Il destino dell’11 settembre

Francesca Camponero

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destino-11settembreGiovedì 8 settembre presso il ristorante il “Duchessa” a Palazzo Rosso in via Garibaldi a Genova, Laura Gugliemi, Michele Serrano e Antonello Cassan hanno presentato il libro di Adriana Albini “Il destino dell’11 settembre” (Liberodiscrivere, 2011). Presente anche l’autrice che pur essendo nata a Venezia e lavorando a Milano, ha avuto la sua formazione a Genova, città a cui si sente particolarmente legata e dove tutt’ora è operativa in qualità di giornalista e scrittrice.


Il contenuto del libro è un racconto riflessione dell’autrice. New York, Venezia e Genova legano il destino di Marta a una data, quella dell’11 settembre. A dieci anni dall’abbattimento delle Torri Gemelle e a quaranta dal ciclone che travolse l’isola veneziana di Sant’Elena, la ricercatrice rievoca, tra le pareti del laboratorio, momenti della sua vita. Riflette su Ground Zero e i suoi misteri ancora irrisolti. La memoria dell’amore giovanile s’intreccia a quella di altri incontri sentimentali, sorprendenti, profondi e sempre segnati dall’Undici Settembre.

Qualche stralcio dal testo: “Io c’ero.
 
Si dice sempre così. Ma è la verità. Io c’ero, anche se un po’ più in là. Celebravamo il premio alla carriera di Hilary Koprowsi, ideatore di uno dei primi vaccini antipolio, durante un convegno di virologia a Baltimora. Ero, come spesso mi capita, in ritardo. 
Questa è la cronologia della mia giornata. Un tentativo di cronologia di una giornata misteriosa, chiamata Nine-Eleven.
Qualcosa finì quel giorno, molto è iniziato allora.

“Ore 8.50: giungo affannata e assonnata nell’atrio antistante la conferenza internazionale a cui sto partecipando, che ha luogo all’interno dell’Hyatt Regency di Baltimora. Sono atterrata la sera prima all’aeroporto della non lontana Washington DC.
 
Alle 9 è previsto uno dei momenti più importanti del meeting annuale dell’Institute of Human Virology diretto da Robert Gallo, famoso ricercatore nel campo dell’AIDS, si tratta della lettura di Stanley Prusiner, scopritore dei prioni, i fattori causativi del morbo della mucca pazza e premio Nobel.
Invece della conferenza, assistiamo dallo schermo televisivo, che si sostituisce tempestivamente alla diapositive, alle immagini più assurde e inspiegabili del nuovo millennio: la tragedia delle Torri Gemelle.
 
Il mio primo pensiero è che si tratti di un film o di uno spot pubblicitario, ma l’agitazione del pubblico è tale che devo ammettere si tratti di realtà o almeno presunta tale. La voce narrante riassume. Un aereo ha colpito alle ore 8.46 una delle Torri del Word Trade Center, alle 9.03 un secondo velivolo affonda nella seconda, la torre sud, partecipo a questo tuffo mortale in diretta, nel frattempo la prima torre è in fiamme.
 
Siamo tutti paralizzati, mentre il filmato viene ripetuto decine di volte, a ipnotizzarci.
 
 Le notizie giungono a frotte, anche quella che si tratta di aerei dirottati. 
Tante, troppe informazioni ufficiali. Mi chiedo: è successo davvero? Anzi, mi spiego meglio: è accaduto quel che abbiamo visto? È avvenuto come ce lo hanno raccontato? Mentre medito su quel tragico gioco degli specchi che ingannò gli americani e milioni di cittadini della terra, mentre tremila di loro venivano sacrificati a un disegno non ancora chiaro, rifletto sugli 11 settembre che la vita mi ha portato.
 
Per molte ore non ho idea di cosa sia successo ai miei amici di Washington e Boston. Il traffico telefonico è bloccato, le strade vengono chiuse. Il panico prende il mio stomaco come quello di milioni di americani e di cittadini del mondo.
 
Alle ore 12, mentre siamo ancora accalcati a seguire come ipnotizzati la TV, Robert Gallo ci dice: «Oggi sono morte tremila persone. Se ne parlerà per anni. In Africa muoiono ogni anno milioni di persone di AIDS, e non se ne parla mai. Oggi è evidente quanto la vita di un americano valga mille volte di più di quella di un africano. Questa tragedia, di cui ancora non capiamo la genesi, ci turberà per anni, mentre continueremo a dormire sonni tranquilli sulle centinaia di migliaia che muoiono di AIDS. Signori: medici, scienziati, ricercatori, siamo tutti bloccati qui e non c’è nulla che possiamo fare, neppure telefonare. Allora torniamo ai lavori della conferenza, facciamo quello che sappiamo fare: ricerca. Cerchiamo di debellare l’HIV. Uccide più del terrorismo».

Io oggi voglio rievocare assieme a quello del 2001 anche un altro 11 settembre, di dolori più intimi e lontani, nel 1970. 11-09, è il destino del vortice nella mia vita.


11 settembre 1970
 
Daniele mi stava portando i biglietti del treno per una giornata insieme a Trieste. Aveva strappato a mio padre il permesso di rapirmi per una giornata. «Purché non vi fermate a dormire e tornate prima di mezzanotte». Per Papà ero ancora una bambina allora, ma io mi sentivo un’adolescente alla bruciante scoperta dell’attrazione d’amore. Perché nove giorni prima, il 2 settembre 1970, giorno del mio quindicesimo compleanno, proprio lui, Daniele De Santis, professore di lettere classiche alla soglia dei trent’anni, mi aveva baciata. Era stato il mio primo bacio, e l’ultimo, per molto tempo.
Passo le dita sulle lettere incise della targa. «Ciao Daniele», sussurro, «è passato tanto tempo, più di quarant’anni, eppure non posso dimenticarti».

Adriana Albini, nata a Venezia, laureata in Chimica a Genova. Responsabile della Ricerca Oncologica al Polo Scientifico e Tecnologico – IRCCS MultiMedica-Milano e Direttore Scientifico di MultiMedica Castellanza (VA). E’ stata da giugno 2004 fino all’ottobre 2006 Vice Direttore per la Ricerca dell’IST (Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova) e Responsabile di Dipartimento IST.
 Collabora come giornalista pubblicista a Repubblica e Mentelocale.it. Ha scritto racconti, poesie, romanzi. Tra le sue opere: “Il fabbro”, “La notte di Polinice”, “L’astronoma”
(Tre racconti brevi),  “Resine” (Quaderni liguri di cultura. N. 17, 1976, pag 72 e seg.), “La veglia di Antigone”, “Il viaggio di Amundsen”, “Il vetraio di Venezia”
(Tre racconti brevi)., “Resine” (Quaderni liguri di cultura. Nuova serie. N.2, 1979, pag 77 e seg.), “Discorso di un leader democristiano in attesa dell’anno nuovo”, “Oblio (alla Nonna)”, “15 lacrime”
da “Undici poeti genovesi. Antologia” (con presentazione di Giorgio Barberi Squarotti).  “Resine” (Quaderni liguri di cultura. Nuova serie. N.7, 1981, pag 10 e seg.), “Un gioco troppo facile”
(Racconto); “Bridge d’Italia” (N. 4, 1981, pag. 198), “Concerto per pianoforte a due code”, “Birillo galattico”
(Due racconti brevi), “Resine” (Quaderni liguri di cultura. Nuova serie. N.11, 1982, pag 65 e seg.
),
 “Dentro al cubo”
(Racconto), “Resine” (Quaderni liguri di cultura. Nuova serie. N.14, 1982, pag 73 e seg.),

”Primo compleanno” (poesia), “La famiglia” (Keltia Editrice 1995). 

Collaborazione ai quotidiani “Il Lavoro” (Genova) e “Il Corriere Mercantile” (Genova) . Autrice di tre romanzi inediti: “L’impronta nel gene”, “Carnevale d’ombre”, “Mistero in Laboratorio” (romanzo per bambini).
Premi per romanzo inedito nell’undicesima e tredicesima edizione del concorso letterario Giovanni Gronchi, Pontedera, 1997 e 1999.
Ha inoltre ricevuto il 1° premio per romanzo edito al concorso letterario Rivalto 2000 e il primo premio per romanzo inedito nella 14.a edizione del concorso letterario Giovanni Gronchi, Pontedera, 2000.

Altro suo racconto: “Donatore di Sangue” su “Vernice” (Genesi Editrice – Torino).

Autore: Adriana Albini
Titolo: Il destino dell’11 settembre
Venezia 11 settembre 1970 – New York 11 settembre 2001
Editore: Libero di scrivere
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 9,50
Pagine: 126

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