Gli anni piccoli di Moscato. Quella Napoli bella e sfacciata

Francesco Bove

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“Gli anni piccoli” (Guida, 2011) di Enzo Moscato all’apparenza sembrerebbe un’autobiografia, in sostanza si tratta di una silloge di frammenti scritti in periodi diversi, dove far muovere il ricordo, che evocano una Napoli impressionante, bella e sfacciata, anarchica e bambina. Un Enzo Moscato-Antoine Doinel ci mostra la geografia della sua città, i vicoli meno conosciuti e il cuore di una città sopravvissuta alla guerra con delle cicatrici-rovine da mostrare. Chi ama il teatro di Moscato, finirà perduto nel vortice dei racconti che fanno emergere la vitalità di una città che non dovrà mai dimenticare il suo passato.
L’intellettuale, a maggior ragione quello napoletano, deve conservare la memoria, ricordare, rievocare. E Moscato, attraverso il suo stile, narra il tempo vissuto, percorre con la mente i vicoli della sua città – e del suo Io – e affabula sin da subito il lettore. L’attore napoletano viene colto dalla necessità di raccontarsi in una partitura “anticonvenzionale”, che finisce solo per evocare i personaggi presentati, le storie, il contesto familiare. Non si tratta di un romanzo di formazione ma di poesia del racconto, sembra di sentire la sua voce narrante che si sovrappone, torna indietro nel tempo, cantilena. La Napoli del dopoguerra di Moscato è eterogenea, caotica, cianotica e piena di grazia, irripetibile e umana. Nelle sue “promenades”, Moscato, infatti, arriva a far toccare con mano un’umanità sconfinata, come quella dei Bagni Eldorado, dove artisti famosi si bagnavano con il popolino. E, durante la narrazione di queste passeggiate, prende corpo la geografia di Moscato : Via Capitelli, Via Croce, Calata Trinità Maggiore, Piazza del Gesù, la Speranzella, Fondaco Cavaiole. Poi, i luoghi di culto come la Biblioteca Nazionale o le chiese dei santi, come quella che ospita la statua di una Santa Lucia che offre i suoi occhi su un piattino. Come avviene nel suo teatro, anche ne “Gli anni piccoli”, Moscato osserva un rituale preciso, una ripetizione narrativa suggestiva, un “prendere e lasciare” le situazioni di frequente, in bilico tra poesia e prosa. Ed è proprio questa la forza della sua scrittura suggestiva e unica. Essenziale.

Enzo Moscato è il capofila della nuova drammaturgia napoletana ed è l’inventore, a teatro, di un linguaggio nuovo ed estremo pieno di poesia e di espressioni popolari che è il suo maggiore tratto distintivo. Tra i suoi lavori ricordiamo Embargos , Rasoi , interpretato da Toni Servillo, e Compleanno , dedicato all’amico drammaturgo Annibale Ruccello.
Autore : Enzo Moscato
Titolo : Gli anni piccoli
Editore : Guida
Anno di pubblicazione : 2011
Prezzo : 10 euro
Pagine : 126

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Francesco Bove

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