Shakespeare e le umane passioni

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shakespeare-e-lincanto-delle-umane-passioniCon “Shakespeare” (Salerno Editrice), monografia dedicata al bardo di Stratford-upon-Avon, l’anglista Stefano Manferlotti (docente della Federico II di Napoli) compie un’operazione culturale di particolare valore. Confrontarsi con uno dei più grandi e indagati autori di tutti i tempi (impresa già di per sé terrorizzante) con l’obiettivo di comporre un’opera scientificamente rigorosa ma al contempo indirizzata al pubblico più vasto possibile.


Trasmettere il quantum infinito di vita, lo splendore estetico e la forza conoscitiva che pervade la grande letteratura universale è l’impegno assunto dalla più autorevole critica letteraria di ogni tempo. Manferlotti persegue tale intendimento rivolgendosi ad un ideale programmatico esplicitamente dichiarato: leggere Shakespeare «come può e deve farlo un uomo del XXI secolo».

Di qui la felice scelta di un linguaggio chiarissimo, scorrevole, contemporaneo ed ugualmente densissimo, colto, raffinato. La costruzione di un sapiente impianto critico esplicato attraverso uno stile narrativo incalzante, ricco di immagini, riferimenti e richiami, che non si limitano al solo milieu culturale elisabettiano, bensì travalicano i confini del tempo e dello spazio, per chiamare in causa autori e testi lontani (ma in fondo mai troppo) fra loro: dai rimandi più consueti alla Bibbia ai Greci e Plutarco a quelli più originali e purtuttavia puntualissimi a Joyce, Kafka, Beckett, Woolf, Proust ma anche a Cervantes, Dante, Ariosto, Leopardi, Nietzsche (e la vertigine della lista potrebbe proseguire ancora a lungo); a rendere manifesto, se fosse ancora necessario, l’inesausto dialogo che i grandi della letteratura intessono costantemente fra loro.

La stessa organizzazione interna dell’opera tiene conto tanto delle esigenze del lettore novizio che voglia accostarsi all’opera shakespeariana, quanto di quelle più pratiche dello studente universitario, sia delle necessità scientifiche del critico di mestiere ed, infine, di «chiunque faccia del teatro un punto fermo della propria esperienza». La disposizione del materiale permette infatti sia una lettura integrale, da capo a fondo dell’opera, che la possibilità di fruire dei singoli capitoli conchiusi: i quali affrontano anzitutto il contesto dell’opera, quindi la vita del poeta (ed è mirabile come Manferlotti spazzi via ogni fola sulla paternità del corpus shakespeariano con una battuta en passant posta ai margini di una nota a piè pagina), per passare, nella sezione centrale del volume, all’analisi critica di ogni singola opera del drammaturgo inglese.

Giova alla fluidità dello scandaglio dei testi l’aver posto in una appendice dedicata la sinossi di tutte le trame: «perché è facile pensare che gli eventi racchiusi in un Antonio e Cleopatra o in un Amleto siano più noti di ciò che avviene in un Timone d’Atene o in un Enrico VI parte prima o terza». Spazio autonomo hanno finalmente anche le opere puramente poetiche del bardo (Poemetti e Sonetti), tante volte neglette rispetto alla restante produzione.

Alle esigenze della ripartizione tassonomica (fra Drammi storici e Drammi greci e romani, Commedie e Drammi romanzeschi), lo studioso sottrae, raccogliendole sotto l’indice del «Grande Canone», quel numero ristretto di opere universalmente conosciute nelle quali il genio dell’autore risplende del suo massimo fulgore.

A levarsi su tutte, la storia del triste principe danese, condannato a porre rimedio ad un mondo ormai precipitato dal proprio sesto in un angoscioso abisso privo di significato, rappresentazione della terribile condizione dell’uomo moderno. L’erede al trono incapace di vendicare il re suo padre, ignobilmente assassinato con la complicità della madre, non per ignavia, ma perché ormai: «uccidere non è un peccato mortale: è inutile».

E inutile sembra ricordare, in conclusione, come la più grande letteratura sopravviva ai propri autori (talvolta con lo loro stesso disappunto), alle generazioni, ai secoli e perfino ai millenni, perché in essa è condensata quantità e qualità di vita e verità inesistenti altrove. In tal senso, l’opera di Shakespeare, addensato delle passioni umane più estreme, parrebbe quasi avere la facoltà di poter sopravvivere alla stessa umanità.

Stefano Manferlotti insegna Letteratura inglese presso il Dipartimento di Filologia moderna dell’Università di Napoli “Federico II”.

Autore: Stefano Manferlotti
Titolo: Shakespeare
Editore: Salerno editrice
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine: 348
Prezzo: 18 euro

Articolo di Pasquale Donnarumma

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