Storia di Scipione Cicalazedè. Parla Pietrangelo Buttafuoco

Alessandra Stoppini

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lupo-luna-rcsSono i cunti, le favole che gli anziani raccontavano ai bambini, cuore della tradizione orale siciliana alla base di “Il lupo e la luna” di P. Buttafuoco (Bompiani), dove l’autore racconta la vita di un uomo vissuto nel ‘500 con evidenti riferimenti al presente.

Fatto fu che, nella casa dalle mura bianche, Scipione Cicala trovò spavento“.

Nella Messina del XVI Secolo il piccolo Scipione, nato nel 1552 da una nobile famiglia genovese trapiantata nell’Isola dei Giardini, figlio di Visconte Capitano agli ordini dei Doria e di donna Lucrezia turca montenegrina “della Ragusa di Dalmazia“, ebbe un sogno premonitoreuno sguardo di fuoco nero sbocciato dal profondo“. Il bambino sognò un lupo incarnazione del suo istinto. “Un lupo mi voleva portare via“. A soli dodici anni Scipione fu rapito dai turchi insieme al padre (quest’ultimo in seguito fu rilasciato dietro pagamento di un riscatto) e venduto a Solimano il Magnifico. Per molti anni fu impedito a Scipione di rivedere “le rabbiose spire di Scilla e le squame di Cariddi“. Per aver salva la vita il giovane, ora divenuto Cicalazedè (cioè figlio di Cicala) sciolto di parola, abile nella forma, ornato persino nei toni abiurò la fede cristiana convertendosi all’Islam aggiungendosi “al novero della Sublime Porta“. Da qui iniziò la parabola di vita di Scipione che sarebbe diventato il terrore del Mediterraneo, che allora rappresentava il mondo dove si decidevano i destini delle potenze. Istanbul sarà teatro della carriera di Sinan Pascià (il Pascià genovese) che lo vedrà diventare abile comandante di eserciti, ammiraglio della flotta ottomana fino a ottenere la carica di Gran Visir. “L’unico commercio di mare che conoscesse era guerra e rapina“. Ma Scipione/Sinan non dimenticherà mai la sua terra natale e porterà sempre nel proprio animo il ricordo di sua madre, giacché “quando una vela corre via, è sempre per tornare in porto“. Ci sarà anche posto per l’amore per il feroce combattente, quel sentimento che gli farà deporre le armi e arrendersi a “un globo perfetto di perfetta luce, per sempre“.

In questo romanzo che ricorda lo stile dei poemi cavallereschi e che l’autore impreziosisce con brani in corsivo tratti dal Corano o da testi poetici con uno stile volutamente arcaico, Buttafuoco ci narra dell’incontro e dello scontro di due civiltà: quella occidentale e quella orientale. Capitan Pascià è, infatti, un rinnegato per il mondo che l’ha visto nascere. Passione e istinto sono le caratteristiche principali della personalità del protagonista, gli stessi temi che percorrono il romanzo. Viene da chiedersi se al giorno d’oggi dominato da indifferenza, mancanza di etica e individualismo possano esistere ancora persone in grado di combattere per un’ideale, per una missione come avveniva ai tempi descritti da Buttafuoco. Le gesta dei cavalieri, le armi e gli amori intrecciati alla secolare poesia e cultura araba rivivono in tal modo in un libro capace di affascinare e sorprendere. “Pur se nel cielo vedi una folla di stelle, l’una di loro è più solitaria dell’altra; ognuna è come noi disperata, come noi vaga nell’azzurra piana dei cieli”.

Sig. Buttafuoco per quale motivo ha dedicato il Suo libro alla memoria di Michele Amari?
“Il motivo è presto detto. Michele Amari oltre ad essere ricordato per la sua monumentale opera Storia dei Musulmani di Sicilia, è anche la prima persona che con autorevolezza scientifica, ampia documentazione e perizia di vero filologo ha saputo ricostruire un tassello fondamentale dell’identità nazionale e ancor di più di quella europea. Ha saputo comprendere e individuare l’identità nostra attraverso lo specchio della civiltà islamica. A maggior ragione, dunque, possiamo considerare la Sicilia come la Perla dell’Islam.”

Chi sono e che cosa rappresentano il lupo e la luna che danno il titolo al romanzo?
“Sono semplicemente i due protagonisti che vivono questa loro storia d’amore ognuno attraverso la maschera scelta da quella che è la loro linfa spirituale, ovverosia il lupo che è Scipione Cicala e la luna che è invece la donna che lui farà sua e porterà con sé e alla quale Scipione dedicherà il destino ultimo della sua vita, l’amore.”

Da dove nasce l’idea di raccontare le gesta di Sinan Pascià?
“Nasce dal fatto che mi sono imbattuto in questa storia bellissima, una storia vera che non era più riemersa. Mi sono stupito nel trovare una storia così bella. Ho collezionato la documentazione, il materiale, le testimonianze, la sterminata bibliografia che me l’ha restituito nella sua interezza e a fine lavoro ho avuto anche la sorpresa di trovare una bellissima canzone Sinan Capudan Pascià che Fabrizio De Andrè dedicò a Scipione Cicala nel suo album in lingua genovese.”

La Sua attrazione e il Suo interesse per la cultura islamica sono anche influenzate dal fatto che in Sicilia gli effetti dell’antica dominazione sono ancora visibili?
“La Sicilia ha sempre mantenuto questa sua identità proveniente dal mondo islamico. Tant’è vero che Leonardo Sciascia meglio di ogni altro ha spiegato come più dell’eredità greco – romana e più ancora delle civiltà arcaiche è stata l’eredità islamica a dare l’identità. Tutt’oggi la ritroviamo sia nelle sue ramificazioni spirituali e culturali alte sia nella vita quotidiana, sia nelle strutture architettoniche, nell’orizzonte stesso… persino nella cassata il dolce tipico della Sicilia che è un’elaborazione, una concettualizzazione tipicamente islamica.”

Vi sono ancora tracce a Istanbul del passaggio di Scipione Cicalazedè?
“Certo, non solo nel suo palazzo così come c’è ancora a Genova, c’è anche l’hammam da lui fatto costruire e un quartiere, il quartiere Calabria che fu fatto edificare da Scipione per accogliere i seguaci di Tommaso Campanella profughi dalla Calabria.”

Nelle pagine dei ringraziamenti Lei cita il poeta siciliano Ibn Hamdis poco conosciuto da noi. Ce ne vuole parlare?
“Ibn Hamdis si trova ai vertici della poesia universale. La sua presenza nella letteratura è pari a quella che possono avere Dante e Petrarca. È una delle pagine più belle della letteratura italiana di lingua araba ovviamente sconosciuta a noi, perché con i prosciutti del pregiudizio davanti agli occhi non riusciamo poi a godere di quella che è la parte fondante della nostra identità. Per fortuna ci sono stati studiosi insigni e una grande tradizione dell’orientalismo che invece ha saputo fare tesoro di tutto ciò. Esistono due libri fondamentali in tal senso Poeti arabi di Sicilia di Francesca Maria Corrao e un altro Il Canzoniere di Hamdis edito da Sellerio.”

L’autunno porterà la democrazia nell’area del Magreb? Continuerà a soffiare il vento della Primavera Araba e quale potrebbe essere il ruolo del continente europeo?
“Innanzitutto io mi auguro che non arrivi nessuna democrazia perché sarebbe una sciagura. Come dice il motto sovversivo “Se tu non vai dalla democrazia, la democrazia arriva da te“. Di solito quando arriva, la democrazia arriva sempre con i cacciabombardieri e con i marines. Quindi io mi auguro che non ci arrivi mai e che l’autodeterminazione dei popoli passi attraverso i costi della propria identità, della propria storia e della propria cultura.”

Pietrangelo Buttafuoco è autore di Fogli consanguinei (Ar 2001), Le uova del drago (Mondadori 2005), L’ultima del diavolo (Mondadori 2008), Cabaret Voltaire (Bompiani 2008) e Fimmini (Mondadori 2009).

Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Titolo: Il lupo e la luna
Editore: Bompiani
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 18 euro
Pagine: 195

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Alessandra Stoppini

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