Una moglie a Parigi

una_moglie_a_parigiPenso sempre a Roma, ma che ne diresti di venirci con me… come mia moglie?”. In “Una moglie a Parigi” di Paula McLain (Neri Pozza 2011) traduzione di Simona Fefè, un giovane ma già determinato Ernest Hemingway tramite lettera chiedeva la mano di Elisabeth Hadley Richardson.


In questo appassionante romanzo viene descritta la forte personalità di uno dei maggiori scrittori del XX secolo descritta dalla prima delle sue quattro mogli. La scrittrice californiana per delineare i particolari dei protagonisti del volume “con la massima accuratezza possibile” si è documentata presso archivi storici come la Hemingway Collection alla John F. Kennedy Memorial Library di Boston, ha letto i manoscritti originali e i romanzi dello scrittore. Inoltre l’autrice ha consultato testi quali Hadley di Gioia Diliberto e Zelda di Nancy Mitford e ha ripercorso la corrispondenza tra Hadley e Ernest. Tutto questo lavoro preparatorio è stato fondamentale non solo per “scavare a fondo nei tracciati emotivi dei personaggi” ma anche per “gettare una luce diversa sui fatti accaduti” come la stessa Paula McLain ha scritto nelle note finali del volume.

Quando Hadley incontrò per la prima volta Ernest a casa di amici comuni era l’ottobre del 1920 a Chicago dove ovunque “impazza il jazz”. Hadley la quale amava suonare Rachmaninov e portava i capelli raccolti proveniva da St. Louis nel Missouri da una famiglia perbene dalle “abitudini vittoriane”. Ernest era rimasto segnato dalla dura esperienza bellica vissuta in Italia durante la I Guerra Mondiale, esperienza che avrebbe riportato anni dopo nel romanzo Addio alle armi. Hadley e Ernest “un pezzo d’uomo alto e snello con un sacco di capelli scurissimi…” fin da subito furono attratti l’uno dall’altra, lei sedotta dalla energia e forza del futuro scrittore, lui colpito dalla tranquilla grazia di questa ventottenne di provincia. “Ti andrebbe di leggere qualcosa di mio? Non è ancora un racconto, giusto un abbozzo”.

The Paris Whife è la storia di una donna innamorata paziente e generosa che visse un periodo accanto a un uomo geniale. “L’influenza di Hadley sulla carriera del marito fu fondamentale perché gli ha trasmesso fiducia nelle proprie forze. A Parigi pensava a tutto lei, sia dal punto di vista economico che emotivo, e questa sicurezza lo ha reso libero di scrivere. Solo con lei Hemingway ha saputo vincere la solitudine” ha dichiarato l’autrice in una recente intervista. L’8 dicembre 1921 con una serie di lettere di presentazione dello scrittore Sherwood Anderson per Ernest “se vuoi lavorare sul serio, Parigi è la città giusta. I veri scrittori sono tutti lì…” indirizzate “a diversi espatriati illustri che Anderson aveva incontrato di recente e con i quali aveva stretto amicizia” gli sposi salparono per l’Europa sulla Leopoldina.

Il primo appartamento dei coniugi Hemingway si trovava al 74 di rue Cardinal Lemoine nel V Arrondissement “due stanze di forma strana al terzo piano di un edificio di fianco a una sala da ballo”. Nel quartiere popolato da lavoratori parigini le giornate si susseguivano sempre uguali sia all’inizio della brutta stagione sia nelle prime tiepide mattinate primaverili. Ernest andava in cerca d’ispirazione assaporando un buon caffè in un bar in Place Sain Michel o vagando nei meandri del Jardin du Luxembourg, Hadley si occupava della casa. Quando lo scrittore “anelava un contatto” frequentava il Musée du Luxembourg ammirando i dipinti di Cézanne e Monet “convinto che loro avessero già fatto quel che lui cercava di realizzare, cioè distillare luoghi, persone e oggetti fino a far emergere le loro qualità essenziali”. Nella libreria Shakespeare and Company di Sylvia Beach situata sulla rive gauche al 12 di rue de l’Odéon Ernest si faceva prestare volumi di Ovidio, Omero, Catullo, Dante, Flaubert e Stendhal. Letture consigliate da Ezra Pound il quale a Parigi “godeva di una reputazione notevole come poeta e critico, artefice in parte della rivoluzione dell’arte moderna”. Pound insieme a Gertrude Stein, Francis Scott Fitzgerald, Sherwood Anderson, Waldo Peirce e John Dos Passos faceva parte di quella Generazione Perduta (Lost Generation) composta da celebri scrittori americani che avevano scelto di vivere a Parigi e in Europa dopo la fine della Grande Guerra. (1)

In una Parigi nella quale per le strade ancora non si cantava La vie en rose ma che era già Ville Lumière Hadley e Hem incontrarono il mondo diventando adulti. Nei sei anni parigini Hemingway corrispondente – inviato speciale del Toronto Star compì la propria educazione letteraria diventando grande scrittore con il suo stile asciutto, preciso battendo a macchina i suoi libri sulla macchina per scrivere Corona. A Parigi insieme a Hadley Hemingway avrebbe gettato le basi di tutta quella produzione letteraria che gli avrebbe fatto vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1954. ”Con te al fianco posso fare qualsiasi cosa, anche scrivere un libro”. Hadley lo avrebbe sostenuto sempre soprattutto nei momenti di crisi e sconforto “aveva bisogno di me per sentirsi sicuro e spalleggiato… ma gli piaceva anche sparire nel suo lavoro, lontano da me, per tornare solo quando ne aveva voglia”. Quando lo scrittore si sentirà sicuro di sé stesso dopo i primi successi abbandonerà Hadley e il figlio Bumby al loro destino per le verdi colline di Pauline Pfeiffer redattrice di moda di Vogueavvolta in un bel cappotto di scoiattolo”. Ma Hadley non sarà dimenticata considerato che tutte le donne che Hemingway narrerà nei suoi romanzi avranno un po’ della personalità della prima moglie. Per comprendere lo spirito di questo bellissimo e struggente romanzo consigliamo al lettore di tenere accanto a sé proprio come faceva Hemingway con il suo taccuino mentre girava per le vie di Parigi Festa Mobile diario postumo e libro d’addio, omaggio a Hadley e all’atmosfera parigina degli anni Venti. “Ma questa era la Parigi dei bei tempi andati, quando eravamo molto poveri e molto felici”. (2)

  1. Nel capitolo Une génération perdue di Festa mobile Hemingway riporta la frase coniata da Gertrude Stein nel suo appartamento a Montparnasse “Ecco cosa siete. Ecco che cosa siete, voialtri. Tutti voi giovani che avete fatto la guerra. Siete una generazione perduta”. A sua volta la scrittrice l’aveva ripresa dal patron del garage parigino nel quale la Stein custodiva la sua vecchia Ford modello T. In Festa Mobile Hemingway scrive “Qualche tempo dopo quando scrissi il mio primo romanzo cercai di raffrontare la citazione del garagista fatta dalla signorina Stein con un’altra tratta dall’Ecclesiaste”. Il termine generazione perduta fu poi reso famoso nell’epigrafe del romanzo di Hermingway Fiesta (Il sole sorgerà ancora).

  2. Il titolo dell’ultima opera incompiuta di Hemingway A Moveable Fest pubblicata dalla moglie Mary nel 1964 fu suggerita dal suo amico Hotchner al quale lo scrittore aveva detto nel 1950 e come appare sul frontespizio del libro “Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile”.

Paula McLain è nata a Fresno in California nel 1965. Nel 1996 riceve dall’Università del Michigan il premio MFA per la poesia. La sua prima raccolta poetica Less of Her viene pubblicata nel 1999. Nel 2003 appare il suo libro di memorie Like Family: Growing Up In Other People’s Houses e nel 2005 la sua seconda raccolta di poesie Stumble Gorgeous. Attualmente insegna presso il New England College e la John Carroll University e vive a Cleveland.

Autore: Paula McLain
Titolo: Una moglie a Parigi
Editore: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 17 euro
Pagine: 366