“Le mani sulla città” di Milano. La ‘ndrangheta che regna

Francesco Bove

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le-mani-sulla-cittaLe mani sulla città” (Chiarelettere, 2011) è l’inchiesta scottante del 2011 sul controllo di Milano e delle zone limitrofe da parte della ‘Ndrangheta.

Gianni Barbacetto e Davide Milosa hanno focalizzato la propria attenzione su alcuni avvenimenti degli ultimi anni per ricostruire una rete di relazioni, alcune insospettabili, tra potere politico e ‘ndrangheta e per descrivere la storia di una città che, negli ultimi trent’anni, è stata letteralmente divorata dalle fauci della criminalità organizzata.

Il titolo è preso in prestito da un film di Francesco Rosi su Napoli e il suo omologo, nella categoria romanzo, è “Gomorra” di Roberto Saviano.

Un’inchiesta corposa e lineare che racconta di una malavita insediata nelle stanze della finanza e della politica, che assume il monopolio del movimento terra o di aree strategiche come l’ortomercato a Milano o di eventi come l’EXPO 2015. Il traffico di droga rimane sempre una delle priorità ma gli affari, ormai, sono divenuti “puliti”, gli ndranghetisti investono nei locali della movida milanese, stringono patti con l’alta borghesia col beneplacito di uomini politici importanti. Attraverso una serie di atti processuali, ordinanze di custodia cautelari o sentenze, gli autori imbastiscono un ritratto agghiacciante di una città gestita dalle ‘ndrine più potenti come i Barbaro di Platì, con la propria base a Buccinasco, che, in trent’anni, sono riusciti ad impossessarsi di una città sfuggendo all’attenzione dei media, occultando tutto, insediandosi tra le pieghe di una città “bevuta” costruendo un impero, adesso difficile da smantellare. Come loro, anche i Morabito di Africo, coinvolti nell’inchiesta sul traffico di droga nell’ortomercato, o i Pelle di San Luca, famosi per i fatti di Duisburg. Il primato che un tempo era di Napoli, adesso passa di diritto a Milano, non più isola felice d’Europa ma salotto perverso di una malavita che non ha più accenti, rigorosamente in giacca e cravatta, che veste Versace e parla di finanza. Un’innovazione che va al passo con i tempi, figlia della nostra società consumistica con il rischio, però, che potrebbe divenire il punto di riferimento – visti i tempi – di parecchie persone. Per questo, libri come “Le mani sulla città” sono fondamentali, per non perdere mai di vista la realtà e per combatterla.

Davide Milosa è un giornalista de “Il fatto quotidiano”, si occupa da sempre di cronaca nera e giudiziaria, con un interesse particolare alle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia. Ha lavorato per il quotidiano free press «City», per il «Corriere della Sera» nella redazione delle Grandi cronache. Ha collaborato con «il manifesto», con «Narcomafie», con «S Sicilia» e «S Calabria».

Gianni Barbacetto ha lavorato nelle redazioni dei settimanali “Il Mondo”, “L’Europeo”, “Diario”. È direttore di Omicron (l’Osservatorio Milanese sulla Criminalità Organizzata al Nord). Ha collaborato con la regista Francesca Comencini per il soggetto del film “A casa nostra”. Oggi scrive per “Repubblica” e per “Il fatto quotidiano”.

Autore: Davide Milosa, Gianni Barbacetto

Titolo: Le mani sulla città. I boss della ‘ndrangheta vivono tra noi e controllano Milano

Editore: Chiarelettere

Anno di pubblicazione: 2011

Prezzo: 16,60 euro

Pagine: 460

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Francesco Bove

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