Il “Caino” visto dalla Gualtieri. Il buio era me stesso

Francesco Bove

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caino-einaudiMariangela Gualtieri con il suo Teatro Valdoca ha inaugurato un nuovo corso della poesia e del teatro italiano, epigona dell’estetica beniana e dei versi incandescenti di Amelia Rosselli e Patrizia Cavalli.

Il suo “Caino” (Einaudi, 2011) è un poemetto centrato sull’Uomo, sulla sua origine, più che su una figura biblica. Caino siamo noi, animati da tendenze distruttive, oggi senza futuro. Caino, il Male, uccide suo fratello Abele e dà origine al mondo, che possiede in sé l’ombra, il germe della violenza. Come giustamente precisato nella nota iniziale, la Gualtieri non tenta un’esegesi della pagina biblica ma la utilizza come mezzo per descrivere i nostri giorni. Caino siamo noi, individualisti, incapaci di comprendere l’Altro, dannati e balbettanti anche dinanzi all’Amore.

Per fortuna, Mariangela Gualtieri ripropone sempre lo stesso stilema procedendo per immagini in contrasto, ricrea un non-luogo, nemmeno descritto, dove i personaggi interagiscono, e i versi vengono presentati, per fortuna, non nella classica forma di scrittura teatrale ma come un poemetto, senza didascalie. Lo spazio vuoto si riempe di immagini crude, di versi sporcati di terra e fango, di un dolore inquieto che anima il nostro Caino, tenero e duttile. Attorno a lui, si muovono le figure del Bene, l’Alato, e del Male, l’Illusionista, mentre il Coro amplifica il buio di Caino con parole spezzate, grida, rumori.

Un testo appassionante, epico, un capolavoro di poesia e teatro, un’analisi lucida della società contemporanea che vale più di tanti testi di antropologia. Caino contiene in sé Abele, non possiede ancora identità fissa poiché non ha ancora compreso il suo gesto. La sua identità si presenta mutevole in quanto ipseità che va a modificarsi ogni qualvolta in lui avviene un cambiamento, sollecitato o dall’Alato o dall’Illusionista. Gualtieri non lascia significanti, dà sin dall’inizio una chiave di lettura dell’intera opera, ne definisce con precisione i confini. Il lettore non può fare altro che immergersi nei suoi versi e sublimarsi.

Mariangela Gualtieri è nata a Cesena, in Romagna. Si è laureata in architettura allo IUAV di Venezia. Nel 1983 ha fondato, insieme al regista Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca, di cui è drammaturga. Fin dall’inizio ha curato la consegna orale della poesia, dedicando piena attenzione all’apparato di amplificazione della voce e al sodalizio fra verso poetico e musica dal vivo.

Autore: Mariangela Gualtieri
Titolo: Caino
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 10 euro
Pagine: 103

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Francesco Bove

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