti ricordi.

Rivive, soprattutto, la morte del padre, avvenuta molti anni prima: una morte della quale la ragazza si sente in qualche modo responsabile. Nella grande tenuta tutto sembra essersi fermato a quel tragico momento: “La casa imponente, con due ampi portici e una torretta, era un po’ inclinata, come se avesse esalato un profondo respiro. La vernice si staccava dagli infissi in legno e dal portico. Il giardino notturno di mia madre si era completamente inselvatichito“.

Eppure i cambiamenti avvenuti sono molti: il fratello Blake aspetta un figlio dalla compagna Avery ed ha deciso di accettare l’offerta di lavoro dello zio, nell’impresa di famiglia – la Dream Master Ferramenta e Serrature – nonostante i rapporti da sempre piuttosto tesi fra le due famiglie; la base militare che dava lavoro a molte persone e che era sorta su terreni requisiti è stata chiusa e un gruppo di ecologisti vorrebbe trasformare la zona in un’area protetta, al riparo dalla speculazione edilizia. Anche la cittadina ha cambiato volto grazie a nuovi negozi – agenzie di viaggi, gioiellerie, agenzie immobiliari -, alle ville e agli edifici restaurati con cura, dove hanno aperto locali alla moda e, fra questi, la vetreria di Keekan, un “vecchio amico” di Lucy.

Nella torretta della casa, nel ripostiglio sotto un sedile della finestra, la ragazza trova alcuni opuscoli pubblicati nello stato di New York fra il 1911 e il 1913: piccole riviste, il volantino di una manifestazione a favore del diritto di voto alle donne e una lettera indirizzata al bisnonno Joseph, nella quale una misteriosa quanto sconosciuta “R.” scrive di Iris, costretta a lasciare la casa dove vive. La calligrafia risulta essere molto simile a quella del biglietto che accompagnava un lenzuolo da bambino finemente ricamato con lune e fiori, ritrovato in un vecchio baule. Lo stesso motivo, inoltre, è presente sulle preziose vetrate della chiesa, dove appare più volte anche una donna con un mazzo di iris in mano.

E’ possibile che si tratti di semplici coincidenze, oppure persone, luoghi e fatti sono tutti legati fra loro? E’ possibile che il passato della famiglia Jarrett nasconda un segreto rimasto nascosto fino a questo momento? Grazie alle sue ricerche, Lucy riesce a ricostruire vicende da tutti ignorate, ma alle quali si sente profondamente legata. La storia di Rose e di Iris, due donne che hanno pagato il prezzo di un comportamento inaccettabile per l’epoca – avere un figlio fuori dal matrimonio – riapre ferite mai completamente guarite: “Guardandomi indietro, ero stata anch’io così, per anni e anni, mi ero rinchiusa in me stessa, schiacciando la tristezza e il lutto sotto le mie giornate avventurose e impegnate, così da non sentirmi sopraffatta. Ora il dolore mi stava inghiottendo, come se fino a quel momento avessi camminato sulla crosta sottile che si era formata sulla superficie per poi spezzarsi, facendomi piombare all’improvviso in fondo alla sua oscurità“.

Ed è viva in lei la sensazione che “qualunque fosse l’inizio, la storia si era poi dipanata, un evento aveva condotto a quello successivo, in ogni generazione erano emerse la bellezza e il lutto, fino ad arrivare a me, seduta lì, a cent’anni di distanza dalla cometa, inserita nella storia in un modo che nessuno si sarebbe mai immaginato“.

A cinque anni dal grande successo di Figlia del silenzio, l’autrice americana Kim Edwards ci consegna un romanzo ricco di temi e di immagini suggestive, dove la vicenda personale di Lucy Jarrett, con le molte questioni irrisolte, è intimamente legata al passato della sua famiglia. Dal punto di vista formale, una delle caratteristiche che immediatamente risulta evidente al lettore è il realismo con cui, grazie ai continui riferimenti a dati sensoriali, la Edwards descrive persone, ambienti e oggetti – la cometa, l’acqua, il vetro, la casa, il lago, le serrature, i fiori, la natura selvaggia…

E tuttavia la pagina o la situazione descritta è tale da scoprire tutta una trama di risvolti e di implicazioni simboliche. Proprio come nei sogni – o gli incubi – nei quali a Lucy capita di vivere un’esperienza con estrema precisione di particolari e di avere, nello stesso tempo, la lucida consapevolezza che si tratta, appunto, di un sogno, così nel romanzo dimensione realistica e dimensione simbolica coesistono. Il ritorno a casa rappresenta una sorta di viaggio verso la consapevolezza di sé e dei propri limiti, verso la comprensione di un passato sconosciuto e segreto e verso il superamento delle insicurezze e dei conflitti.
E, naturalmente, verso la pace, con se stessi e con gli altri.

Kim Edwards insegna letteratura inglese alla University of Kentucky e vive a Lexington con il marito e due figlie. Ha raggiunto il successo mondiale con il suo romanzo d’esordio, Figlia del silenzio. Dopo la raccolta di racconti La madre perfetta è stato pubblicato il suo secondo romanzo, Un giorno mi troverai, molto atteso dai lettori e dunque balzato subito in testa alle classifiche statunitensi e inglesi.

Autore: Kim Edwards
Titolo: Un giorno mi troverai
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 432
Prezzo: 18,60 euro

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