Tengo famiglia. L’Italia dei parenti

Stefano Giovinazzo

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tengo-famiglia«E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Così recita l’art. 3 della Costituzione italiana ma leggendo il libro di Carlo Puca “Tengo famiglia” (Aliberti editori, 2010 – collana Yahoopolis) crollano un po’ di certezze. Di diritti e di doveri.
Le rivoluzioni non si possono fare“. Un messaggio di resa? No, una semplice constatazione, quella di Pietrangelo Buttafuoco nella prefazione al volume di Puca (“una sorta di enciclopedia del c’era questo e c’era quello“). Un’amara certezza che vede nella parentopoli tipicamente all’italiana, un modo di fare, di costruire, di eleggere, di candidare, di consolidare. Di lavorare. E quindi il motto di Leo Longanesi “Ho famiglia“, da mettere al centro bandiera tricolore, interpreta anche un modo di pensare, non solo di agire.

La famiglia, innanzitutto
. In Italia, afferma Buttafuoco, “il parente, serpente, è il più potente collante di relazioni inconfessabili giusto perché sfacciate“. Ecco allora il libro del giornalista napoletano che da subito si rivela ai lettori: :Quelle che tento di raccontare sono soltanto storie vere, col gusto dello sfottimento e della provocazione, a tutti i livelli di potere“. Un tentativo semi serio riuscito perfettamente a Puca che in poco più di 200 pagine inquadra il fenomeno nostrano, in un alternarsi di personaggi che descrivono il fenomeno.

Dalla politica al giornalismo, dalla sfera pubblica a quella privata, l’arte di collocare professionalmente il parente è ormai un vizio del Belpaese, che mina pericolosamente non solo l’accesso alle professioni ma la tanto sognata meritocrazia. La protezione del parente sembra quasi la continuità necessaria ad assicurare il lavoro, di famiglia in famiglia: una casta anche questa non vicina all’essere abbattuta. Anzi, pericolosamente in crescita.

Davanti a questo scenario che inquieta i più giovani, consolida i pensieri degli adulti, esiste una via di fuga? Lo sdegno, inteso nel senso vero del termine. Non la rinuncia. Il libro di Puca mostra, in maniera ironica ma moralmente critica, e denuncia soprusi e nefandezze sull’Italia delle Parentopoli. Senza pietà alcuna.

Carlo Puca, napoletano di Sant’Antimo, classe 1970. Nel 1995 lo assume la Rai dopo che si è infiltrato con una telecamera nascosta a un incontro clandestino tra cani organizzato dalla camorra. Nel 2003 è nel gruppo che fonda il quotidiano «Il Riformista», quando inciampa in uno scoop: anticipa e svela la bufala di Igor Marini su Telekom Serbia. Dal novembre 2006 è al settimanale «Panorama». Nel luglio 2008 una sua inchiesta su Pompei ha portato il governo a commissariare gli scavi.

Autore: Carlo Puca
Titolo: Tengo famiglia
Editore: Aliberti
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 15
Pagine: 224

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Stefano Giovinazzo

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