Certe guerre non finiscono mai: parola di Pino Scaccia

Redazione

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copertina-scacciaVenerdì 16 settembre alle ore 18 presso lo Spazio la Feltrinelli dell’omonima libreria situata all’interno della Galleria Sordi 31/35 di Roma, si è svolta la presentazione del volume “Certe guerre non finiscono mai. Conversazione con Pino Scaccia” (Edizioni della Sera, 2011) di Alessandra Stoppini. Erano presenti l’autrice e Pino Scaccia, protagonista di questo interessante dialogo, terzo libro della collana editoriale Le Bussole.


A pochi giorni dalla ricorrenza decennale dell’attacco terroristico alle Twin Towers di New York che ha causato la morte di 3000 persone, il giornalista volto storico del Tg1 Rai ha tracciato un bilancio di “32 anni di lavoro” in giro per l’Italia e per il mondo. Per il pubblico attento e partecipe il reporter di guerra ha sinteticamente rievocato i più importanti avvenimenti degli ultimi vent’anni dei quali si è occupato: la prima e la seconda guerra del Golfo, il conflitto serbo croato, la caduta dell’Impero Sovietico, l’Afghanistan fino ad arrivare ai recenti avvenimenti in Libia in continua e rapida evoluzione. “Sono stato per tanti anni un testimone della storia e questo lo considero certamente un privilegio” ha dichiarato Scaccia.

Ho raccontato tutto sempre in presa diretta, arrivando sul luogo poche ore dopo. Ho visto Ground Zero pochissime ore dopo il crollo delle Torre gemelle e le macerie erano ancora fumanti. Pino Scaccia primo giornalista occidentale a entrare nella centrale di Chernobyl dopo il disastro ha rievocato per gli spettatori in quel momento mi trovavo a Kiev in Ucraina per seguire le elezioni locali ma non potevo non visitare l’incubo del mondo, questo sarcofago non pensando ai rischi del nemico invisibile. Non potevo rinunciare a vedere ciò che era accaduto”.

Nel volume il reporter dichiara all’autrice che da piccolo sognava due cose, viaggiare e raccontare “il mestiere d’inviato è unico, del resto io arrivo quando tutti vanno via e ho sempre raccontato quello che vedevo”. La relatrice e autrice ha domandato a Pino Scaccia il nome della persona che aveva scattato la foto posta all’inizio del libro. “La fotografia mi è stata scattata da Enzo Baldoni il freelance sequestrato nel 2004 a Najaf in Iraq e poi ucciso. Baldoni diceva sempre di essere molto diverso da me e infatti lo era. Lui mi considerava un professionista scafato, lui invece era un dilettante molto curioso e purtroppo questa sua curiosità l’ha pagata con la vita…”. E i ricordi si susseguono. “Sono molto legato a questa foto. Mentre a Najaf infuriava la battaglia Enzo ed io ci sparavamo foto, lui le scattava a me e io le facevo a lui. Io purtroppo non ho mai visto le foto che mi ha scattato e mai potrò vederle naturalmente. Questa presente nel libro è stata scattata con la mia macchina fotografica. Ci trovavamo in una stradina di Najaf con una famiglia irachena. È l’ultimo ricordo di Enzo”.

Forse l’opinione pubblica distratta da molti avvenimenti non sa che ogni anno nel mondo in media muoiono 100 reporter. “In questo momento, e siamo a metà settembre, già sono morti 75 reporter” sottolinea Scaccia “muoiono perché hanno il brutto vizio di testimoniare come sta avvenendo ora in Messico dove i fotoreporter stanno documentando il narcotraffico, in Guatemala o in Sudan per esempio“. Il giornalista nel volume ricorda che ora sono in corso nel nostro pianeta ben 16 conflitti e che “ogni anno il prezzo che pagano i reporter è molto alto”. “I nuovi strumenti tecnologici sono molto utili, però attenzione, io sono molto cauto nei confronti del web, lì non c’è la verità assoluta, ce ne siamo accorti recentemente in Libia. Una guerra nata sul web più che sul campo. Il mestiere di giornalista non appartiene più a pochi eletti, infatti sono nate mille telecamerine. Le testimonianze sono utili è un lavoro che si fa sempre più al desk proprio perché ci si limita a mettere insieme le informazioni che arrivano dal web. È molto più difficile riuscire a capire quale sia la verità. È capitato anche a me in Iraq per esempio, dove le fonti erano diverse. Bisogna dunque sempre andare sul posto. È stato quello che ho voluto fare recentemente in Libia recandomi a Bengasi per seguire la prima settimana della rivolta. Questa in Libia non è una rivolta popolare, perché come abbiamo visto le rivolte popolari in Egitto e in Tunisia, si sono risolte in tre giorni. Gheddafi dopo sette mesi (17 febbraio la giornata della collera) non è stato ancora catturato. Evidentemente il rais ancora detiene una parte del potere. È una guerra finta, la solita guerra fatta per interesse ed è abbastanza evidente chi siano i protagonisti: Sarkozy e Cameron…”. Pino Scaccia ha inoltre ricordato che la guerra in Afghanistan dura da ormai 10 anni “i talebani hanno ancora il controllo del 70% del territorio. Gli americani qui hanno fallito e infatti Obama sta cercando in tutte le maniere di uscirne, magari inventandosi che Osama è morto…”.

Molte e variegate sono state le domande che gli spettatori hanno rivolto a Pino Scaccia, dall’importanza fondamentale dell’obiettività da parte di qualsiasi giornalista, alla passione per questo mestiere difficile ma ricco di soddisfazioni preferisco viaggiare senza scorta, mimetizzandomi, usando un basso profilo…”. Alle tante immagini quali “il bellissimo viso di una bambina afghana storpia”, il personaggio del bandito sardo Graziano Mesina “se avesse studiato chissà dove sarebbe arrivato mai, perché ha un grande cervello” passando per i dolorosi ricordi dei cadaveri dello tsunami di Sumatra del 26 dicembre 2004 che ha investito tutto l’Oceano Indiano. Mi è restato dentro il sorriso di un bambino… “.

Il giornalista ha catturato l’attenzione del vasto uditorio con le sue acute e lucide analisi politiche “Karzai il leader afghano non è stato scelto dal popolo ma dagli occupanti. Lui per primo teme di restare ucciso in un istante…”, con la sua profonda conoscenza delle popolazioni con le quali è venuto a contatto in tanti anni di onorata carriera “i 3000 morti delle Twin Towers meritano rispetto, ma restano ancora molti dubbi su cosa ci sia veramente dietro l’attentato“. È per questo motivo che il giornalista ama ripetere spesso questa frase che è diventata una sua regola di vita “non esiste la verità assoluta, esistono i fatti“. Proprio l’11 settembre 2001 Scaccia decise di aprire un blog che lui considera “lo specchio dell’anima” perché “per me è molto importante capire cosa pensa la gente dall’altra parte“. Infatti “il mio mestiere in televisione è di informare. Tutto quello che c’è dietro che rappresenta la parte più interessante è lo spazio dell’anima cioè quello che provo”. Nella prestigiosa sala dello Spazio Feltrinelli un caloroso applauso ha concluso il lungo intervento.

Dopo aver assistito alla presentazione di Certe guerre non finiscono mai capiamo perché il reporter ama paragonarsi al gabbiano della poesia di Vincenzo Cardarelli che “ama la gran quiete marina ma il suo destino è vivere balenando in burrasca”.

Alessandra Stoppini è nata a Roma il 14 Agosto 1964. Vive nella capitale dove si è laureata in Lettere indirizzo Storia Moderna con una tesi su Claudio Tolomei umanista senese del Cinquecento. Critica letteraria, da sempre appassionata di libri. Scrive racconti autobiografici e non, per hobby. Ha collaborato ad un notiziario online dove, tra le altre cose, ha curato la rubrica di libri da lei ideata. Redattrice per Il Recensore.com, quotidiano di cultura editoriale. Scrive per la rivista free press Ponte Milvio. Da settembre 2010 è curatrice della collana Le Bussole per Edizioni della Sera.

Pino Scaccia, è uno dei reporter storici del Tg1 Rai. Oltre a numerosi reportage in tutto il mondo (è stato il primo giornalista occidentale ad entrare nella centrale di Chernobyl dopo il disastro ed a scoprire per primo i resti di Che Guevara in Bolivia), si è occupato spesso di cronaca con particolare riferimento a mafia, terrorismo e sequestri di persona oltre a terremoti e disastri naturali. Ha vinto, fra gli altri, il premio cronista dell’anno per lo scoop su Farouk Kassam, il Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi per i racconti di guerra e il Premio giornalistico Città di Salerno (2005) di cui è anche presidente onorario. È molto attivo da anni sul web con il suo blog La Torre di Babele. Ha pubblicato sei libri: Armir, sulle tracce di un esercito perduto (1992), Sequestro di persona (2002), Kabul, la città che non c’è (2002), La Torre di Babele (2005), Lettere dal Don (2011) e Shabab – la rivolta in Libia vista da vicino (2011). Prima di passare all’attività di scrittore a tempo pieno è stato capo redattore dei servizi speciali per il Tg1 Rai fino al 17 maggio scorso.

Autore: Alessandra Stoppini
Titolo: Certe guerre non finiscono mai
Conversazione con Pino Scaccia
Editore: Edizioni della Sera
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 5 euro
Pagine: 62

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