“Un giorno solo, tutta la vita”

Alessandra Stoppini

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Un uomo, una donna, un legame indissolubile che il vento crudele della II Guerra Mondiale non è stato in grado di spezzare. È Un giorno solo, tutta la vita di Alyson Richman (Piemme 2012) struggente romanzo che “si ispira a diverse persone, le cui vicende sono intessute nella trama”, come l’ha definito la scrittrice americana nelle note finali del libro.

L’idea di partenza di Alyson Richman era “di scrivere un romanzo su un’artista che sopravviveva alla Shoah, ma ho finito con lo scrivere una storia d’amore”. (1) “Lenka, sono io” disse lui, “Josef, tuo marito”. Josef e Lenka si erano rincontrati casualmente a New York oltre sessant’anni dopo l’ultima volta che, infatti, era stata a Praga nel 1939 pochi giorni prima dell’occupazione nazista. “Io l’ho già vista”. I loro rispettivi nipoti, “entrambi eleganti e colti americani della seconda generazione”, si erano appena sposati. Lenka non aveva riconosciuto Josef, forse perché dopo tanta sofferenza inconsciamente aveva cancellato il ricordo, Josef invece, che aveva vissuto tutta la sua vita nel rimpianto di quel sentimento, aveva subito identificato Lenka, perché “mai niente è come il primo amore… quel riconoscersi in un lampo che non ha bisogno di parole”.

The Lost Wife è l’ultimo romanzo di un’autrice bestseller, dove i protagonisti raccontano rispettivamente la propria vita. “Mi chiamo Lenka Josefina Maizel, primogenita di un vetraio di Praga. Abitavo con la mia famiglia sul lungofiume Smetana, in un appartamento un po’ sghembo…”. La donna rievoca il passato, la sua famiglia, il padre che “amava la bellezza e le cose belle”, la finezza della madre, il legame affettuoso con la sorellina minore, la tenerezza per la tata Lucie, gli studi all’Accademia di Belle Arti di Praga, l’amicizia con la bella Veruska e l’incontro con Josef, fratello di quest’ultima, studente di medicina. “Josef ed io ci guardammo negli occhi. Lui sorrise. Io avvampai. E tutto a un tratto, per la prima volta, mi mancò il fiato”. Il medico Josef Kohl, racconta la sua nuova vita in America, il matrimonio con l’esile Amalia proveniente da Vienna, “un’altra sradicata di guerra”, anche lei rimasta sola. Ciò che lega Josef e Amalia è il fatto di sentirsi entrambi in colpa per essere sopravvissuti all’Olocausto “ebrei espatriati … smarriti in una terra straniera ma vivi”. Che cosa era accaduto a Lenka rimasta in Cecoslovacchia con la propria famiglia, perché si era rifiutata di partire con Josef verso la salvezza, per non abbandonare i genitori e la sorellina? Josef e Lenka si erano sposati nel momento nel quale il mondo sembrava aver perso qualsiasi ragionevolezza. “Con l’occupazione nazista, Praga e la nostra libertà prese a svanirci davanti agli occhi”. Non ci sarà più scampo per i Maizel deportati nel campo di Terezin “campo che assomigliava a un paesino, con edifici in muratura” un luogo “fatto per impedire la fuga”, ghetto modello “concepito per far credere al mondo che gli ebrei non venivano sterminati, anzi erano loro a condurlo”. Assegnata per le sue doti artistiche presso il laboratorio di pittura del blocco Magdeburgo, Lenka mentre dipingeva ripensava “alla storia che ci aveva raccontato papà, di quando i cigni erano rimasti intrappolati nel fiume gelato e i cittadini praghesi erano accorsi in massa a liberarli: eppure non uno venne ad aiutare noi quando ci rastrellarono per la deportazione”.

Una storia straordinaria dove vengono posti in evidenza diversi tipi di amore: il sentimento filiale, il profondo amore tra sorelle, il “secondo amore” che porta Lenka e Josef a rifarsi una nuova vita, ad avere figli. Soprattutto viene esplorato quell’intenso sentimento che dura un’intera esistenza, capace di superare qualsiasi barriera di lontananza e il toccante e vivissimo ricordo di questa passione. “Quel fulmine nel cuore” intenso ed emozionante come il primo bacio, impossibile da cancellare. “La testa piena di sogni, il cuore pieno di fantasmi”. Alyson Richman in maniera eloquente pone all’inizio del volume un brano tratto dal quinto poema del Cantico dei Cantici. “Io sono del mio amato e il mio amato è mio”. (6,3).

(1) “L’esperienza di Lenka trova una parziale ispirazione in un personaggio reale, menzionato nel libro: Dina Gottliebovà, che studiò arte a Praga e in seguito lavorò per un breve periodo nei laboratori Lautscher di Terezin, dipingendo cartoline, prima di venire deportata ad Auschwitz. Dina emigrò negli USA dopo la liberazione dei campi, ed è morta nel 2009 in California”.

Alyson Richman, americana, vive a Long Island, New York. I suoi romanzi, tradotti in più di dieci lingue, hanno ottenuto un vasto consenso di critica e di pubblico, tanto negli USA quanto all’estero, e sono stati selezionati e consigliati dai librai indipendenti.

Un giorno solo, tutta la vita è tradotto da Isabella Zani.

Autore: Alyson Richman

Titolo: Un giorno solo, tutta la vita

Editore: Piemme

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 18,00 Euro

Pagine: 342

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Alessandra Stoppini

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