“Un’arida stagione bianca”: la giustizia ai tempi dell’apartheid

Michela Gelati

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unarida-stagione-biancaBen Du Toit, il protagonista del romanzo “Un’arida stagione bianca” di André Brink (Frassinelli, 2012) è un insegnante, un uomo “normale, di buon carattere, innocuo, non straordinario“.

Un uomo come tanti: nella casa dove vive con la famiglia, in uno dei sobborghi bianchi di Johannesburg, tra prati ben curati e bambini biondi che giocano in cortile, gli echi delle prime rivolte dei neri contro l’apartheid arrivano attutiti, come da un altro mondo. Fino a quando un suo amico nero, Gordon Ngubene, inserviente nella scuola di Ben, viene arrestato dalla polizia e muore in carcere. Pare che si sia suicidato, ma bastano i trascorsi famigliari di Gordon – un figlio sparito nelle carceri sudafricane dopo aver partecipato a una rivolta nella township di Soweto – a far insospettire Ben, che farà della ricerca della verità sulla morte dell’amico la sua missione, sacrificando tranquillità, famiglia, carriera.

Da cittadino fermamente convinto dell’onestà del governo e delle istituzioni, Ben inizia a scavare nella vicenda di Gordon, ricostruendo le incongruenze nei rapporti della polizia e delle autorità sulla morte dell’amico. Inizia a frequentare gli amici più stretti di Gordon, addirittura si spinge, primo tra i bianchi, fino a Soweto. Città nella città, nello stesso Sudafrica del protagonista eppure un altro pianeta di miseria, rabbia, disperazione, fatto di strade polverose, odore di gomma bruciata, bambini già adulti lasciati a se stessi.

Il bel romanzo di Brink – pubblicato per la prima volta nel 1979, prima denuncia dell’apartheid da parte di un bianco, e ora ristampato da Frassinelli – è un crescendo di tensione che rende il lettore partecipe della vita ormai sconvolta del protagonista, spiato nella sua stessa casa, durante le sue telefonate, costretto a nascondere le carte su cui sta indagando in un doppiofondo nell’armadio degli attrezzi. Ben perderà tutto quello in cui pensava di credere – la sua sicurezza di uomo bianco, la sua professione rispettabile, l’amore della moglie, il rispetto dei vicini – senza mai smettere di cercare la verità. Ed è, la sua, una storia tanto più importante perché non è quella di un eroe designato, ma di un uomo normale, quasi banale, persino pauroso. Un uomo come tanti, che sembra aprire improvvisamente gli occhi.

Un romanzo sulla necessità della ricerca della giustizia, a tutti i costi, come scrive Brink, anche se consapevoli dei propri limiti: “ci sono due tipi di follia da cui guardarsi: uno è credere che possiamo fare tutto. L’altro è credere che non possiamo fare niente”.

André Brink, nato in Sudafrica nel 1935, ha ricevuto prestigiosi premi letterari nonostante alcuni suoi romanzi siano stati a suo tempo banditi per ragioni politiche. La Gran Bretagna gli ha conferito il premio alla memoria di Martin Luther King e la Francia lo ha nominato Cavaliere della Legion d’Onore. Tra i titoli tradotti in italiano, “La polvere dei sogni” e “Desiderio” (Feltrinelli) e “La prima vita di Adamastor” (Instar Libri). Da “Un’arida stagione bianca” è stato tratto l’omonimo film con Marlon Brando e Donald Sutherland.

Autore: André Brink

Titolo: Un’arida stagione bianca

Traduzione: Eileen Romano

Editore: Frassinelli

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 18,50 euro

Pagine: 372

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Michela Gelati

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