“Una lontana follia” nel castello di Midlehurst

Alessandra Stoppini

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unalontana-folliaNel romanzo “Una lontana follia” di Kate Morton (Sperling & Kupfer) “Tutto iniziò con una lettera smarrita tanto tempo prima, che attendeva il suo momento da almeno mezzo secolo… ”, è l’incipit del 3° libro dell’autrice australiana.

La londinese Edie Burchill fin da piccola aveva nutrito un amore sconfinato per la letteratura, anche per questo motivo Edie da otto anni era editor della Billing & Brown Book Publishers “una piccola casa editrice a conduzione familiare con sede a Notting Hill, fondata verso la fine degli anni Quaranta da Herbert Billing e Michael Brown per pubblicare le loro poesie e opere teatrali”. La vita di Edie scorreva tranquilla e vagamente noiosa fino a un giorno di fine febbraio del 1992, quando un ricordo del passato riaffiorò sotto forma di una lettera smarrita che ritrovò il suo destinatario cinquant’anni dopo. La missiva proveniva dal Kent dall’imponente e antica dimora di Midlehurst Castle ed era stata scritta da Juniper Blythe una delle abitanti del maniero. Il turbamento profondo nel viso della madre di Edie Meredith, destinataria della lettera, fece capire a Edie che la riservatezza, il distacco apparente di sua madre rivelava un segreto legato a un “enorme edificio in pietra circondato da un fitto bosco” e a chi lì ci viveva e forse ancora vive. L’esperienza vissuta a Midlehurst Castle aveva cambiato per sempre Meredith, quando nel 1939 a soli tredici anni la sorte l’aveva condotta in quel luogo misterioso, accolta dalle sorelle Blythe, piccola ragazzina sfollata da Londra a causa degli imminenti bombardamenti nazisti. Ricercare la verità sarebbe diventata la missione di Edie anche perché il volume che le aveva fatto amare i libri era stato un romanzo gotico “La vera storia dell’uomo del fango scritto da Raymond Blythe, padre di Seraphina, Persephone e Juniper. La bambina di dieci anni di allora che aveva divorato il volume mentre si trovava a letto ammalata “aprii la copertina ingiallita e il racconto mi stregò fin dal primo capitolo” non immaginava che la trama del romanzo provenisse da una vicenda realmente accaduta e aveva come protagonista un fatiscente castello… “Davanti a me, un grande prato all’inglese e in fondo, com’era giusto fosse, la facciata di Midlehurst Castle baciata dal sole”.

The Distant Hours contiene tutti gli elementi che finora hanno decretato il successo della produzione letteraria di una giovane scrittrice di talento: un segreto di famiglia e un’imponente dimora nella quale il tempo si è divertito a tessere la sua trama di abbandono e incuria, porte segrete e cancelli arrugginiti che si aprono su “scorci incantevoli”, corridoi lunghi e impenetrabili, soffitte polverose, un mistero tragico da portare alla luce. Un’atmosfera da brividi che cattura il lettore grazie ai vari piani temporali di lettura che s’intervallano tra il passato e il presente collegati tra loro dalla voce di Edie l’io narrante del romanzo. Tre sorelle unite tra loro da un legame profondo, la latente follia della più piccola Juniper “creatura del castello”, un padre geniale ma autoritario “una specie di re Lear che manipolava le figlie e le metteva l’una contro l’altra”. L’orgoglio e l’onore di appartenere a una casta privilegiata e l’onere di preservare la proprietà, simbolo della tradizione famigliare “nelle pietre di Midlehurst Castle vive la mia famiglia”, ora era a carico di due gemelle di novant’anni figlie di un uomo il quale “trovava respiro, rifugio e verso la fine anche senso religioso nelle proprietà che i suoi antenati gli avevano lasciato”. Juniper che aveva ereditato il talento per la scrittura dal padre Raymond “persa nel suo passato” ricorda Miss Havisham di Great Expectation di Charles Dickens “pallida e levigata, iridescente come madreperla” in contrasto con le gemelle Percy dal carattere pragmatico e la sognatrice Saffy.

Ho sempre amato scrivere” ha dichiarato in una recente intervista Kate Morton venuta in Italia per presentare il suo ultimo libro e ha incontrato in una libreria romana i suoi tanti fan. Questa passione per la letteratura traspare in ogni pagina di Una lontana follia che riecheggia le passioni che covano sotto la cenere dei romanzi delle sorelle Bronte o le atmosfere claustrofobiche di Wilkie Collins. “Avere lettori, così tanti e così appassionati, è bellissimo… Le mie storie nascono dalle cose che vedo, da quelle che mi raccontano amici e conoscenti, dai libri letti. Adoro le trame complicate, ricche, piene di risvolti”. Durante il suo tour romano la fantasia di Kate Morton è rimasta attratta dal portone del Palazzo dei Cavalieri di Malta all’Aventino dal cui buco della serratura si vede la Cupola di San Pietro. Quest’affascinante effetto ottico potrebbe essere lo spunto per il prossimo volume dell’autrice australiana bravissima nel creare trame sospese tra passato e presente. “Cara mamma e caro papà, mi mancate tanto, tutti e due. E io, vi manco? Adesso abito in un castello, in un castello vero, ma non è come voi lo immaginate. Innanzi tutto non c’è il ponte levatoio. Però c’è una torre, e tre sorelle e un vecchio che non vedo mai…”.

Kate Morton, abile narratrice di storie romantiche e misteriose dall’ambientazione gotica, è nata nel Queensland nel Sud dell’Australia nel 1976. A ventinove anni scrive il primo romanzo Ritorno a Riverton Manor (Sonzogno 2007) che diventa subito un grande successo internazionale. Il secondo Il giardino dei segreti (Sperling & Kupfer 2010) l’ha lanciata definitivamente sulle scene mondiali. Affascinata dall’Ottocento, si è laureata con una tesi sulla tragedia nella letteratura vittoriana e ora sta svolgendo ricerche per un dottorato sul gotico nel romanzo contemporaneo. Il volume Una lontana follia è stato tradotto da Alessandra Emma Giagheddu. L’autrice vive a Brisbane con la famiglia.

Autore: Kate Morton
Titolo: Una lontana follia
Editore: Sperling & Kupfer
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 18,90 euro
Pagine: 563

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Alessandra Stoppini

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