La Rosa: le morali di Ljudmila Petruševskaja

Matteo Chiavarone

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la_rosa-orecchioAltro delizioso volume della casa editrice Orecchio Acerbo, da sempre specializzata nella realizzazione di albi illustrati: questa volta ad essere presentato, con tavole della bravissima e giovane Claudia Palmarucci, è “La Rosa“, un racconto di Ljudmila Petruševskaja, una delle maggiori esponenti del grande realismo russo a cavallo tra gli anni trenta e quaranta. Una fiaba cruda che al realismo delle immagini affianca un onirico simbolismo che atrofizza persino un elemento così romantico come il profumo dei fiori.

Il protagonista, novello Re Mida, acquisisce, in perfetta opposizione a Jean-Baptiste Grenouille, protagonista dell’espressionistico Profumo di Patrick Suskind, il più sublime degli odori, quello delle rose.

Ma come l’oro di Mida da delizia si trasforma in croce: tutto diventa più difficile. Ogni faccenda quotidiana assume i connotati della farsa: persino in casa sono stanchi di “sopportare” sempre lo stesso, identico, profumo che impregna ogni cosa: i vestiti, gli oggetti, la mobilia. Persino il cibo. Il mondo finisce sottosopra, si rovescia velocemente: nulla, toccato dall’uomo, ha più il suo odore.

Non si riconosce il buono dal cattivo, il pulito dallo sporco, il sano dal marcio. La via salvifica bisogna tracciarla da soli: l’uomo si accinge ad affrontare la “scienza medica”. Ma anche qui ciò che apparentemente può salvarlo, lo distruggerà pian piano, costretto a fare i conti col letame.

Da fenomeno “familiare” diventa macchia, marionetta, fenomeno “da baraccone”. Come un cavia – o un animale da circo – nelle mani di altri finisce il libero arbitrio, finisce la vita. C’è una morale ma va cercata negli spigoli, nelle insenature del messaggio: la scienza non può separarsi dall’umanità. Ma questa è soltanto un’idea, ad ogni lettura se ne potrebbe trovare un’altra.

Ljudmila Petruševskaja, nata a Mosca nel 1938, è tra i continuatori del grande realismo russo. Prima di affermarsi come scrittrice ha lavorato come giornalista e corrispondente radiofonica. I suoi scritti, inizialmente, circolavano clandestinamente e per lungo tempo è stata nota solo ai conoscitori della letteratura russa underground. Ljudmila Petruševskaja è anche autrice di fiabe, nel corso della sua carriera, ha ricevuto molti importanti riconoscimenti tra cui l’Alexander Pushkin Prize, nel 1991. Tra le sue opere pubblicate in Italia ricordiamo:“Il mistero della casa” (Armando editore,1998); “Favole dopo le favole” (Il Melangolo, 1995); “Dopo le favole” (Il Melangolo, 1992); “Il mio tempo è la notte” (Mondadori, 1993); “Tre ragazze vestite d’azzurro” (BMG Ricordi Publications, 1991); “Amore immortale” (Mondadori, 1990).

Nel catalogo di orecchio acerbo, “La rosa” illustrato da Claudia Palmarucci (2011), “La valigia delle carabattole” illustrato da Luci Gutiérrez (2010) e “Il muro bianco”, racconto inedito all’interno di “1989”, un’antologia illustrata da Henning Wagenbreth.

Claudia Palmarucci nata a Tolentino (MC) nel 1985, ha intrapreso gli studi d’arte all’Accademia di Belle Arti di Macerata. Di certo, ai grandi maestri della pittura Claudia guarda costantemente, che si tratti di Watteau piuttosto che di Rubens, e all’illustrazione dedica le sue energie e i suoi pensieri. Frequenta nel 2008 il corso estivo tenuto a Macerata da Vitali Konstantinov, e l’anno seguente sperimenta la guida di Maurizio Quarello. Nel 2009 s’iscrive al master ARS IN FABULA. Selezionata alla Mostra del Libro per Ragazzi di Bologna nel 2011, sta concludendo in Accademia la specializzazione in grafica per l’illustrazione. Nel catalogo di orecchio acerbo, il suo album d’esordio: “La Rosa”, 2011.

Autore: Ljudmila Petruševskaja – Claudia Palmarucci (illustrazioni)
Titolo: La Rosa
Editore: Orecchio Acerbo
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 44
Prezzo: 13,50 euro

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Matteo Chiavarone

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