Non esistiamo se non nelle cose. Sembra quasi che siano il nostro riflesso, prodotti dove annullarci, perderci. Tutto ciò potrebbe appartenere al semplice ambito della contingenza, alla perdita di mondo ma potrebbe essere anche il risultato della globalizzazione, di un’umanità trasformata, frastornata, vittima dei consumi e della pubblicità. Perec ne “Le cose” (Einaudi, 2011), romanzo d’esordio, racconta una coppia di giovani vittima del consumismo. Lo scrittore non li giudica, non li condanna, quasi li guarda con tenerezza.
Li presenta al lettore attraverso un’enumerazione di cose, oggetti che hanno inghiottito il loro immaginario, la descrizione di un mondo attuale e presente affrancandosi dai canoni classici della narrativa.
Il consumismo di Perec è già profondamente diverso da quello attuale, è un lusso del dopoguerra, una volontà di accumulazione di oggetti-macerie, un mezzo per fermare il tempo storico in un istante preciso, l’alienazione e, al tempo stesso, l’urgenza di essere attuali, contemporanei.
Si entra nel romanzo tramite un elenco di cose che si troverebbero nell’appartamento dei sogni della giovane coppia, un inventario quasi nauseante che dipinge un’atmosfera sospesa e atemporale.
Come ricorda anche Bauman in “Modernità liquida”, il consumo è la priorità di ogni individuo e ha senso solo come forma di appagamento personale. In Perec, i due ragazzi vogliono apparire, appartenere e legarsi ad una Parigi che ha superato la triste condizione della mancanza, causata dalla guerra, e si è ripopolata, nei primi anni ‘60, di oggetti che hanno stimolato l’attitudine edonistica del consumatore e una propensione all’accumulo. Infatti la giovane coppia de “Le Cose” , oltre all’appartenenza di status, ha una pressante voglia di affastellare utensili, libri e, addirittura, immagini pronte all’uso, che possano essere nell’immediato fruibili.
Loro vogliono diventare ricchissimi senza lavorare – una prospettiva comune a molti – sperando, magari, in un’eredità insperata, ma la loro è una disposizione tipicamente occidentale, sono figli del loro tempo, di un meccanismo economico che non crea ricchezza ma solo esigenze.
Questa edizione Einaudi, corredata di un’ottima prefazione di Andrea Canobbio che lega doverosamente i “Miti d’oggi” di Barthes e Flaubert a Perec, può essere un buon punto di partenza per affrontare l’opera dello scrittore francese prematuramente scomparso ma anche per riflettere sulle sorti della società contemporanea.
Georges Perec è un sociologo di formazione, documentalista presso il Centre National de la Recherche Scientifique (il CNR francese) poi saggista, enigmista, sceneggiatore. Tra i suoi romanzi sono da ricordare il capolavoro “La vita : istruzioni per l’uso” (Rizzoli), “La bottega oscura” (Quodlibet), “W. o il ricordo dell’infanzia” (Rizzoli).
Autore: Georges Perec
Titolo: Le Cose
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione : 2011
Prezzo: 17.50 euro
Pagine: 168
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