“La memoria dell’acqua”. Segreti in una valigia di cartone

Alessandra Stoppini

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Nel volume La memoria dell’acqua di Teresa Vejo (Castelvecchi 2012) tutto ebbe inizio a Madrid domenica 12 giugno 1988 grazie ad alcune carte rinvenute dentro una vecchia valigia.

Dopo la scomparsa della madre, il giornalista Alvaro de Llano trovò nel soppalco dell’abitazione materna varie cianfrusaglie tra le quali alcune “casse piene di roba di casa ingiallita, qualche valigia zeppa di abiti vecchi”. In fondo al soppalco si celava una “piccola valigia di cartone legata con diversi giri di corda nera bene stretta”. Come Alvaro notò la valigetta, intuì che poteva contenere qualcosa che avrebbe potuto cambiare la sua vita. L’uomo dopo aver forzato con un coltello la chiusura rovesciò il contenuto della valigia sul letto della madre. “L’interno risultò un ammasso rancido di carte, alcune sparse, raggrinzite, malridotte e altre riunite in blocchi con nastri di un colore sbiadito”. Tra tutte quelle cartoline, lettere, fotografie e scatole di latta Alvaro cercava qualcosa che lo ricollegasse alla figura paterna, “di quell’uomo morto prima che lui nascesse”. All’improvviso apparve una busta chiusa priva di francobollo il cui mittente era Manuel Canamete Fanjul. Aperta la busta dentro c’erano due documenti: una fotografia antica che ritraeva “due uomini abbracciati davanti alla facciata di un edificio imponente” (uno era il padre di Alvaro) e una lettera incompleta del padre indirizzata alla madre. “Amata sposa, perdonami… sono vivo, come puoi notare, ma l’uomo che tu ricordi è morto… ti conforterà sapere che mi trovo in un luogo sicuro. È una clinica tranquilla, che cura l’anima e il corpo. Non smetto un attimo di pensare a te e a come riabbracciarti! E a nostro figlio, che…”. Il timbro dell’intestazione e della busta faceva capire il luogo nel quale era stata scattata la fotografia: Real Sitio de La Isabela. Alvaro si domandò perché sua madre non avesse mai voluto aprire la busta, forse perché la donna aveva preferito credere alla versione del marito morto come un eroe di guerra? Il famoso giornalista de Llano si mise immediatamente sulle tracce del mittente e la ricerca lo condusse davanti alla porta dell’anziana Amada Montemayor, che viveva in un’abitazione il cui salotto era carico di ricordi, di fotografie in bianco e nero che “riproducevano i molteplici angoli di un luogo certamente bello: La Isabella, stabilimento termale e in seguito ospedale”. “Quello che vedi era un paradiso, autentico giardino dell’Eden sotto il quale scorreva un’acqua talmente miracolosa che generazioni intere vi tornavano in pellegrinaggio”. Ma tutto era stato rovinato da un orribile delitto avvenuto il 19 luglio del 1922 nella sala delle inalazioni… “Il cadavere era una marionetta rotta con le braccia spezzate e le dita che accarezzavano il pavimento”.

La memoria del agua, opera prima della scrittrice spagnola, ha riscosso un notevole successo in Spagna ed è stato tradotto in diverse lingue. La memoria dell’acqua, romanzo storico con una buona dose di mistero, è inoltre diventato una serie televisiva. Sono molti i personaggi che affollano il volume, che ha una trama avvincente e intricata. L’acqua azotata che sgorgava dai rubinetti della clinica di Monsieur Ernesto Montemayor risultava essere non solo la migliore di tutta la Spagna ma dell’intero continente, la morte dell’industriale Anselmo Montagut, però, era stato un trauma per i ricchi e borghesi pazienti delle Terme che provenivano da tutta Europa. Amada Montemayor, figlia di Ernesto, fin da piccola attratta dai segreti, dagli enigmi, e dai labirinti, raccontò ad Alvaro la sua storia. Nel corso degli anni l’edificio che durante la Belle Epoque ospitava le Terme sarebbe diventato ospedale psichiatrico e lugubre sede di esperimenti scientifici e terribili torture proprio nel periodo più triste della storia spagnola. “Sono un giornalista e il mio mestiere non è altro che sviscerare la verità delle cose” aveva dichiarato Alvaro ad Amada. La memoria dell’acqua ricordava un passato nascosto che presto sarebbe tornato alla luce, anche perché Alvaro temeva che se non avesse mai compreso la verità su suo padre, la sua stessa vita sarebbe stata sempre basata su una menzogna. Giacché ciascuno di noi “è responsabile della propria biografia”.

Teresa Vejo nata a Madrid nel 1963 si dedicò al giornalismo diventando la prima donna spagnola a dirigere un periodico generalista. Grazie al suo impegno sociale, nel 2001 fu proclamata ambasciatrice Unicef.

La memoria dell’acqua è tradotta da Pierpaolo Marchetti.

Autore: Teresa Vejo

Titolo: La memoria dell’acqua

Editore: Castelvecchi

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 18,50 Euro

Pagine: 488

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Alessandra Stoppini

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