L’Aut aut di Santoni e quel sapore di lotta di classe

Massimiliano Coccia

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santoni-grandeLe parole sono importanti“, gridava in maniera scomposta Nanni Moretti nel suo Palombella Rossa, “perché chi parla male, pensa male e agisce male“. Sembra che questo predicato Gabriele Santoni nel suo “Aut Aut” (Giulio Perrone Editore) lo abbia applicato perché è un libro dove le parole assumono una loro centralità e una ponderatezza che rende scorrevole ed avvincente il tessuto narrativo. 


In queste pagine la storia di Matteo militante di Rifondazione Comunista che fresco di laurea, dopo aver lavorato in un call center, riesce ad ottenere un contratto a tempo indeterminato in un centro di accoglienza per immigrati, uno dei tanti che animano le metropoli d’Italia. Come si conviene il lavoro è davvero squallido, privo di soddisfazioni, però Matteo sa bene che fuori da quella prospettiva noiosa e ripetitiva c’è la precarietà. Un giorno però Enrico, il suo migliore amico, politico ammiccante e senza dubbio convicente, non gli propone di entrare come dirigente di una società di energie alternative nella quale dovrà accettare compromessi, illeciti, comportamenti distanti anni luce dalla sua morale e dalla sua storia personale.

E qui Matteo dovrà scegliere se bruciare tutto, se uccidere il “Matteo compagno”, leale, sincero, il “Matteo” che il padre con orgoglio aveva cresciuto ed istruito. 
E’ nell’alveo di questa scelta complessa che le capacità narrative di Santoni si fanno spazio, in un romanzo giocato pericolosamente su una storia che forse abbiamo già sentito, un conflitto che forse abbiamo anche vissuto, ma che si mostra nuova per la capacità dell’autore di strutturare un climax e delle atmosfere sempre avvolgenti e rinnovate nelle interazioni del personaggio e nella sua volontà di dialogo con il mondo che lo circonda.

Un romanzo dunque che sfugge agli stereotipi di una lotta di classe fuori tempo massimo ma che concettualmente la rinnova, facendola diventare una lotta interiore, dove la forza stenta ad arrivare e dove le idee perdono il passo davanti alla sopravvivenza. Il protagonista di questo romanzo è un figlio del popolo che più che sognare una scalata sociale pensa che sia forse l’unica ancora di salvezza per fuggire alla miseria, in una società dove non c’è differenza tra l’essere e avere. 
E’ un “aut aut” chiaro quello che l’autore ci regala con sapiente bravura e con la forza narrativa che si conviene ad un giovane scrittore che riesce a mescolare un linguaggio alto ad una sintesi narrativa che rende il testo “leggero” in senso calviniano.

Gabriele Santoni nasce a Velletri nel 1977. Redattore e reporter fino al 2001, vive ora a Milano dove lavora. Membro dell’associazione Anonima Scrittori di Latina ha partecipato con i propri racconti a diverse iniziative letterarie, prima fra tutte l’antologia Il Bit dell’Avvenire (Tunué-2008) insieme ad Antonio Pennacchi, Lorenzo Pavolini, Antonio Pascale e Giancarlo Baroni. Nel 2010 è stato vincitore del Premio Speciale Città di Roma – Subway Letteratura con il racconto Meglio Prete che Operaio. Nello stesso anno vince Pensieri d’inchiostro, concorso per racconti brevi indetto dalla Giulio Perrone Editore. Numerosi racconti compaiono in raccolte e sul web. Sta scrivendo il suo primo romanzo.

Autore: Gabriele Santoni
Titolo: AUT AUT
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Giulio Perrone
Prezzo: 12 euro
Pagine: 176

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Massimiliano Coccia

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