Odio gli indifferenti

Francesco Bove

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odio-gli-indifferentiOdio gli indifferenti” (Chiarelettere, 2011) è una silloge di articoli di Antonio Gramsci scritti tra il 1916 e il 1918. Non è banale osservare che, solamente in questi ultimi anni, è tornato in auge con forza il pensiero gramsciano, pur essendo comunque sempre ben presente nella mente di molti italiani.

Questo è dovuto al fatto che Gramsci guarda ad un popolo italiano sostanzialmente immutato nel corso degli anni. L’Italia di oggi non è molto diversa da quella di allora, si sono affermati mass media pericolosi come la televisione ma l’indifferenza è la stessa e ha permesso a politici dalla moralità dubbia di divenire leader storici.

Ancora una volta Gramsci viene in nostro aiuto, soprattutto si rivolge alle nuove generazioni, al futuro della nostra società. Chiarelettere con la collana “instant book” offre la possibilità di avvicinarsi ad uno dei più grandi intellettuali del novecento italiano, ancora attuale.

Il pensiero gramsciano è più che mai, nell’Italia di oggi, necessario, e racconta ancora, a distanza di anni, un aspetto diverso del nostro essere italiano. Solo le idee di un attento osservatore dei costumi e della morale politica come Gramsci, o Pasolini, avrebbero potuto resistere alle intemperie della storia senza sgretolarsi o rovinarsi. Questo libretto contiene dentro tutto ciò che ci serve per aprire la mente e ragionare su quel che ci sta accadendo, a partire dal celebre “Odio gli indifferenti”, ripreso ultimamente da Carofiglio.

E quella frase, posta all’inizio dell’articolo, una sorta di sprono, un invito ad andare avanti senza cedere il passo all’ignavia: “Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Parole universali, che varranno sempre. L’articolo è dell’undici febbraio 1917, Caporetto non significa ancora sconfitta ma l’Italia è nel pieno della guerra.

È sempre del 1917 un articolo intitolato “I professionisti della guerra” [il canto delle sirene] dove Gramsci ribadisce che non basta semplicemente l’avversione alla guerra in generale ma occorre un’opera di controllo “assidua sulle forze perverse che tendono a iniziare le guerre, a gettare i germi di guerre future” perché “i seminatori di panico sono sempre esistiti” e “sono sempre esistiti i professionisti della guerra”.

Tanti sono gli spunti di riflessione che questo piccolo grande libro regala, ciò è dovuto al potere della parola che va oltre i confini temporali, rivolgendosi all’uomo che deve essere spronato. Il pensiero gramsciano, però, non ha nemmeno confini spaziali, la Storia è sempre storia dei popoli e, nonostante i continui riferimenti ad un contesto politico ben preciso, le sue parole hanno e avranno sempre una valenza universale.

Antonio Gramsci , studioso e uomo politico, iscritto al PSI nel 1913, nel gennaio del 1921 è uno dei fondatori del Partito comunista e ne diventa segretario nel 1924. Eletto al Parlamento nell’aprile di quell’anno, è arrestato nel novembre 1926, in concomitanza con la messa fuori legge di tutti i partiti d’opposizione da parte del regime fascista. Condannato dal Tribunale speciale a venti anni di detenzione. La sua riflessione di quegli anni è raccolta nei Quaderni dal carcere. Muore ancora nella condizione di prigioniero dopo una lunga malattia testimoniata nella raccolta delle Lettere dal carcere.

Autore: Antonio Gramsci
Titolo: Odio gli indifferenti
Editore: Chiarelettere
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 7 euro
Pagine: 112

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Francesco Bove

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