Il Carnefice

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ilcarnefice-newtonAnche un paesino della provincia abruzzese come San Buono, “piccolo e sempre uguale” – poco più di 1000 anime, strade strette e polverose, un borgo antico sorto intorno alla chiesa principale sulle pendici della collina, circondato da campi, vigne e boschi -, può diventare un luogo letterario. Capita quando una scrittrice, nello specifico Francesca Bertuzzi, sceglie di ambientare il proprio esordio, “Il Carnefice” (Newton Compton, 2011) in un posto come questo, dove il male sembra quasi non esistere e invece c’è, a dispetto del nome, e si nutre delle perversioni più inconfessabili.


È infatti a San Buono che vive Danny, da quando ha nove anni: “Venivamo dall’Africa centrale. Un gruppo di preti missionari venne a vivere nel nostro villaggio, ci facevano i vaccini di mattina e di pomeriggio distribuivano cibo in scatola, chinino, acqua in bottiglia e, per noi bambini qualche caramella. L’Africa la ricordo bene, stagna dentro di me, indescrivibile ed enorme, al centro del mio stomaco: un buco dentato pieno di fame“.

Danny, la madre e la sorella Khanysha riescono però a fuggire sull’aereo dei missionari, con la protezione di fratel Pio – una carica ecclesiastica che non permette di celebrare messa – che le conduce in Abruzzo, nella casa ereditata da uno zio. Un gesto magnanimo solo apparentemente disinteressato: almeno a giudicare dal rumore di molle e di grugniti, fratel Pio si dà parecchio da fare con la madre di Danny. Poi, improvvisa, la febbre altissima, il ricovero in ospedale per meningite e la morte di Khanysha, seguita, nel giro di pochi mesi, da quella della madre, divorata dal senso di colpa.

Dopo la partenza di fratel Pio, Danny ha tenuto la casa ed ora lavora in uno dei due bar che si affacciano sulla piazza principale del paese. Una notte, appena dopo la chiusura, subisce un tentativo di stupro e si salva solo grazie all’intervento del suo datore di lavoro e amico, Drug Machine. Ancora stordita dai medicinali e scossa dalla notizia che il suo aggressore è stato trasferito e probabilmente non verrà mai processato, trova vicino alla porta di casa un fazzoletto da uomo ripiegato e ricucito su stesso con un inquietante messaggio, Aiutami, Ti Prego, e una firma: Khanysha. Anche se il biglietto potrebbe essere stato scritto solo per estorcerle del denaro, Danny vuole scoprire chi c’è dietro questa storia e saperne di più. Con l’aiuto, anche economico, di Drug Machine, i due cominciano a fare domande sulle circostanze che hanno portato alla morte di Khanysha e, visto all’epoca era una clandestina, alla sua veloce sepoltura in un bosco. L’incontro con l’affascinante Bonnie – è lei a muovere i fili di un gioco pericoloso – coinvolge definitivamente i due improvvisati investigatori in qualcosa che va ben al di là della ricerca di una persona scomparsa e che metterà a nudo gli affari e gli appetiti sessuali di alti prelati. Il viaggio intrapreso – reale e simbolico – li condurrà in giro per l’Italia, e poi Lugano, e ad affrontare lo spettro violato del passato.

62 brevi capitoli scandiscono il ritmo di una storia di violenza (con qualche accettabile eccesso) e depravazione dove non mancano azione e colpi di scena. Una storia illuminata però da una grande amicizia e da un legame di sangue che nessuno ha potuto spezzare. La narrazione dei fatti viene interrotta solo raramente da flash-back che forniscono informazioni sulle passate vicende personali di Danny. I dialoghi, le battute incalzanti, le pause, le ripetizioni e le imprecazioni riproducono perfettamente il parlato quotidiano e rendono partecipe il lettore di un’atmosfera di inquietudine e di crescente pericolo.

Da evidenziare, inoltre, la grande capacità dimostrata dalla Bertuzzi nel mettere in luce la sfera emotiva della protagonista, nel descrivere ambienti e  luoghi – siano essi un’assolata provincia italiana, un piccolo ufficio, uno scorcio romano o una villa in Svizzera –  e nel tratteggiare, anche in poche righe, le caratteristiche fisiche, psicologiche, sociali e culturali dei vari personaggi. Fra questi, l’indimenticabile Huan, fedele amico a quattro zampe, al quale l’autrice dedica un più che meritato lieto fine.

Francesca Bertuzzi, romana, appassionata di letteratura americana ed ex allieva della scuola Holden, lavora nel cinema ed ha vinto, con le sue sceneggiature, premi e riconoscimenti internazionali. Il carnefice è il suo romanzo d’esordio.

Autore: Francesca Bertuzzi
Titolo: Il carnefice
Editore: Newton Compton
Anno di pubblicazione 2011
Pagine: 281
Prezzo: 9,90 euro

Articolo di Lidia Gualdoni

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