La distopia di Will Self

Michele Lupo

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sfortunata-estateNella bella traduzione di Olivia Crosio, il romanzo di Will Self, “Una sfortunata mattina di mezza estate” (Fanucci), si fa leggere con piacere. In un’isola-continente immaginaria ma non troppo – si penserebbe all’Australia – il turista americano Tom Brodzinsky, come il nostro indimenticabile Zeno Cosini (ricordato nella citazione iniziale del libro) si affanna a consumare l’eterna, reiterata ultima sigaretta della sua vita, e quando sembra avercela fatta, non sa che sta cacciandosi in un guaio che in realtà sarebbe più pertinente definire un incubo.

Si dà il caso infatti che il banale lancio dalla finestra del mozzicone che immagina finalmente di commiato dal vizio finisca sulla testa di un suo connazionale, e si dà il caso che, essendo questi sposato con una donna, peraltro fin troppo attraente, appartenente a una tribù del luogo, il fatto non possa rubricarsi come uno spiacevole “incidente”. Perché per i codici culturali della donna (“un sarong avvolto intorno ai fianchi stretti e sinuosi, (…) la perfezione da orchidea dei seni e la purezza tesa della sua pelle nera e opaca”), “gli incidenti” non esistono, dunque, a suo avviso, da qualche parte, nella testa di Brodzinsky doveva per forza di cose nascondersi la precisa intenzione di fare del male, chissà, magari di uccidere. Si dà anche il caso che lo Stato del territorio in questione contempli nella propria giurisprudenza il riconoscimento delle credenze non solo di questa tribù ma anche delle altre che vi abitano.

Non stupisce pertanto che si adoperi per misurare la “portata balistica” del volo incriminato, quello del mozzicone, che il turista sia costretto a pagare una sonora cauzione per non finire dentro, che non sappia bene come reagire a quello che gli sta capitando, prostrato come sembra di suo da una famiglia di rompiscatole, e che questo sia a ogni modo solo l’inizio dell’incubo, l’avvio a un viaggio punitivo, di assurda “espiazione” dentro un paesaggio di surreali catastrofi.

Ecco, per farci portare in una storia del genere, una storia che il lettore sospetta presto essere fabbricata come un complesso ordito ai danni del povero Brodzinsky, bisogna saperci fare. Il che può dirsi di Will Self, cinquantenne scrittore fra i più dotati della scena inglese, considerato un po’ l’erede di James Ballard, scrittore cioè interessato a costruire scenari futuribili ma non estranei a una scaturigine ahimé fin troppo realistica: la stupidità umana (ma in questo caso con una scrittura più incline al grottesco, non ignara della lezione di Martin Amis: umorismo acido e satira corrosiva). L’invenzione di un universo distopico che descriva la deriva della condizione umana, non distrae il narratore inglese né dall’attenzione verso i singoli personaggi, né, tantomeno, dal lavoro sulla scrittura in sé, fattore decisivo perché Una sfortunata mattina di mezza estate risulti una lettura seduttiva.

Will Self è nato a Londra nel 1961. Scrittore e giornalista, in Italia sono usciti la sua raccolta di articoli e memorie London. Appunti da una metropoli (Mondadori, 2005), i romanzi Misto Maschio (Feltrinelli), Dorian (Mondadori, 2004) e  Dr Mukti e altre sventure (Mondadori, 2009).

Autore: Will Self
Titolo: Una sfortunata mattina di mezza estate
Editore: Fanucci
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 400
Prezzo: 18 euro

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Michele Lupo

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