Magnifica ossessione

Alessandra Stoppini

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alle-cinque-al-plazaIl protagonista di “Alle cinque al Plaza di Katherine Mosby (Frassinelli 2011) si chiama Gabriel il cui nome significa “messaggero della verità”. Gabriele è, infatti, un “arcangelo in tre delle quattro religioni del mondo”: cristianesimo, ebraismo e islam.

Tra le luci e le ombre dell’America degli anni Cinquanta nella quale iniziano i contrasti tra USA e URSS, il Maccartismo opprime il paese, scoppia la Guerra di Corea e nascono i primi movimenti per l’integrazione razziale, il diciassettenne Gabriel Gibbs, orfano di entrambi i genitori e che apparteneva a una ricca famiglia newyorkese, era stato espulso dal collegio maschile di Renwick, perché sorpreso a fumare il sigaro nella cappella dopo il coprifuoco. Il rampollo Gibbs venne spedito dagli insegnanti a New York dal fratello Spencer “cosa che ai miei occhi mi apparve come un intervento divino” aspirante scrittore, di dieci anni più grande di Gabriel, che abitava nel Greenwich Village, nell’undicesima strada. Gabriel aveva trascorso le sue prime settimane di libertà annoiandosi e perdendosi nei meandri della Grande Mela “la fine dell’inverno aveva butterato le strade di chiazze di neve sporca” rifugiandosi durante i lunghi pomeriggi al cinema. Una volta arrivata la primavera “con un’esuberanza contagiosa” una splendida giovane donna, Lillian Dawes “cominciò a comparire sui giornali” nelle pagine della cronaca mondana fotografata a un ballo di beneficenza, all’inaugurazione di una galleria, mentre lanciava riso a un matrimonio, oppure ritratta “nel cerchio del vincitore con Clayton Prather, il cui cavallo, Golden Laurel, aveva appena vinto il premio a Saratoga”. Gabriel si era innamorato immediatamente dell’immagine e dello spirito libero della misteriosa ed eterea Lillian “che adorava la gazzosa, il ghiaccio tritato e le praline”. La giovane per Gabriel rappresentava l’ideale di bellezza e grazia femminile al pari di Grace Kelly. Del resto lo sappiamo tutti che “il primo amore è una tela sulla quale ognuno di noi dipinge i propri desideri”.

The Season of Lillian Dawes è la storia narrata in prima persona dell’educazione sentimentale di Gabriel Gibbs che scopre la vita e l’amore nella città “that doesn’t sleep” dove anche l’adolescente, come il protagonista della canzone New York, New York, si sente “the king of the hill” al “top of the heath”. Spencer avverte il fratellino: attento perché “New York ti spezzerà il cuore mille volte al giorno” e così sarà? L’autrice possiede uno stile originale e raffinato capace di cogliere in pieno quell’atmosfera nostalgica e glamourious anni Cinquanta che riporta alla mente la Holly Golightly di Truman Capote. Il New York Times ha definito il romanzo di Katherine Mosby il libro dell’anno dove sulla scena si muovono personaggi che colpiscono il lettore come l’irresistibile zia Lavina dal naso aquilino e la fronte alta, caratteristiche fisiche che la facevano assomigliare “più a un rapace che a una donna dal passato tumultuoso”. Zia Lavinia che si presenta sempre con il suo insopportabile bulldog Mister Phipps era vissuta a Parigi per quasi vent’anni, con un uomo sposato che la nostra famiglia chiamava, abbassando la voce, il giudeo”. Mentre Gabriel camminava per la Quinta Avenue fumando un sigaro cubano o seduto in un comodo taxi alla radio davano I Love Paris, Strangers in Paradise “due canzoni che trovavo sdolcinate, ma che mi piacevano lo stesso”. John Steinbeck scrisse La valle dell’Eden e Jack Kerouak compose On the road che esprime il disagio giovanile di una generazione, la voce vellutata di Nat King Cole cantava canzoni evergreen e Gabriel era sempre di più perso nella sua magnifica ossessione. “Lei lasciò un sogno indelebile nella mia immaginazione”. Un altro interprete di questo gran bel romanzo dai toni lirici è l’Hotel Plaza con il suo Oak Bar. Nato nel lontano 1907 lo storico albergo di Manhattan ha visto passare nei suoi saloni ospiti del calibro di Marilyn Monroe, Frank Lloyd Wright, i Beatles e Richard Nixon. Inoltre al Plaza sono stati girati film che hanno fatto epoca come Intrigo internazionale, A piedi nudi nel parco, Appartamento al Plaza e la famosa scena finale di Come eravamo dove davanti all’entrata dell’albergo Barbra Streisand e Robert Redford si dicono addio per sempre. Di fronte al Plaza c’è il polmone verde della città Central Park dove Gabriel incontrò per la prima volta Lillian l’oggetto dei suoi desideri che rappresentava la sua giovinezza e sorprese “due uomini baciarsi dietro a un albero”.

Molti critici americani hanno paragonato il romanzo a Il grande Gatsby, perché nel volume della Mosby appaiono molti personaggi fitzgeraldiani. Evidentemente anche il giovane Gabriel come Nick Carraway comprese presto che noi esseri umani “remiamo barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”.

Fu nell’agitazione confusa del cambiamento di stagione, nel clamore verde della speranza e della determinazione, che Lillian Dawes attecchì e cominciò a fiorire nella mia coscienza.

Katherine Mosby giornalista e scrittrice è nata a Cuba nel 1957, insegna alla Columbia University di New York e collabora con il New Yorker e Vogue. Autrice di tre romanzi e già candidata al National Book Award e al Pulitzer, è anche un’apprezzata poetessa. Alle cinque al Plaza è tradotto da Maurizio Bartocci.

Autore: Katherine Mosby
Titolo: Alle cinque al Plaza
Editore: Frassinelli
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 17,90 euro
Pagine: 276

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Alessandra Stoppini

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