Gianfranco Franchi e “L’arte del Piano B”

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artepianobLa rivelazione, e c’è da credergli, Gianfranco Franchi l’ha avuta quando ha cominciato a frequentare i libri del catalogo della Piano B Edizioni, con la riproposizione, tra gli altri, di opere di Twain, Thoreau, Emerson, Stevenson, Balzac: veri e propri messaggi in bottiglia, a costruire il senso latente di un’intuita alternativa.

Il campanello che ha suggerito e stimolato la scrittura di un libro «strategico» (come recita il sottotitolo), leggero e insieme serissimo; quasi lacapriano nel limitarsi all’apparente superficie delle cose. E che racconta come contrabbandare, segretamente, una forma mentis altra, un abito mentale appunto che sappia tradursi in atteggiamento etico: elusione della ed evasione dalla prevedibilità della vita quotidiana.

Potrebbe sembrare di primo acchito anticonformismo a buon mercato, come tanto se ne spaccia in molti libelli dal titolo salvifico e ammiccante, ma alla distanza la filosofia pratica declinata da Franchi diventa sguardo strabico, direi pure sociologico, sulla schizofrenia dei nostri tempi.

La tripartizione della materia, a mo’ di semiserio trattato sull’argomento, non può che partire dalla enucleazione dei principi che presuppongono alla buona riuscita di un piano B (consapevolezza interiore, perseveranza, segretezza) per poi indugiare sui possibili e svariati ambiti d’applicazione d’esso nella vita privata (dalla famiglia alla cucina, dall’arredamento alla vacanza) e infine soffermarsi su taluni luminosi esempi di piani B magistralmente andati in porto, come l’esperimento, pienamente filosofico, dello strabiliante e miracoloso Foggia allenato da Zdenek Zeman. Ma il pianobismo più coraggioso e spettacolare rimane per Franchi quello della piccola e media editoria italiana di qualità, capace di scommettere su cataloghi solidi, di riferimento, ambiziosi sì ma non effimeri; difensori di un’idea forte di letteratura (non v’è dubbio che l’autore qui civetti un po’ con il suo editore).

E se l’inseguimento del piano B dovesse rivelarsi cronica malattia o motivo di stasi? Niente paura, ci si può sempre salvare, uscire dal circolo vizioso, ripiegando sulla rigenerante spinta di rottura del Piano C: un vitalismo che null’altro prevede che la bellezza (vagamente romantica) dell’azione per l’azione, della cosa pensata e fatta.

Di contro ai seriosi e arrabbiati proclami programmatici degli scrittori TQ, intriga e convince assai più quest’Arte del Piano B di Gianfranco Franchi che parla di «stato mentale», «disposizione spirituale», rinnovata «visione del mondo» come preludio alla prefigurazione, progettazione, realizzazione di un alternativo paradigma etico-culturale. Soprattutto viene, questo gustoso libretto, a rinfrescarci la memoria su come non esista concreto cambiamento sociale che non principi da una riforma interiore dell’individuo. Un libro, pertanto, “politico”, ma in sordina, in maschera: dovendo forse rispondere, come ogni Piano B che si rispetti d’altronde, al prerequisito fondamentale della segretezza.

Gianfranco Franchi, letterato romano di sangue giuliano, austriaco e istriano, ha pubblicato in narrativa Monteverde (Castelvecchi, 2009), Disorder e Pagano (Il Foglio Letterario, 2006, 2007); in saggistica, Radiohead. A Kid (Arcana, 2009); in poesia, L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). Anima il popolare portale di comunicazione letteraria e dello spettacolo Lankelot dal 2003. Nella vita di tutti i giorni è un consulente editoriale, uno scout e un critico letterario. Per ora.

Autore: Gianfranco Franchi
Titolo: L’arte del Piano B. Un libro strategico
Editore: Piano B edizioni
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 147
Prezzo: 13,50 euro

Articolo di Domenico Calcaterra

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