La macchia: thriller dal Nord Est. Intervista a Mazzon

Chiara Pieri

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la_macchia_mazzonAvevamo già parlato di Andrea Mazzon, per Olio, il suo romanzo d’esordio, una storia d’intrighi, d’amore e d’amicizia, tra l’ironico l’attuale e il grottesco. A quattro anni di distanza lo scrittore veneto torna in libreria con la sua seconda prova narrativa: “La Macchia“, un thriller claustrofobico ambientato in una non precisata cittadina del Nord Est, in cui, a partire da un misterioso delitto irrisolto, i protagonisti si muovono tra macchie reali e metaforiche alla ricerca da un lato della soluzione dell’intricato omicidio, dall’altro della propria redenzione.

“La macchia” è il tuo secondo romanzo. Cosa c’è di diverso rispetto al tuo libro d’esordio “Olio”?
“È sicuramente un romanzo più maturo. La scrittura è stata più impegnativa e, a differenza di Olio, più slegata dalla “mia realtà”. Anche da un punto di vista puramente letterario, credo di aver fatto un lavoro più accurato. Credo fosse normale crescere dopo il mio romanzo d’esordio. Quando ho scritto Olio non ero sicuramente uno scrittore, non so se posso esserlo diventato ora, ma mi sento cresciuto e più pronto ad affrontare un lavoro impegnativo e lungo come la stesura di un romanzo giallo”.

Perché consiglieresti di leggerlo?
“Prima di diventare uno scrittore di “gialli”, sono stato un lettore di questo genere. La Macchia è un noir nel quale succede sempre qualcosa, non c’è la possibilità di annoiarsi. Non è didascalico o schematico. La storia inizia e non si ferma mai, se non alla fine, quando tutto quello che credevamo di aver capito o, per lo meno, intuito si stravolge, spiazzando il lettore”.

“Olio” si ispirava parzialmente anche alla tua biografia. Quanto c’è di tuo in Edoardo, protagonista di “La macchia”?
“I miei lettori suppongono di rivedere molto di me in Edoardo. Io credo che lui sia più interessante di quanto possa essere io. È sicuramente meno pigro e più intraprendente. Anche se poi, come dico sempre, scriviamo di quello che conosciamo. Anche La Macchia è un romanzo scritto in prima persona e quella persona, dopo tutto, potrei davvero essere io.

L’ambientazione richiama la tua città natale, San Donà. Quant’è importante il legame tra romanzo noir e città?
“Mi ripeto, si scrive di quello che si conosce. Sarebbe difficile per me ambientare una storia in una città molto diversa dalla mia, senza avere la possibilità di viverla mentre sto scrivendo. Poi, le dinamiche della provincia sono molto più empatiche. Questa storia, come ogni mia storia, potrebbe essere davvero successa qui, tra le persone che incontro tutti i giorni”.

Parliamo del titolo. “La macchia” è quella reale, del sangue versato da Zara, ma anche quella metafisica, che ottenebra l’animo dei diversi personaggi. C’è modo di cancellare le proprie ‘macchie’ o le colpe restano indelebili?
“La vita concede sempre una seconda possibilità, ed in questo caso non è diverso. Ognuno dei personaggi ha la chance di riscattarsi, di ricostruire la propria storia. Si può mettere un punto, lasciarci il passato alle spalle e ripartire, nel bene e nel male. Ne “La Macchia” c’è una continua ricerca di se stessi. Il desiderio di essere migliori ai proprio occhi e a quelli degli altri non si interrompe mai. Tutti noi abbiamo delle macchie, dobbiamo essere bravi a cancellarle o, almeno, a pulirle via, fare in modo che non siano più visibili. Si vive una sola volta, ma in una sola vita, breve o lunga che sia, ci trasformiamo migliaia di volte, diventiamo quello che non avremmo mai sperato di essere, oppure ciò che mai avremmo voluto essere. Sta a noi dare la direzione giusta al percorso intrapreso”.

Il libro è uscito a gennaio 2012. Come stanno andando le vendite?
“Questo bisognerebbe chiederlo alla casa editrice. So che ai lettori piace e questo è quello che conta di più. Poi, in questo periodo, mi sto dedicando a fare il padre, occupazione sicuramente più gratificante e, allo stesso tempo, molto più impegnativa”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai già in cantiere qualche nuova storia?
“L’ispirazione non mi manca mai, per fortuna. Scrivo sempre e sto scrivendo una cosa nuova, tecnicamente differente dalla precedenti, ma siamo solo all’inizio e non so cosa ne verrà fuori. Sono fiducioso. In più, sto per iniziare un progetto completamente diverso dal romanzo giallo, ma è una cosa di cui ancora non posso parlare”.

Andrea Mazzon è nato a San Donà di Piave (Ve) nel 1973. Si è diplomato all’Istituto “Alberti” ed ha frequentato la Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova. Attualmente sta lavorando, tra le altre, alla sceneggiatura del suo romanzo d’esordio, Olio (Il Filo, 2008), premiato come miglior giallo al “Premio per l’editoria indipendente di qualità” nel 2009. Ha terminato la stesura del soggetto di un cortometraggio dal titolo La colazione. La macchia è la sua seconda pubblicazione.

Autore: Andrea Mazzon
Titolo: La macchia
Editore: Albatros Il Filo
Anno di pubblicazione: 2012
Pagine: 392
Prezzo: 18 euro

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Chiara Pieri

One Comment

  1. Sara Artusa

    Mi piacciono i libri che catturano la mia curiosità, e sicuramente “La Macchia” è una piacevole lettura.
    Mi ha divertito, sorpreso e fatto volare con l’immaginazione.
    Le trame, gli intrecci, i sentimenti, gli errori, la bellezza della vita, le passioni, l’amicizia, la fragilità: tutto ruota, alla fine, attorno ai valori fondamentali ed importanti che ha sempre inseguito Edoardo, o almento mi piace pensare che possa essere così.
    Complimenti Andrea 🙂
    Sara