“Lu campo di girasoli”: Longo e l’invenzione della lingua

Michele Lupo

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lucampo-girasoliRomanzo di intreccio agile, “Lu campo di girasoli, montaggio veloce e lieto fine, l’ultimo dello scrittore Andrej Longo, nativo di Ischia e al terzo libro con Adelphi. Lorenzo è figlio di uno scarpaio e suona la tammorra. Ama Caterina, riamato.

Ma fra i due piccoli eroi di mezzo c’è Rancio Fellone, l’antagonista, ricco figlio di papà, signorotto locale, incapricciato della ragazza.

Sembrerebbe una versione rimaneggiata all’osso di un libro che fa parte, piaccia o meno, del canone italiano. Qui però non siamo dalle parti del lago di Como, ma in un Sud quasi archetipico, arcaico ma non troppo, manieristico, sottratto più che alla sociologia eventuale (ci sono scooter, c’è l’euro, c’è la disoccupazione e non è un secolo fa) alla tragedia di quei luoghi. Pare evidente piuttosto certo gusto della casa editrice milanese per la reinvenzione folk, seppure declinata come in questo caso in una lingua a uso e consumo di una specie di mitologia minore, tascabile. La maestria della confezione editoriale non trascura ingredienti locali ma fin troppo battuti dall’editoria nazionale di questi anni (pizzica, vino del sud, in questo caso Primitivo, feste di paese).

In un contesto siffatto, i due giovani per superare le avversità dovranno rimettersi all’azione salvifica di Dummenico, operaio disoccupato, e del Professore, comunista perplesso, artefici di una rapina al banco lotto con una pistola giocattolo. Le storie dei secondi si intrecciano con le vicende dei primi. Se il racconto, nel senso della trama, è costruito con disinvolta agilità, salta agli occhi da subito, alle prime righe, l’evidenza di un’operazione giocata principalmente sulla lingua. Una lingua che non è napoletano, non è salentino, non è siciliano ma tutte le contiene assieme ad altre.

Una lingua inventata anche se nei suoi tratti cellulari spesso riconoscibile. Andrei Longo, si spinge al punto di tracciare la topografia di un repertorio lessicale di cui si riesce a individuare le matrici geografiche locali, ma che viene poi rivista in un impasto composito tanto più  letterario quanto più il contenuto della storia si presenti basso, “popolare” fino all’improbabilità, vista la ripresa del motivo manzoniano dei due giovani poveri cristi “ostacolati” dal Rodrigo di turno. Difatti, non basta l’apporto dato alla storia dalle vicende di due operai disoccupati per sottrarla alla sua figurazione favolistica, di un tempo senza tempo in cui il male e il bene si scontrano con una immediata riconoscibilità dei ruoli.

Longo sostiene di averla sognata questa lingua, ma abbiamo il sospetto che sul suo sonno vegliassero i sagaci redattori della casa editrice milanese, bravissimi a interpretare e trascrivere le avventure oniriche del loro autore.

Autore: Andrej Longo
Titolo: Lu campo di girasoli
Editore: Adelphi
Anno di pubblicazione: 2011
Pagine: 186
Prezzo: 16 euro

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Michele Lupo

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