Una visita a Don Otavio

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una-visita-a-don-otavioSybille, fuggita dalla Francia negli Stati Uniti all’inizio del secondo conflitto mondiale, sente che è giunto il momento di ripartire dalla claustrofobica New York.

Decide la meta del viaggio all’ultimo momento. Pensa che per poco stava per tornare in Inghilterra e che non è affatto pronta per il Messico perché non ha mai immaginato di andarci e non saprebbe cosa in quel momento saprebbe meravigliarla.

Ha una gran voglia di spostarsi, di sentire un’altra lingua, di mangiare cibo diverso, di trovarsi in un paese con una storia passata lunga e selvaggia e con una storia presente irrilevante. In poche parole ha tanta voglia di vagabondare, di errare, di esplorare. Pensa allora che di sicuro la meta che cerca si trova nelle Americhe, nel Nuovo Mondo che così tanto aveva colpito l’immaginazione degli elisabettiani. Lì, pensa, può trovare tutto quello che cerca. Andarsene in Canada? Ma chi penserebbe al Canada e alla sua monotonia? L’Argentina? Troppo giovane. Il Brasile? Troppo distante e perduto. Il Guatemala? Troppo attuale. San Salvador? Troppo limitato. L’Honduras? Troppo britannico. All’inizio sceglie il Perù, ma poi è il Messico a spuntarla…

Una visita a Don Otavio di Sybille Bedford viene definito da più parti come uno dei libri di viaggio più affascinanti mai scritto e forse per questo (facendomi, chissà, proprio condizionare da una frase fatta) l’ho letto.

Sybille Bedford è nata in Germania e ha trascorso gran parte della sua vita in Europa, ma ha scelto di scrivere in inglese diventando una delle più originali stiliste del ventesimo secolo. E’ probabilmente più nota come scrittrice di narrativa, ma ha anche scritto la biografia autorizzata del suo amico e mentore, Aldous Huxley, che Stephen Spender descrive come “un capolavoro della biografia”.

Sybille Bedford è forse la meno conosciuta di quella generazione di scrittrici di grande talento venute alla ribalta intorno agli anni ‘50 in Gran Bretagna (le altre erano Nancy Mitford, Barbara Pym, Iris Murdoch e Muriel Spark).

Una visita a Don Otavio, secondo Bruce Chatwin, è il miglior libro di viaggio del Novecento, “un libro delle meraviglie, da leggere ancora, ancora e ancora”. Sybille Bedford è un’osservatrice acuta del mondo intorno a lei e scrive in modo estremamente piacevole, spesso esilarante, a volte lirico e sorprendentemente pertinente. Una visita a Don Otavio è un libro raro, prezioso e divertente da leggere e rileggere. Un libro raffinato che dimostra quanto sia imprescindibile lo spirito con cui si affronta il viaggio.

Sybille Bedford nasce nel 1911 a Charlottenburg, in Germania e trascorre la maggior parte della sua infanzia con il padre, un aristocratico anziano ed eccentrico che si era ritirato in un piccolo castello in un remoto angolo rurale del Baden. La madre, inglese, è bella e spregiudicata, ma sparirà presto dalla vita della figlia. La vita della Bedford fin da piccola ha un’impronta decisamente cosmopolita. Lascia infatti la Germania ancora bambina, troncando ogni legame con il Paese dopo l’avvento del nazismo. Vive tra la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia, circondata da una ristretta cerchia di donne e uomini colti, intelligenti e sensibili, provenienti da ogni parte del mondo. Tra gli amici più intimi c’è Aldous Huxley, come lei viaggiatore instancabile oltre che romanziere e saggista, a cui Sybille Bedford dedica una splendida biografia. Il suo primo romanzo, Il Retaggio (pubblicato in Italia sempre da Adelphi), pubblicato tre anni dopo Una visita a Don Otavio, è basato sulla vita di tre famiglie tedesche ed è diventato un classico. Molte delle sue opere sono in parte autobiografiche.

Autore: Sybille Bedford
Titolo: Una visita a Don Otavio
Editore: Adelphi
Anno di pubblicazione: 2007
Prezzo: 23 euro
Pagine: 387 pagine
Traduzione di Giovanna Scocchera

Articolo di Marco Crestani

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