Héléna: il bacio della Vedova

Michele Lupo

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ilbacio-dellavedovaL’editore cagliaritano Aìsara prosegue nella meritoria operazione di pubblicare i romanzi di André Héléna, che molti ritengono il padre del noir francese. L’ultimo libro s’intitola “Il bacio della Vedova“, espressione che durante la Rivoluzione Francese significava finire sotto la mannaia della ghigliottina.

Ora, non leggiamo i romanzi di Héléna aspettandoci una bella frase, una bella metafora, qualcosa che assomigli al bello stile meno che meno (e meno male) anche se rinunceremmo alla lettura di qualche immagine banale che distoglie l’attenzione dalla storia e dalla caratterizzazione dei personaggi. Personaggi che sono, assieme a una certa facilità nel creare il clima giusto, l’atmosfera e la sostanza sociale del racconto, i motivi pregnanti dei romanzi di André Héléna. La costruzione e il montaggio nelle sue storie sono semplici e insieme efficaci, in questo caso magistrale, così come lo è il ritmo.

Il bacio della Vedova nonostante il titolo è una storia ambientata negli anni ’40 del Novecento, e descrive la sfigata parabola (i personaggi di Héléna non hanno mai vita facile, altrimenti che noir sarebbero i suoi?) di Maxence, un povero diavolo che se la sfanga come può, delinquente di piccolo cabotaggio, di quelli destinati a perdere sempre, che, innamoratosi della figlia di un negoziante italiano emigrato in Francia s’illude di poter cambiare il percorso tragico che il fato sembra aver tracciato per lui. E difatti non vi riesce, secondo un dettame non sai se più sociologico o filosofico (Héléna si limita a raccontare, non ha pretese esegetiche) che ricorda i dannati verghiani tradotti nella Parigi inquieta di Pigalle e Belleville.

Uguale risulta l’inutile sforzo di personaggi mal segnati dalla storia o da un cattivo carattere di sollevarsi dal loro destino: non ce la faranno mai – e in fondo, a noi lettori moderni e smaliziati piace così. Noir ma anche humour noir, in Héléna, seppure a denti stretti, nascosto nel sentimentale cinismo con cui l’autore lascia quasi senza parere vagabondare i suoi poveri cristi nelle strade laterali della vita (e della città abbiente solo per vie traverse), fra sparatorie e trappole di sbirri e criminali narrati con la scioltezza di un buon film americano di genere. Però nello schema che il racconto ripete facendo incrociare i personaggi fra loro in un bel meccanismo a incastro (commercianti immigrati dall’Italia pavidi ma carogne, evasi troppo fiduciosi nelle loro possibilità, sbirri rassegnati a fare il lavoro sporco, donne ambigue quanto basta) sembra insinuarsi un di più di disincanto “filosofico”: tutti s’infilano nel vicolo cieco di un’illusione, quella di “ricominciare”, e uscirne alla grande.

Non accade – e il bello in tutto questo, è che l’autore, standosene rispettosamente in disparte, non manca di farti divertire. Di farti venir la voglia di vedere come va a finire.

André Héléna (Narbonne 1919 – Leucate 1972) è considerato uno dei massimi rappresentanti del noir francese. Nel 1948, durante una reclusione in carcere, scrive il suo primo romanzo Gli sbirri hanno sempre ragione (Aìsara 2009). Comincia così la sua sterminata produzione letteraria, spesso associata a quella dei contemporanei Léo Malet e Jean Amila per l’efficacia nel rappresentare gli anni dell’occupazione tedesca. Per i suoi “vinti” ricchi di fascino e i suoi dialoghi brillanti viene invece paragonato a David Goodis. Tra i noir, Il gusto del sangue (Aìsara 2008), e I clienti del Central Hôtel (Aìsara 2009) gli valsero i maggiori riconoscimenti. Dimenticato dai contemporanei, viene ora ripubblicato anche in Francia e celebrato come “Le Prince noir”.

Autore: André Héléna
Titolo: Il bacio della Vedova
Editore: Aìsara
Anno di pubblicazione: 2011
Traduzione Barbara Anzivino
Pagine 173
Prezzo: 16 euro

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Michele Lupo

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