“Le figlie perdute della Cina” e i cuori infranti di Xinran

Alessandra Stoppini

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le-figlie-perdute-dellacinaNell’intro a “Le figlie perdute della Cina “(Longanesi), la scrittrice Xinran precisa che “in questo libro si leggeranno storie tragiche su quello che un tempo accadeva alle bambine abbandonate e su quello che oggi continua ad accadere”.

Dopo il bestseller La metà dimenticata, nel quale l’autrice dopo secoli di silenzio restituiva voce alle donne cinesi “che mi avevano raccontato le loro vicende quando ero conduttrice alla radio”, con l’ultimo volume pubblicato Xinran spiega cosa significa nascere donna in uno dei paesi dell’Asia Orientale più popolati al mondo. Perché la Cina ha tante bambine orfane?” Il volume che l’autrice ha dedicato a tutte quelle bambine cinesi adottate e a The Mothers’ Bridge of Love charity, da lei stessa fondata per aiutare l’infanzia cinese che si trova in condizioni di disagio, nasce da questa domanda. Mentre gli occidentali credono che la causa sia da riferirsi alla politica del figlio unico introdotta in Cina nel 1979 per contenere l’incremento demografico, l’autrice ritiene invece che siano tre i motivi principali: “abbandono delle neonate, attestato nelle culture agricole dell’Oriente fin dall’antichità; l’ignoranza in materia sessuale, tuttora diffusa, combinata con il boom economico; la politica del figlio unico”. Un altro fattore fondamentale è l’atavico sistema di distribuzione della terra ancora praticato in Cina, che assegna i campi in base al numero dei membri della famiglia, sistema che inesorabilmente discrimina le donne tanto da far diventare tutto ciò “una legge inalterabile”.

Message from an Unknown Chinese Mother è un libro – testimonianza, racconto della vera storia di dieci donne simbolo di milioni di donne cinesi che hanno dovuto rinunciare alle figlie colpevoli di essere nate femmine, per questo strappate dai cuori delle loro madri e perse per sempre, sistemate in ventisette paesi stranieri. Donne dai cuori infranti, pieni di un vuoto incolmabile perché da una parte in Oriente vi sono madri che hanno perduto le loro bambine e dall’altra parte in Occidente si trovano le famiglie adottive e le figlie. Hai mai sistemato una bambina?”. Con questa frase una povera contadina di circa trent’anni con tre bambini accanto di una regione poverissima “lungo il tratto mediano del Fiume Giallo” si rivolse a Xinran. Sistemare una bambina significa sbarazzarsene alla nascita… storie vere, laceranti anche se i nomi delle persone e dei luoghi menzionati nel volume sono stati modificati per tutelare la privacy delle donne protagoniste. Donne come Waiter colei che attende dal verbo inglese to wait, aspettare, che ha scelto di farsi chiamare così da quando ha dovuto abbandonare in un orfanotrofio sua figlia Mei. Waiter resta testardamente in attesa di un futuro che non arriverà mai consapevole del fatto che non sarà mai in grado di rivedere sua figlia. Non passa giorno che non pensi a lei”. Un’altra storia, un’altra voce Non ho mai saputo chi ero. Il mio nome fu scelto dall’orfanotrofio della missione. Maria la Rossa si racconta… “le donne della missione dicevano che provenivo da una famiglia ricca… ero avvolta in uno scialle di broccato… ”.

Gendercide (N.d.R.: Femminicidio), cos’è successo a undici milioni di bambine?” Questo è stato l’allarmante titolo del magazine The Economist che ha dedicato la copertina al libro di Xinran quando è uscito in Inghilterra, memoria e messaggio rivolto a tutte le bambine cinesi che sono state adottate e portate a vivere fuori dalla loro terra natale. Quelle bambine cresciute lontano erano davvero ancora figlie della Cina? Sì, è la risposta di Xinran perché come “dicevano gli antichi; quando le arance del Sud vengono trapiantate al Nord, continuano a essere arance, anche se hanno un sapore diverso”.

Sfogliando le pagine del volume, il pensiero va alla frase di Tiziano Terzani che si trova accanto alle sue foto in bianco e nero sulla Cina nella mostra romana a Palazzo Incontro Clic 30 anni d’Asia curata dal figlio Folco “La Cina è stata la grande avventura, il più grande esperimento di ingegneria sociale che l’umanità avesse mai tentato. La ricerca di una società più giusta e più umana. Ma mi fu subito chiaro che la realtà era meno affascinante dei sogni”.

Xinran è nata a Pechino e dal 1997 vive a Londra. Ha pubblicato numerosi libri tra cui La metà dimenticata (Sperling & Kupfer 2002).

Autore: Xinran
Titolo: Le figlie perdute della Cina
Editore: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 17,60 euro
Pagine: 243

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Alessandra Stoppini

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