“La mia storia” per Skira. Monet si racconta

Matteo Chiavarone

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lamiastoria-monetLa mia storia (Skira, 2011) è un piccolo e pregiato volume che racchiude una sorta di autobiografia del grandissimo pittore francese Claude Monet. Una vita dedicata all’arte che tra mille difficoltà lo consegnerà nell’olimpo dei più grandi artisti di sempre.

Fuori dalle mode del tempo l’uomo-Monet si presenta al lettore contemporaneo “immerso nella natura”, come un “poeta delle immagini” solitario, fino ad apparire “selvatico”, e incapace  di appartenere al proprio tempo.

Inserito nella collana dei Mini Saggi, con la solita accuratezza di sempre della casa editrice milanese, il libro si legge tutto d’un fiato e se ne apprezza l’incredibile modernità.

La voce dell’artista scuote e percuote e ci aiuta a immergerci nella sua arte e nella sua pittura contro l’ossessiva quotidianità del tempo. Un tempo che per Monet diventano “fotografie”, istantanee pittoriche di uno scorrere continuo tutto attorno.

Un’esistenza non trascendentale ma “umanissima” ricca di piccoli episodi. Un’esistenza scandita dall’arte: i paesaggi disegnati e ridisegnati quasi a confermare quella linea che da Pater arriva fino a Pascoli (“Vedere e udire altro non deve il poeta”). Scorrono ossessivamente alberi, prati, campi, fiumi, mari, giardini nonostante “fuori” la rivoluzione industriale stia modificando irriducibilmente il paesaggio.

“Ero indisciplinato per natura; nessuno è mai stato capace di sottomettermi a qualche regola, neanche durante l’infanzia. Il poco che so l’ho imparato a casa. La scuola mi ha sempre fatto effetto di una prigione e non sono mai riuscito ad adattarmici”. Un “animale” libero, indisponente a qualsiasi “catena”.

Il volume – che rappresenta un’intervista “registrata” dal giornalista e critico d’arte Francois Thiebault-Sisson e pubblicata su “Le Temps” nel 1900 – è un documento davvero raro e di grande valore.

Vi troviamo la “scoperta”, in gioventù (durante la leva) della luce e del colore in Algeria, gli scontri e le amicizie con Manet, i periodi di povertà, le prime mostre, le prime scelte d’opposizione (tra cui i famosi rifiuti ad alcune importanti gallerie), l’approvazione della gente comune. E ancora: il ritorno in Francia, le innovazioni, gli incontri con Fantin-Latour, Cezanne, Emile Zola, Sisley, Renoir. Insomma vita e “miracoli” dell’artista che tutti conosciamo e che molti, compresi me, amiamo.

Claude Monet nasce a Parigi il 14 novembre 1840. Sotto la guida di Boudin, suo primo vero maestro, che incontra nel ’58, impara ad amare la pittura en pein air. Nel 1859 si reca a Parigi, frequenta l’Académie Suisse, dove conosce Pissarro, ma più proficue per il suo futuro svolgimento artistico sono le discussioni alla Brasserie des Martyrs e la conoscenza delle opere di Delacroix. Dopo due anni di vita militare in Algeria, nel ’62 ritorna a Le Havre dove passa l’estate dipingendo in compagnia di Boudin e di Jongkind.

Ritorna a Parigi, frequenta l’atelier Gleyre, dove ben presto, insieme a Renoir, Bazille e Sisley, forma un gruppo di pittori indipendenti e ribelli all’insegnamento del maestro, troppo vincolato ai canoni tradizionali. Sono anni di dure difficoltà e di miseria. Lavora accanitamente nella foresta di Fontainebleau, lungo la Senna e in Normandia .

Nel 1874, alla prima mostra degli impressionisti, di cui è uno degli organizzatori, espone quella sua tela ‘Impression: soleil levant’ che darà il nome a tutto il gruppo. Ancora mille difficoltà, malattie, povertà, perdita di persone amate, disprezzo del pubblico e della critica, angustieranno la sua vita. Raggiunti finalmente onori e lodi, trascorre gli ultimi decenni, lavorando intensamente, a Giverny, ove muore il 5 dicembre del 1926.

Autore: Claude Monet

Titolo: La mia storia

Editore: Skira

Anno: 2011

Pagine: 50

Prezzo: 9 euro

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Matteo Chiavarone

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