In libreria Englund & Best: come “raccontare” la guerra.

Michele Lupo

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Due libri sulle due grandi guerre del Novecento scritti da una prospettiva particolare e per certi versi affine.Gli ultimi giorni di Nicholas Best (Bruno Mondadori), che guarda agli avvenimenti compresi fra il 28 aprile e il 5 maggio del 1945, considerando le vicende individuali di figure note non solo alla storia politica. Himmler e Mussolini, Audrey Hepburn e Otto Frank, Ezra Pound e gli ultimi due papi. Vite colte tutte nell’arco di quella settimana. Con uno sguardo allargato invece all’intero periodo del conflitto, il primo, dal 1914 al 1919, Peter Englund in La bellezza e l’orrore (Einaudi) costruisce un romanzesco lavoro di montaggio che tiene insieme la vita di diciannove persone, per lo più sconosciute, inquadrando la Grande Guerra volta per volta se non dal loro punto di vista – la narrazione è svolta in terza persona – nel contesto della parte di mondo che li circonda.

Entrambi i libri sono segnati – e visti gli argomenti non avrebbe potuto essere diversamente – da una struttura corale; utilizzano diari, testimonianze, lettere.

Se Best fa ricorso a nomi che del conflitto sono stati persino responsabili, Englund (ex corrispondente di guerra e da qualche anno segretario dell’Accademia di Svezia) agisce su un materiale più laterale quanto ai destini individuali, alla loro risonanza, e dilatato sia per l’oggettiva larghezza del resoconto che per la vastità del paesaggio implicato. Difatti, le storie dei suoi talora ignari protagonisti non si limitano al ben noto fronte occidentale, ma avvicinano la Russia, le terre asiatiche una volta note come Mesopotamia, l’Africa orientale. Fatta eccezione per Robert Musil (che, detto per inciso, non sfugge al non troppo raro destino che vuole grandi artisti o intellettuali non inclini al gesto eroico – l’autore de L’uomo senza qualità tendeva diciamo così a imboscarsi, pur non essendo stato “costretto” a prendere le armi), ci troviamo qui di fronte a semplici soldati, a infermiere, qualche ufficiale, dei quali la storia non avrebbe lasciato traccia, colti tutti nell’atmosfera febbrile poi sempre più stanca e deludente di inizio del conflitto, svolgimento e fine. I più erano grosso modo ventenni; in comune, in tanti, l’irrazionale entusiasmo che aveva fagocitato milioni di uomini, convinti che la guerra potesse per paradossale miracolo rendere il mondo un posto migliore in cui stare. Che tale sentimento, più che lascito di un pensiero razionale, fosse una “malattia”, lo confessa lo stesso Musil, peraltro impegnato come ogni scrittore che si rispetti a trovare il modo per scrivere e nulla più. Saranno lo stesso agonico e per definizione logorante sviluppo della contesa a far cambiare idea ai più. Tutte cose note, ma ciò che rende interessante il volume è lo sguardo dal basso, l’affresco costruito attraverso le microstorie di questi “destini” che danno il senso più vero di una grande storia che senso non lo ebbe affatto.

Nicholas Best (scrittore e giornalista inglese) invece principia dal sabato 28 aprile che nell’anno finale della seconda guerra vide l’uccisione di Benito Mussolini. E prosegue per brevi compatti capitoli raccontando cosa succedeva nel frattempo nel bunker di Hitler. E mentre Himmler cercava ancora una volta un rifugio nell’esoterismo per farsi predire un futuro meno nero di quello che era costretto a intuire, l’ottimo Viktor Klemperer, studioso del linguaggio nazista, aspettava fiducioso che di lì a ore l’immane orrore della guerra volgesse alla fine; come lui, lo scrittore Joseph Heller, autore di Comma 22, cercava di scampare al peggio. Intanto Stalin si prefigurava e pregustava i festeggiamenti del primo maggio. Il racconto di quei giorni insomma nel libro di Best è molto dettagliato, si stringe sui vari protagonisti con un ritmo serrato e una prosa tenuta ferma ed essenziale, concentrata, sui fatti – laddove a Englund premeva di più raccontare un clima “emotivo” in una campitura più ampia e dal sapore più “romanzesco”. Due libri per rileggere la grande storia senza annoiarsi.

Nicholas Best, scrittore e giornalista inglese. Ha scritto romanzi di ambientazione africana e racconti di impianto satirico, non ancora tradotti in Italia.

Autore: Nicholas Best

Titolo: Gli ultimi giorni (28 aprile -2 maggio 1945)

Casa Editrice : Bruno Mondadori

Anno di pubblicazione : 2012

Pagine 304

Prezzo: Euro 25,oo

Peter Englund è nato in Svezia nel 1957. Storico e giornalista, dal 2009 è segretario permanente dell’Accademia di Svezia che assegna il Premio Nobel per la Letteratura. La bellezza e l’orrore è stato tradotto in quattordici lingue.

Autore: Peter Englund

Titolo: La bellezza e l’orrore (La Grande Guerra narrata in diciannove destini)

Casa Editrice: Einaudi

Anno di pubblicazione 2012

Pagine :600

Prezzo  € 24,00

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Michele Lupo

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