Ernest Hemingway: visse per raccontare la vita

Alessandra Stoppini

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ernest-hemingway-una-vita-da-romanzoNei suoi soli 62 anni di vita, Ernest Hemingway, è sempre apparso fiero della sua abilità di camaleonte”. Se non si comprende questo, sembra dire L. W. Martin in “Ernest Hemingway(Castelvecchi), non è possibile comprendere la produzione letteraria di uno dei più grandi scrittori del XX Secolo.

Infatti, nella prefazione della biografia l’autrice precisa che Hemingway possedeva “una non comune capacità di adattarsi” sia quando si trovava in compagnia dei suoi amici maschi dove lo scrittore “affettava una mascolinità attentamente costruita” e sia quando Ernie era in compagnia della donna che amava. In quest’ultimo caso Hemingway “rifletteva almeno una parte dell’empatica sensualità di lei”. Ha sempre sbagliato dunque chi ha paragonato i protagonisti maschili dei romanzi di Hemingway allo stesso autore. Un uomo così mutevole prosegue Linda Wagner Martin non può essere ridotto a personaggio stereotipato, quindi “forse una delle creazioni più riuscite di Ernest Hemingway fu proprio Ernest Hemingway, inteso tanto come persona vivente che come personaggio di finzione”. Per capire Ernie non resta altro che leggere i suoi libri, perché “la grandezza dell’Hemingway scrittore rimane la sua più autentica biografia”. Come recita il sottotitolo del volume fu certamente una vita da romanzo quella dello scrittore nato il 21 luglio 1899 a Oak Park, vicino a Chicago nello Stato dell’Illinois, in una “comunità ostentatamente borghese e altoborghese”, secondogenito di Grace Hall Hemingway e del dottor Clarence Hemingway medico naturista. La casa di Oak Park rappresentava il simbolo del successo economico della famiglia come il piccolo cottage sul lago Walloon, chiamato Windermere, amato dal giovane Ernie. Qui il ragazzo aveva imparato a nuotare, a catturare animali e sempre in quest’ameno luogo aveva imparato dal padre a maneggiare le armi. L’autrice scrive che l’adolescente “scoprì la potenza della sua scrittura durante il secondo e terzo anno di scuola superiore” scrivendo per il giornale scolastico e per la rivista letteraria della River Forest Hight School di Oak Park. Ernie si diplomò nel ’17 con il titolo di Profeta di Classeper il suo riconosciuto talento di scrittore”. Hemingway decise di non frequentare il college per lavorare “nella redazione di un grande quotidiano americano e diventare un grande giornalista”. Grazie allo zio Tyler Hemingway, Ernie fu assunto allo Star di Kansas City. Era così iniziata la fase di emancipazione da una famiglia oppressiva, Ernie aveva spiccato il volo. Nel frattempo era scoppiata la Prima Guerra Mondiale e il ragazzo “fece richiesta alla Croce Rossa Americana per diventare autista di ambulanze”. Trasferito in Italia vicino al fronte di guerra a Schio nelle Dolomiti, Ernest fu ferito a Fossalta di Piave. Per aver cercato di aiutare i feriti, egli stesso ferito a un piede e a un ginocchio il giovane eroe fu decorato con la Croce al merito di guerra e con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Hemingway riportò il dramma della Grande Guerra in A Farewell to Arms Addio alle armi (1929) il cui tragico finale fu influenzato dalla tristezza dell’autore per il recente suicidio del padre. Il libro non fu altro che “la concretizzazione di tutti i mesi e gli anni che Hemingway aveva passato tentando di cogliere il senso della guerra nella sua scrittura”.

Il manoscritto del romanzo e le belle foto che corredano questo interessante saggio biografico sono conservati insieme a oltre 3.000 documenti in gran parte inediti, digitalizzati presso l’Archivio Kennedy contenuto nell’omonima biblioteca a Boston. La copia digitale di oltre 3.000 pagine manoscritte di Ernest Hemingway era custodita nel Museo Finca Vigia dell’Avana ed è stata consegnata alla John Fitzgerald Kennedy Library di Boston grazie a un accordo culturale tra Cuba e gli Stati Uniti, nel 2009.

In Ernest Hemingway. A Literary Life Linda Wagner Martin decide di dare maggiore risalto alla prima parte della vita di Hemingway, quando sostenuto dai suoi mentori parigini come Gertrude Stein e Sylvia Beach e “con le attente cure fornitegli in particolare dalla prima moglie Hadley, l’ancor giovane e ingenuo Hemingway dedicò per anni tutte le sue energie a diventare lo scrittore che aveva sempre sognato di essere”. Inoltre l’autrice traccia lo stile di Hemingway famoso per essere secco, asciutto, preciso, infatti, i suoi scritti (romanzi e racconti brevi) gettano “un ponte tra il romanzo tradizionale tanto amato dai critici più influenti e il nuovo romanzo caldeggiato dal modernismo”. Importante fu il rapporto che l’autore ebbe con le quattro mogli a cominciare dalla prima, Hadley Richardson che ebbe una notevole influenza sulla sua prima produzione letteraria. “Per me la tua ambizione è preziosissima” scriveva Hadley a Ernie ai tempi del loro idillio prima del matrimonio avvenuto nel 1921. Hadley ed Ernest vissero insieme a Parigi nei primi anni del XX secolo facendo parte di quel gruppo di espatriati conosciuti con il nome di Generazione Perduta, che Hemingway ritrasse nel volume di memorie Festa mobile (1964). Parlare del Premio Nobel per la Letteratura 1954 significa parlare dei suoi libri tra i quali Fiesta (The sun also rises) (1926) che riscosse “recensioni entusiastiche”, For Whom the Bell tolls Per chi suona la campana (1940) definita la sua opera migliore, protagonista la guerra civile spagnola incentrata su una magnifica storia d’amore. Hemingway era stato in Spagna in veste di reporter di guerra. The Old Men and the Sea Il vecchio e il mare (1952) Premio Pulitzer 1953. Bernard Berenson “paragonò il romanzo a un poema epico”. Non si possono non citare le passioni di Hemingway: la corrida scoperta a Pamplona, la pesca a Kay West in Florida e la pesca ai Marlin all’Avana con la sua barca, una undici metri chiamata Pilar, l’amore per la caccia e i tanti safari in Africa che rivivono in Green Hills of Africa Verdi colline d’Africa (1935). Le tante case dai piccoli appartamenti parigini alla Finca Vigia il suo buen ritiro a Cuba. Un uomo eccessivo in tutto, nell’amare, nel bere, nel vivere, che visse la propria vita per raccontarla attraverso i suoi scritti. Dopo una inarrestabile serie di depressioni e ricoveri in clinica Ernest Hemingway pose fine in modo tragico alla propria esistenza il 2 luglio del 1962 a Ketchum nell’Idaho.Ogni morte di uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’umanità: e così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana, essa suona per te”. John Donne.

A margine della recensione della biografia di Linda Wagner Martin desideriamo segnalare che sta per essere pubblicato dalla Cambridge University Press il primo volume delle lettere che Ernest Hemingway scrisse nel 1918 dal fronte italiano durante la Prima Guerra Mondiale, alla propria famiglia e ai colleghi del Kansas City Star. Tra le tante descrizioni ecco Milano come “città prospera e deliziosa. La più moderna e vibrante d’Europa” e uno stringato commento sull’eroismo delle truppe italiane “gli italiani hanno mostrato al mondo quello che sanno fare. Le loro sono le truppe più coraggiose di tutti gli eserciti alleati”. Il primo volume delle lettere si ferma al 1922 mentre seguiranno altri quindici volumi nel giro di vent’anni che ospiteranno in totale seimila lettere.

Linda Wagner Martin, Professoressa di Inglese e Letteratura Comparata all’Università del North Carolina, studia la narrativa statunitense del XX Secolo. Tra le sue numerose pubblicazioni, le biografie dedicate a William Faulkner e Sylvia Plath.

Ernest Hemingway. Una vita da romanzo è tradotto da Lorenzo Bertolucci.

Autore: Linda Wagner Martin
Titolo: Ernest Hemingway. Una vita da romanzo
Editore: Castelvecchi
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 18,50 euro
Pagine: 308

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Alessandra Stoppini

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