Fenomeno “Il diavolo custode”. La storia di un’amicizia

Matteo Chiavarone

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Il diavolo custode (Ponte alle Grazie, 2012) di Philippe Pozzo di Borgo è un gran bel libro, bisogna dirlo. Un libro godibile e divertente. Un libro che non banalizza lo scontro di civiltà che vuole mettere in scena. Ma prima di dire questo devo fare due ammissioni. La prima è che ho visto prima il film (Quasi amici) per poi leggere il libro: mi ha convinto l’uno e mi ha convinto l’altro.

La seconda è che, prima di entrare in sala, avevo paura che si trattasse del solito patetico film strappalacrime.

Sì, qualche lacrima voleva uscire ma è rientrata subito. Non è riuscita ad uscire né durante la visione, né tantomeno nella lettura.

Ha vinto il sorriso. Chi ha visto/letto Il diavolo custode/Quasi amici capisce di cosa sto parlando.

L’autore ha colpito nel segno e lo ha fatto con la dolcezza, la raffinatezza, il garbo che solo i francesi sanno offrirci.

Tratto da una storia vera il libro racconta la storia di un povero disgraziato, anzi no: di un ricco disgraziato. Un nobile che prima ha perso la moglie poi per un tragico incidente (voluto?) dal parapendio è rimasto sulla sedia a rotelle, paralizzato dal collo in giù.

L’uomo è ricco, colto, raffinato, compra quadri d’arte contemporanea ma gli serve una mano. Come cercare un aiutante se non con un colloquio dal sapore di agenzia interinale?

Beh, la scelta è difficilissima. Anzi è facile: infatti assume il meno qualificato tra tutti i candidati. Chi è? Un algerino, immigrato, appena uscito di galera con una famiglia sconclusionata alle spalle. Modi rudi e cuffiette per sentire la musica sempre alle orecchie.

Sarà capace di lavorare? Sorpresa, sorpresa: il vecchio rampollo trova nel giovane scapestrato un bravissimo aiutante (sì confusionario, politicamente scorretto ma fedele) e soprattutto un amico, capace di farlo ridere nonostante tutte le tragedie che ha vissuto e che vive.

Detta così la storia non credo attragga molto. Ma leggetelo, fidatevi: una scrittura frizzante e intelligente ci conduce con un ritmo veloce come un tempo musicale in un turbine di battute e di scene divertenti.

Ci si affeziona al giovane ma anche al vecchio: i due sono proprio una bella coppia. Buffa, certo ma squisitamente umana. Entrambi i personaggi sopravvivono nonostante tutto e l’uno migliora attraverso l’altro. Uno scambio alla pari, anche se non sembra.

Philippe Pozzo di Borgo, figlio del quinto duca Pozzo di Borgo, è stato dirigente della Pommery, la nota casa produttrice di champagne. Con la moglie Béatrice Roche, poi scomparsa a seguito di una grave malattia, ha adottato due bambini, Laetitia e Robert-Jean. Dopo l’incidente si è dedicato ad attività di sensibilizzazione verso i disabili e ha finanziato e curato la fondazione di un istituto parigino di degenza e recupero. Si è risposato e oggi vive tra la Francia e il Marocco.

Autore: Philippe Pozzo di Borgo

Titolo: Il diavolo custode

Editore: Ponte alle grazie

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 13,90 euro

Pagine: 208

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Matteo Chiavarone

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